domenica 26 febbraio 2023

Tenore ALESSANDRO MOCCIA

Alessandro Moccia nasce a Foggia il 15 aprile 1987.

E’ un tenore italiano.

____________________________________________________________________________________

 

Si riporta l’ Intervista al tenore Alessandro Moccia – di Loredana Atzei
2022-05-06 02:25

.

L.: Alessandro Moccia è un giovane tenore di 35 anni dalla voce importante, ampia e con un bello squillo.

Da giovane, frequenta il Liceo Artistico.
A 17 anni, affascinato dal Violino, si iscrive all’ “Accademia Musicale Riminese” e, per dieci mesi, si dedica totalmente a questo strumento.
Ma, quando scopre che esiste anche una scuola di Canto, prende il coraggio a due mani e chiede di essere ascoltato. Giusto?

A.: Esatto.
Non è stato facile per me perché ho sempre avuto, sin da bambino, una forma di riservatezza, quasi di timidezza.
Anche quando sperimentavo, dai 12 ai 15 anni, lo facevo serrando tutte le porte e le finestre perché non volevo che mi sentissero.
Era un qualcosa di mio che non volevo condividere.
Poi, crescendo, ho cominciato a cantare per gli amici.
Diciamo che ero consapevole di avere questa dote naturale ma non pensavo di usarla.
Fino a quando, mentre studiavo Musica, nell’Aula di Violino, ho sentito che arrivavano dei vocalizzi e ho capito che li c’era qualcuno che insegnava Canto.
Il giorno dopo, senza dire niente a nessuno, sono andato e ho chiesto di farmi sentire dal Maestro di Canto per capire che voce avevo.

E’ stato così che ho conosciuto la mia insegnante, il soprano Angelica Battaglia e benedico ogni giorno per quello che mi ha dato.
E’ un insegnante molto attenta che mi ha dato delle basi tecniche molto ferree.
Quel giorno mi ha ascoltato, mi ha fatto fare dei vocalizzi e mi ha detto che avevo delle potenzialità, ma che avrei dovuto studiare.
E’ stato così che tutto è cominciato.

Ho iniziato a studiare con lei e, poi, quando ha cambiato residenza, ho avuto altri Maestri che, però, non sono riusciti a darmi ciò che mi serviva.
Quindi da solo ho perseverato negli studi.
Ho, poi, trovato il mio Maestro attuale, il tenore Paolo Barbacini, con il quale ho intrapreso una ginnastica e delle sane lezioni volte ad affinare lo strumento vocale.
Lo stimo tantissimo come uomo come artista e come didatta e lo ringrazio per ciò che mi sta dando.

L.: Come è arrivato, il Mondo della Lirica, nella tua vita?

A.: Devo ringraziare i miei genitori per questo.
Mia madre era una casalinga ma anche una bravissima sarta.
Suo padre, Alfredo, era un cantante melodico, alla Sergio Bruni per intenderci, ed era anche l’uomo di fiducia del Cinema “Cicolella” e del Teatro “Giordano” di Foggia: quindi, ha conosciuto i più grandi artisti che sono passati per la Puglia in tournée.
Mia madre andava a cucire gli abiti degli attori dell’epoca.
Era un lavoro artigianale.
E, poi, c’erano mio padre (operaio, ma anche grande appassionato di Lirica), e mio nonno Raffaele (che aveva una bella voce da tenore).
Cantava le romanze della “Tosca” mentre lavorava come imbianchino-decoratore.
Per me erano due titani e, evidentemente, la Lirica è nel “DNA” della mia famiglia.

Quindi, io ho sempre respirato in casa quest’aria di Teatro e Musica.
Ci sono racconti di mia madre che dice che sin da piccolo ero un bambino molto timido ma avevo anche un lato estroverso e creativo molto forte.
Ad esempio racconta che un giorno le ho chiesto un pezzo di stoffa e ho finto che fosse un mantello e di fronte ad uno specchio mi sono esibito cantando delle romanze.
Avrò avuto 5 o 6 anni.

Poi, nel crescere, ho maturato la mia coscienza musicale ascoltando tanti artisti.

Ho frequentato l’Istituto d’Arte, per cui il lato artistico e teatrale è sempre stato in me una costante, un faro che mi ha sempre abbagliato in senso buono.
Poi, ho cominciato a studiare Canto.

L.: E’ stato subito chiaro che la tua vocalità era tenorile?

A.: Si, su questo non ci sono mai stati dubbi.
L’ho manifestato sin dal principio.
Inoltre la mia insegnante ci vide molto bene sul mio futuro, facendomi dei piccoli pronostici, su quello che poteva essere un percorso mio vocale anche se, a 17 anni, non potevo certo avere la voce che ho adesso.
Molti sentono che la mia vocalità è importante e pensano che io abbia iniziato con l’”Otello” o con “Pagliacci”.
Ma, ovviamente, non è così. Tuttora io, con parsimonia e con molto rispetto, mi avvicino a romanze o ruoli di questo genere.

Invece, con sorpresa di tanti, ho iniziato studiando Rossini, Bellini, Donizetti, addirittura Mozart.
Quindi, fondamentalmente, vengo da uno studio belcantistico.
Ho studiato tutto il metodo Vaccaj, ma soprattutto devo dire che quello che più mi è servito è stata sicuramente la grande scuola del fiato.
E in questo senso il Belcanto aiuta, non solo come repertorio ma proprio per avere le basi che consentono di usare bene la voce nel tempo, quando questa subisce dei cambiamenti.
Perché la voce è uno strumento in continua evoluzione.
Un cambiamento che è sia fisico che psicologico. Perché cambia il nostro corpo, ma si cambia anche interiormente: ci si accresce culturalmente, artisticamente ed umanamente.

Quindi, il Canto è una disciplina che richiede di essere esercitata ogni giorno con lo studio costante.

L.: Cosa significa per te fare Arte nell’Opera?

A.: Io ho fatto anche Teatro di Prosa.
Amo molto Pirandello, Edoardo de Filippo, Carmelo Bene.
E, come dice proprio quest’ultimo, non basta fare arte, bisogna andare al di là dell’arte. Perché, se ci fermiamo al discorso di rappresentazione, perdiamo la magia.
E anche nella Lirica bisogna andare oltre la semplice esecuzione di un brano. Dare un qualcosa di più in modo spontaneo.
Non deve essere un’esecuzione ordinaria, ma bisogna andare oltre questo, altrimenti non è arte.

Ecco perché molti cantanti del passato dicevano:
“Attenzione a cantare in maniera ripetitiva e continua, senza fermarsi, perché ci vuole il riposo”.
Ma un riposo che sia non solo fisico ma anche psicologico, perché la mente si deve ricaricare di tutto quello che si esprime, in senso buono, nelle recite precedenti.
Almeno questo è il mio metodo. Mi fermo per elaborare e sedimentare il personaggio in modo da farlo mio.

L.: Hai parlato di cantanti del passato. Quali sono i tuoi riferimenti?

A.: Non ho mai negato e mai negherò di avere come riferimento Mario Del Monaco; ma non è il mio unico riferimento.
Sin da bambino le voci che ho ascoltato sono state le voci di Gigli, di Lauri Volpi, di Schipa e poi quelle di Masini e di Merli.
Mio padre aveva i dischi di questi tenori e non è che li lasciasse prendere la polvere: lui li ascoltava tutte le Domeniche.

E, quindi, io ascoltavo queste voci e cantavo. Ad esempio andando dietro la voce di Gigli facevo il falsettone (avevo 12 anni).

Queste sono le voci che ascoltavo inizialmente; poi, verso i 15 anni, ho scoperto le voci di Del Monaco, Corelli e Di Stefano.
E, ovviamente, sono rimasto affascinato da questi tre monumentali e modernissimi artisti dalle voci elettrizzanti.

Questo, ovviamente, non significa che io abbia studiato sui dischi: quello è stato solo il modo in cui ho scoperto l’Opera.

Io ho costruito la mia tecnica in 5 anni all’Accademia, con un’Insegnante di canto diplomata in Conservatorio che, a sua volta, ha studiato con Bergonzi.
Ho un diploma di Solfeggio, conosco la Musica e ho davvero studiato tanto.

L.: Cosa rappresenta per te Mario Del Monaco?

A.: Del Monaco ha da subito esercitato su di me un fascino particolare.
Ma questo non significa che non apprezzi o non ascolti tutti gli altri: a me piacciono tutti i cantanti del passato, ma quel colore mi ha portato totalmente in un altro mondo.

Del Monaco lo ascoltavo e cercavo di imitarne l’emissione.
Imitare l’emissione di un cantante è un qualcosa che, secondo me, hanno fatto tutti perché è naturale: tutti i grandi hanno avuto un faro, un riferimento.

Noi dobbiamo tutto a questi grandi perché, se non ci fossero stati questi riferimenti, non avremmo avuto storia.
Ci hanno tramandato molto e noi ne dobbiamo fare tesoro e portare avanti il loro discorso.

L.: Tua moglie è il mezzosoprano Francesca Sassu. Come vi siete conosciuti?

A.: Grazie alla Musica, quando è venuta ad insegnare all’Accademia dove io studiavo.
Avevo portato dei brani di repertorio belcantista.
Ma lei, pur dicendo che erano stati eseguiti bene, mi aveva fatto notare che la voce era maturata e che si stava spostando verso un repertorio più lirico.
Ed è stato quindi grazie a lei che ho cominciato a studiare “Luisa Miller”, ad esempio.

Ho cominciato a scoprire cos’era cantare Verdi, cos’era cantare Puccini … Addirittura io, al Verismo, neanche ci pensavo.
Anche ora, per quanto io abbia una predilezione per questo repertorio, perché lo adoro e lo sento congeniale alla mia voce, mi ci avvicino con molta cautela.

L.: Francesca Sassu è la figlia del grande baritono sardo Salvatore Sassu. Hai avuto modo di conoscerlo?

A.: Si. Ed è’ meraviglioso aver avuto questa opportunità anche se l’ho conosciuto purtroppo già minato dalla malattia.
Mi ha dato sicuramente dei consigli preziosissimi che conservo. Non ho avuto modo di conoscerlo quando lui era in forze e me ne dispiace perché era una persona eccezionale: buona, sincera, generosa.
Sottolineo sincera perché bisogna essere sinceri nella vita e anche in questo ambiente: si sente dalla sua voce; le sue interpretazioni sono lezioni di canto.
Non sono solo io a dirlo, mi faccio portavoce degli allievi, è stato un grande Maestro di Canto e anche di vita.

Sto curando personalmente il suo archivio e, attraverso le registrazioni (ma anche di documenti che riguardano altri grandi colleghi come Giacomini), capisco ancora di più che persona e che artista fosse: godeva della stima, dell’ammirazione e dell’affetto di tutti.

Prima mi hai chiesto che cos’è fare Arte nell’Opera e io, questa cosa, la vedo molto nel canto di mio suocero.
Io adoro la timbrica del Baritono che forse è quella più bella. E’ una voce calda.
Ecco, io sento in Salvatore Sassu l’abbandono: e, secondo, me è la forma più alta di un Artista.
L’Arte viene trasmessa nel momento in cui l’artista si lascia andare e si proietta in un’altra dimensione dove non è più lui.
Il fatto che ci siano degli spartiti da seguire, non significa che uno debba cantare in modo sterile.

E’ stato lui che mi ha detto che “Verdi fa bene alla voce”: voleva che debuttassi ne “Il Tovatore” e in “Aida”. Mi diceva: “Quelli sono i ruoli per te.”

Purtroppo non ha potuto assistere al mio debutto in “Ernani”.

E’ stato sempre lui ad accorgersi che praticavo la tecnica Melocchi. Quando mi ha sentito mi ha chiesto: “Chi te l’ha insegnata?”.
In realtà non me l’aveva insegnata nessuno perché mi ci ero avvicinato per conto mio.
E mio suocero da quel grande Maestro che è stato mi disse : “Bravo, però attenzione che ti è andata bene perché se non la capisci bene può essere un’arma a doppio taglio.”
E ha ragione perché ci si può fare male.

Comunque io, questa tecnica, non l’ho perseverata: ho fatto dei vocalizzi perché sentivo la necessità di aprire un po’ di più la gola, o meglio, di liberarla un po’ di più.
Ma “il Melocchi” profondo non l’ho mai praticato. La mia voce non ne aveva bisogno.

Adesso, io sono alla ricerca spasmodica della perfezione del suono.
Io cerco sempre di curare nella mia voce tutti i suoni in modo da avere la stessa omogeneità. Come diceva mio suocero ai suoi allievi: “le note hanno tutte la stessa dignità”. Non c’è una nota meno importante di un’altra. E questo la dice lunga sulla preparazione di quest’Artista che non era uno “spara-note”.

L.: Parlami del tuo percorso artistico.

A.: Ho tenuto Concerti e Selezioni; dopodiché, il mio debutto è stato ne “Il Tabarro” di Puccini (tre recite: due al Teatro “Regina” di Cattolica, e una al Teatro “Zandonai” di Rovereto, all’epoca chiuso per restauro, per cui noi fummo dislocati in un teatro moderno.
Selezioni: ”Andrea Chénier” e “La Wally”.

Un’ altra opera che ho cantato è “Cavalleria rusticana”. Poi, nel 2019, ho debuttato in “Ernani” …
Come, vedi sono tutti debutti non facili.

Cantare l’“Ernani” è stata un’esperienza che mi ha arricchito tantissimo. L’ho debuttato nel Teatro “Verdi Buscoldo” di Curtatone.

Ho cantato in tantissimi teatri di prestigio italiani, ho partecipato a diversi Concorsi e audizioni e sono risultato tra i finalisti del Concorso “Giorgio Merighi” che si è tenuto a Kiev e dove avrei dovuto debuttare in tre ruoli, quest’anno, ma sappiamo tutti cosa ha colpito quella terra, purtroppo, per cui evidenzio che mi spiace tantissimo perché, là, ho trovato persone che mi hanno amato e stimato: la stima è reciproca.
Sono davvero dispiaciuto perché stanno vivendo una situazione terribile.
La guerra è brutta per tutti: è un vestito che non sta bene a nessuno.
Non importano le fazioni in ballo: io ho solo in mente il viso dei bambini e delle persone che non c’entrano nulla. Mi spiace per loro. Gente semplice, comune come me, che vorrebbero solo condurre la propria vita in pace.

L.: Quali sono i tuoi progetti?

A.: Per ora mi sto muovendo con delle audizioni, non dico nulla per scaramanzia.

Per il resto ho due impegni imminenti, si tratta di due Concerti: il primo sarà il 27 maggio e sarà un Concerto Sacro che si terrà nella Chiesa di Sant’ Orsola, in Mantova.
E’ una Chiesa antichissima con un organo bellissimo suonato dal grande Maestro e didatta del conservatorio di Verona, Carlo Benatti, pianista e organista.

La serata prevede brani che vanno dall’ ”Ingemisco” di Verdi al brano “Crucifixus” tratto da “La petite Messe solennelle” di Rossini.
Canterò poi anche “Pietà Signore” di Stradella e l’ “Ave Maria” di Bach-Gounod.

Alle mie romanze, il Maestro Benatti si alternerà all’organo con musiche sacre.

Il 29 terrò, invece, un Recital operistico: sempre con il Maestro Benatti presso la “Rocca Palatina” di Postumia.

Qui mi produrrò con le arie tratte da ”Andrea Chénier” e da “Adriana Lecouvreur”: due opere che adoro.
Canterò, poi, “Vesti la giubba” e chiuderò con “Lucevan le stelle”.

L.: C’è qualcosa di cui vai particolarmente fiero, tra tutte le cose che hai fatto?

A.: Nel 2020, ho avuto l’onore di cantare per il Concerto dei 105 anni dalla nascita di Del Monaco; ho cantato tante volte anche in memoria del grande Franco Corelli, di Giuseppe di Stefano; ho cantato in onore di Beniamino Gigli e queste sono cose che mi fanno venire letteralmente la pelle d’oca.
Ripensare di aver cantato per questi nomi, mi fa sentire come se avessi fatto qualcosa di bello ma, soprattutto, è bello aver avuto l’occasione di onorarli: loro che hanno fatto la storia della Lirica.

Io sento il dovere civico e culturale di rispettare e salvaguardare questi grandi.
E’ necessario, per me onorare questo passato.

Non esiste un modo diverso di affrontare l’Opera.

Di Loredana Atzei 


 

.

ALESSANDRO MOCCIA:

.

. CONCERTO NELLA RICORRENZA DEI 105 ANNI DELLA NASCITA DI MARIO DEL MONACO a Santa Lucia di Piave, ANDREA CHéNIER di Giordano: UN DI’ ALL’AZZURRO SPAZIO (IMPROVVISO) https://youtu.be/XHRr0mDB4sY

.

. A Kiev, TOSCA di Puccini: E LUCEVAN LE STELLE

.

. A Pesaro, I PAGLIACCI di Leoncavallo: RECITAR … VESTI LA GIUBBA

.

. A San Marino, MANON LESCAUT di Puccini: DONNA NON VIDI MAI

.

. CAVALLERIA RUSTICANA di Mascagni: O LOLA!

 

 

 

sabato 25 febbraio 2023

KARL MILLÖCKER

Karl Millöcker (Carl Joseph Millöcker) nasce a Vienna il 29 aprile 1842 e muore a Baden il 31 dicembre 1899.

E’ un Compositore e Direttore d’Orchestra austriaco.

Studia Flauto al Conservatorio di Vienna, dopodiché inizia ad essere attivo come Direttore d’Orchestra, dirigendo in diverse sale della città.
Contemporaneamente, comincia a comporre operette.

1865: viene rappresentata “Der tote Gast”, la prima sua composizione: è un’operetta in un atto, su libretto di Ludwig Harisch tratto dal romanzo di Heinrich Zschokke.

5 gennaio 1871: al “Theater an der Wien”, dirige la “prima” assoluta di “Drei Paar Schuhe”, la sua operetta in 3 atti.
10 agosto 1872: c’è la “prima” di “Ein nagender Wurm oder Wechselbrief und Briefwechsel”.
1881: ottiene il successo nella “prima” assoluta di “Die Jungfrau von Belleville”.
1890: ha successo con “Der arme Jonathan” al “Theater an der Wien”.

6 dicembre 1882: il successo internazionale di “Der Bettelstudent” gli permette di ritirarsi dalla Direzione d’Orchestra ed è triste che non raggiunga mai un grande successo.
12 aprile 1884: nel Regno Unito, la “première” inglese viene tenuta nell’ “Alhambra Theatre” di Londra.
20 novembre 1884: “Der Bettelstudent” è al “Royal Lyceum Theatre” di Edimburgo nella traduzione di William Beatty Kingston per il “Carl Rosa Opera Company”.
3 dicembre 1884: “Der Bettelstudent” è al “Royalty Glasgow”.

Millöcker è Massone e, nel 1875, viene ammesso al Lodge “Futuro” a Pozsony (ora Bratislava).

Karl Millöcker muore a Baden e viene tumulato nel Cimitero “Zentralfriedhof” di Vienna.

Carlos Kleiber dirige le sue operette.

 
Battuto al computer da Lauretta 

 

Operette:

. Der tote Gast operetta 1 atto Ludwig Harisch, su un romanzo di Heinrich Zschokke 11 febbraio 1865 Graz, Thalia-Theater
. Die beiden Binder operetta 1 atto Gustav Stoltze 21 dicembre 1865 Graz, Thalia-Theater
. Diana operetta 1 atto Josef Braun 2 gennaio 1867 Vienna, Harmonie-Theater
. Der Dieb operetta 1 atto Alois Berla 1868 Pest, Deutsches Theater
. Die Fraueninsel operetta 3 atti Cogniard tratto da Le royaume des femmes di Théodore ed Hippolyte Cogniard 1868 Pest, Deutsches Theater
. Der Regimentstambour operetta 2 atti Heinrich Börnstein 23 ottobre 1869 Vienna, Theater in der Josefstadt
. Abenteuer in Wien singspiel 3 atti Alois Berla 20 gennaio 1873 Vienna, Theater an der Wien
. Das verwunschene Schloss operetta 5 atti Alois Berla 30 marzo 1878 Vienna, Theater an der Wien
. Gräfin Dubarry (rinominata Die Dubarry, Berlino 1931) operetta 3 atti Richard Genée e Friedrich Zell 31 ottobre 1879 Vienna, Theater an der Wien
. Apajune, der Wassermann operetta 3 atti Richard Genée e Friedrich Zell 18 dicembre 1880 Vienna, Theater an der Wien
. Die Jungfrau von Belleville operetta 3 atti Richard Genée e Friedrich Zell, tratto da La pucelle de Belleville di Paul de Kock 29 ottobre 1881 Vienna, Theater an der Wien
. Der Bettelstudent operetta 3 atti Richard Genée e Friedrich Zell, tratto da Fernande di Victorien Sardou, e Le Guitarréro di Halévy / Eugène Scribe 6 dicembre 1882 Vienna, Theater an der Wien
. Gasparone operetta 3 atti Richard Genée e Friedrich Zell 26 gennaio 1884 Vienna, Theater an der Wien
. Der Feldprediger operetta 3 atti Hugo Wittmann e Alois Wohlmuth, tratto da Das seltsame Brautgemach di Gustav Schilling 31 ottobre 1884 Vienna, Theater an der Wien
. Der Vice-Admiral operetta 1 prologo e 3 atti Richard Genée e Friedrich Zell 9 ottobre 1886 Vienna, Theater an der Wien
. Die sieben Schwaben volksoper 3 atti Hugo Wittmann e Julius Bauer 29 ottobre 1887 Vienna, Theater an der Wien
. Der arme Jonathan operetta 3 atti Richard Genée e Friedrich Zell 4 gennaio 1890 Vienna, Theater an der Wien
. Das Sonntagskind operetta 3 atti Richard Genée e Friedrich Zell 16 gennaio 1892 Vienna, Theater an der Wien
. Der Probekuss operetta 3 atti Richard Genée e Friedrich Zell 22 dicembre 1894 Vienna, Theater an der Wien
. Das Nordlicht operetta 3 atti Hugo Wittmann 2 dicembre 1896 Vienna, Theater an der Wien

 

Battuto al computer da Lauretta

 

.

 

Karl Millöcker nel 1883:

https://it.wikipedia.org/wiki/File:Karl_Mill%C3%B6cker_1883.jpg


   



 

 

DARIUS MILHAUD

Darius Milhaud nasce a Marsiglia il 4 settembre 1892 e muore a Ginevra il 22 giugno 1974.

E’ un compositore francese.

1909: Milhaud si reca a Parigi per iscriversi al Conservatorio dove studia fino al 1915, dal momento che appartiene ad una famiglia amante della Musica.
Uno dei suoi insegnanti di Orchestrazione è Paul Dukas.
In questo periodo, conosce Georges Auric e Arthur Honegger, diventandone amico.

Durante la Prima Guerra Mondiale, viene riformato a causa di una malattia reumatica da cui affetto.

Durante gi studi al Conservatorio, scrive varie musiche tra cui il “Concerto n.1 per pianoforte” (del 1913) e le musiche di scena sulla “Trilogia di Eschilo”, la cui traduzione è di Paul Claudel, suo collaboratore in più occasioni.

1918: Milhaud, dopo il contatto con Cocteau e Satie, entra nel Gruppo de “I Sei”.

Claudel diventa Ministro plenipotenziario a Rio de Janeiro, dopodiché gli chiede di diventare suo Segretario e Milhaud accetta.
In Brasile conosce e si entusuasma alle musiche sudamericane delle quali testimonia in opere come “Le bœuf sur le toit” e “Saudades do Brazil”.

Viaggia molto come Direttore d’Orchestra e come Critico Musicale e, nel 1923, mentre si trova negli Stati Uniti, scopre il Jazz.

1925: sposa la cugina Madeleine Milhaud, da cui ha il figlio Daniel.

1940: Milhaud,essendo di fede ebraica, dovendo sfuggire ai Nazisti, ritorna negli Stati Uniti, dove Pierre Monteux gli procura un posto come Insegnante di Composizione al “Mills College” di Oakland (ruolo che ricopre fino al 1971).
Due suoi allievi sono Burt Bacharach e Philip Glass.

1947: si stabilisce nuovamente a Parigi dove insegna al Conservatorio e, dall’anno seguente è incaricato di dirigere la Sezione Musicale di Radio France.

1952: la sua fede ebraica è presente anche dalla sua ultima opera, “David”.

L’artrite reumatoide che gli era stata diagnosticata lo costringe alla paralisi, obbligandolo ad abbandonare quasi del tutto le sue attività.

1971: viene eletto all’Accademia delle Belle Arti.

Muore a Ginevra all’età di 81 anni. 


Stile:

Darius Milhaud lascia più di 450 opere comprendenti Lavori teatrali, Balletti, Musiche di scena e Musica corale, Composizioni per voci e strumenti, Musica da Camera e per Pianoforte.

Il suo stile subisce una influenza da parte di Satie e dai ritmi esotici, specialmente brasiliani (conosciuti nei suoi viaggi).

Fin dalle prime composizioni, ricorre alla politonalità presente in molti suoi lavori.

Così, è stato detto:
< Il suo stile è ironico e moderno, con un contrappunto notevole e un’armonia forte che sconfina anche nell’atonalità >. 


L’attività didattica:

Milhaud ha lunga carriera musicale e non è solo un grande compositore, ma è anche un grande insegnante che riesce a crescere allievi destinati a fama mondiale: musicisti classici e grandi della Musica Jazz e Pop:

. Burt Bacharach
. Dave Brubeck
. Pierre Max Dubois
. Philip Glass
. György Kurtág
. Eugene Kurtz
. Steve Reich
. Pete Rugolo
. Karlheinz Stockhausen
. Morton Subotnick
. Iannis Xenakis 


Opere:

. “Tambourin”dalla “Suite d’après Corrette” per oboe, clarinetto e fagotto, Op.161b (1937); tratta dalle musiche di scena per “Jules César”, Op.158 (1936) 


Balletti:

. L’uomo e il suo desiderio
. Le bœuf sur le toit (1920)
. Le Train Bleu (1922)
. La creazione del mondo (1923)
. Salade (1924) 


Concerti:

. Concerto n. 1 per pianoforte (1913)
. Concerto per percussione e piccola orchestra, Op.109 (1929-1930)
. Concertino de printemps, per violino e piccola orchestra, Op.135 (1934)
. Concerto per marimba, vibrafono e orchestra op.278, (1938)
. Concertino d’automne, per 2 pianoforti e 8 strumenti, Op.309 (1951)
. Concertino d’été, per viola e orchestra da camera, Op.311 (1951)
. Concertino d’hiver, per trombone e archi, Op.327 (1953)
. “Scaramouche” op. 165c, per sassofono contralto (o clarinetto) e orchestra in Si bemolle maggiore (1939)
(la versione per due pianoforti op. 165b è del 1937).
. Concerto n. 2 per pianoforte (1941)
. Suite per violino e orchestra (1945)
. Concerto n. 2 per violoncello (1945)
. Concerto per arpa e orchestra (1954 con Nicanor Zabaleta diretto da Nino Sanzogno al Teatro La Fenice di Venezia)
. Concerto per oboe e orchestra (1958)
. Concerto per Clarinetto e Orchestra 


Musica sinfonica:

. “Le bœuf sur le toit” (sinfonia cinematografica su motivi sudamericani) (1919)
. Saudades do Brazil (1920)
. Cinque studi per pianoforte e orchestra op.63 (1920)
. 12 Sinfonie (1939-1961)
. Le Carnaval d’Aix, fantasia per pianoforte e orchestra op.83b (1926)
. Suite provençale per orchestra (1937 al Teatro La Fenice di Venezia)
. Suite francese per orchestra (1944) 


Musica da camera:

. 18 quartetti per archi (1912-1950)
. Sonatine per flauto e pianoforte: I. Tendre – II. Souple – III. Clair (a Louis Fleury e Jean Wiéner, 1922)
. Sonatina per clarinetto e pianoforte (1927)
. Duo Concertante per Clarinetto e Pianoforte
. Suite per Clarinetto, Violino e Pianoforte
. Sonate per arpa (a Anne Adams, 1972)
. Adieu per voce, flauto/ottavino, viola e arpa su testo estratto da Una stagione all’inferno di Arthur Rimbaud (a Cathy Berberian, 1965)
. Sonata per flauto, oboe, clarinetto e pianoforte op. 47 (1918)
. Chitarra
. Segoviana (1957) 


Musica vocale:

. Canti popolari ebraici
. Catalogo dei fiori
. Il ritorno del figliol prodigo
. Funzioni sacre del Sabato mattina. 


Opera:

. La brebis égarée op. 4 (1910-14)
. Esther de Carpentras op. 89 (1910-14, prima esecuzione 1925)
. Agamemnon op. 14, ‘musiche di scena’ per voci (Orestiean Trilogy No. 1) (1913-14)
. Les Choëphores op.24, ‘musiche di scena’ per voci (Orestiean Trilogy No. 2) (1915 ed integrale nel 1927 al Palais Garnier di Parigi)
. Les euménides op. 41, ‘opera’ (Orestiean Trilogy No. 3) (1917-23)
. Les Malheurs d’Orphée opus 85 (1924, première 1926)
. Le Pauvre Matelot op. 92 (Jean Cocteau) (1926)
. L’enlèvement d’Europe op. 94 (Opéra-minutes No. 1) (1927)
. L’abandon d’Ariane op. 98 (Opèra-Minutes No. 2) (1927)
. Le Délivrance de Thésée op. 99 (Opèra-Minutes No. 3) (1927)
. Christophe Colomb op. 102 (Paul Claudel) (1930 al Staatsoper Unter den Linden diretta da Erich Kleiber, revisionata 1968)
. Maximilien op. 110 (Hoffman su Franz Werfel) (1932 al Palais Garnier di Parigi)
. Opéra du Gueux op.131, ballad opera su L’opera del mendicante di John Gay (1939)
. Médée op. 191, libretto di Madeleine Milhaud (sua cugina e moglie) (1938)
. Bolivar op. 236, libretto di Madeleine Milhaud da Jules Supervielle (1950 al Palais Garnier . di Parigi diretta da André Cluytens)
. David op. 320 (1952-3, 1954) (concerto a Gerusalemme) 1955 (rappresentata al Teatro alla Scala di Milano diretta da Nino Sanzogno con Marcella Pobbe, Eugenia Ratti, Jolanda Gardino, Angelo Mercuriali, Mario Carlin, Giuseppe Modesti, Anselmo Colzani, Afro Poli, Nicola Rossi-Lemeni, Italo Tajo e Nicola Zaccaria)
. Fiesta op. 370 (Boris Vian) (1958)
. La Mère coupable op. 412, libretto di Madeleine Milhaud dal dramma omonimo di Beaumarchais (1964)
. Saint-Louis, roi de France opera-oratorio op. 434 (Claudel) (1970) 


Battuto al computer da Lauretta

 

 

DARIUS MILHAUD:

https://it.wikipedia.org/wiki/File:Milhaud_Darius_1926.jpg

 

  

JAKOB MEYERBEER

Friedrich Georg Weitsch Giacomo Meyerbeer (ossia Giacomo Meyerbeer) nasce a Tasdorf il 5 settembre 1791 e muore a Parigi, il 2 maggio 1864.

E’ un compositore tedesco operoso, soprattutto, in Francia, ed è un importante “trait-d’union” fra Rossini e i compositori appartenenti al Romanticismo perché miscela elementi musicali tedeschi, italiani e francesi.
E’ il compositore più emblematico dei “Grands Opéras”, ossia dei lavori da grande spettacolo specificamente francesi.

Il suo vero nome è Jacob Liebmann Beer.
Il cognome originario “Beer” si fonde con quello del ramo materno e risale al 1810, alla morte del nonno, Liebmann Meyer Wulff.
A questo punto, è corretto citare che il nonno, rimanendo senza eredi maschi che portino avanti il nome, lascia una ricca eredità aggiungendo Meyer al cognome paterno.
L’italianizzazione del nome, Giacomo, risale invece al suo periodo italiano (1815-1826).

Jakob Meyerbeer fa parte della Massoneria.

Infanzia e formazione musicale di Meyerbeer:

Nasce a Tasdorf, nella Marca di Brandeburgo (che, oggi, è parte del comune Rüdersdorf bei Berlin).

Suo padre è Judah Herz Beer, un ricchissimo industriale ebreo (tra l’altro possiede importanti raffinerie di zucchero), e Amalie “Malka” Meyer Wulff, discendente di una dinastia di banchieri e di rabbini (un suo antenato è l’eminente rabbi Herschel), e famosa salonnière berlinese.

Suo fratello maggiore (il primogenito) Wilhelm Beer è un banchiere che diventerà un famoso astronomo.
Un altro fratello maggiore, Michael Beer, muore prematuramente il 23 marzo 1833 ed è un poeta drammatico di talento (suoi sono i drammi “Il Paria” e “Struensee”, per i quali Giacomo Mayerbeer scriverà le musiche di scena nel 1846).

Jakob è molto precoce e studia profondamente sotto maestri privati:
. composizione con il famoso Carl Zelter (maestro anche di Felix Mendelssohn) e con il più grande didatta tedesco del tempo, Georg Joseph Vogler (che è anche insegnante del contemporaneo Carl Maria von Weber il quale, inizialmente, è suo grande amico ed estimatore ma che, più tardi, diventa severo con lui perché non condivide la sua scelta di orientarsi verso lo stile italiano, invece di partecipare alla nascita del dramma romantico tedesco);
. pianoforte, invece, con Muzio Clementi, strumento del quale, è grandissimo virtuoso fin da bambino, per cui debutta come concertista nel 1800, ottenendo un grande successo; Ignaz Moscheles lo definisce incomparabile.
Nello stesso periodo crea le primissime composizioni.
1811: il suo primo lavoro di una certa responsabilità è l’Oratorio “Gott und die Natur” (“Dio e la Natura”).

I successivi lavori sono di tipo musico-drammatico (da ricordare l’opera-oratorio con dialoghi parlati “Jephtas Gelübde” [ossia “Il voto di Iefte”]), Teatro Cuvilliés di Monaco (del 1812); oltre al Singspiel (anzi, più precisamente “Lustspiel”) ispirato alle “Mille e una notte”, “Wirth und Gast”, oder “Aus Scherz Ernst” (Stoccarda, 1813), appesantiti da un eccessivo accademismo, non ottengono alcun successo.
Meyerbeer tiene molto a quest’ultima opera (che è proprio quella accolta nel modo peggiore) e, negli anni seguiti, la fa rappresentare più volte (continuamente rivista), col titolo “Die Beyden Kalifen” a Vienna (nel 1814), a Praga (nel 1815) e, in un periodo più maturo della propria carriera, la fa rappresentare a Dresda col titolo di “Alimelek” (nel 1820), purtroppo senza mai ottenere il successo auspicato.

Studiosissimo, metodico e paziente, da subito, Meyerbeer organizza il proprio programma di composizioni secondo lentezza e, essendo ricco, non è obbligato a dipendere dalla musica, perché può pagare per far rappresentare le proprie opere. 


Il periodo trascorso in Italia da Meyerbeer:

1815-16: tenta di fare rappresentare a Parigi qualche “Opéras-Comique” e, per breve tempo, va a Londra; dopodiché, seguendo il consiglio di Antonio Salieri, si reca in Italia.

A Venezia, per la prima volta, segue un’opera di Gioachino Rossini, (il “Tancredi”) che è un’esperienza basilare e indicativa, per lui; per cui, unendo tale esperienza a quella accademica in Germania, compone sei opere in stile italiano, che incontrano tutte un grande successo:

1817: “Romilda e Costanza” (opera semiseria, melodramma semiserio).
1 giugno 1817: Meyerbeer firma il contratto con il “Teatro Nuovo” di Padova e, contrariamente alle abitudini di lentezza, la partitura la scrive di getto.
In poco più di un mese di lavoro, il riultato è abbastanza fortunato, anche per merito dell’interpretazione di Romilda da parte di uno dei più grandi contralti dell’epoca, Rosmunda Pisaroni.
L’opera viene rappresentata anche a Venezia, Milano, Firenze, Monaco e Copenaghen.

1819: “Semiramide riconosciuta” (opera seria, dramma per musica).
Scritta per Torino, è su libretto di Pietro Metastasio, con l’adattatamento di scene moderne con, inseriti, assiemi e duetti.
La prima rappresentazione è di quattro anni prima della “Semiramide” di Gioachino Rossini (basata sulla tragedia di Voltaire), ed ha successo immediato e passeggero, mentre la stampa tedesca nota che gli stili delle due scuole nazionali si uniscono bene.

1819: “Emma di Resburgo” (opera seria, melodramma eroico).
Scritta per il Teatro “San Benedetto”, a Venezia, l’opera debutta due mesi dopo “Eduardo e Cristina” di Rossini, oscurando completamente quest’ultima; viene replicata settantaquattro volte nel luogo della “prima”, e poi ripresa in vari teatri d’Europa.
1829: dopo la rappresentazione a Barcellona, scompare dal repertorio.
La prima rappresentazione segna il primo passo decisivo di Meyerbeer verso la fama concreta che ha modo di avvicinarsi a Rossini e di legarsi a lui con amicizia.

1820: “Margherita d’Anjou” (opera semiseria, melodramma semiserio).
Meyerbeer la scrive per “La Scala” di Milano, il libretto è di Felice Romani e si tratta di un’opera importante per l’incontro con Nicolas-Prosper Levasseur (grande basso, qui nella parte di Carlo Belmonte e futuro Bertram di “Robert le Diable”); per il lungo successo (in effetti, le repliche, si tengono in vari teatri europei), tali repliche si hanno in modo folto fino alla fine degli anni ’30, ossia per quasi un ventennio.
E’ il primo melodramma storico di Meyerbeer perché il testo del Romani rievoca “La Guerra delle due Rose”.

1822: “L’esule di Granata” (opera seria, melodramma serio).
Idem, su libretto di Felice Romani, sembra un frettoloso adattamento di un vecchio libretto per un’opera scritta per “La Scala” di Milano.
Nonostante l’eccezionalità della Compagnia di Canto (Rosmunda Pisaroni, Adelaide Tosi, Luigi Lablache e Carolina Bassi diretti da Alessandro Rolla), non si conosce il risultato dell’esito.

1824: “Il crociato in Egitto” (opera seria, melodramma eroico,).
Opera meyerbeeriana di maggiore successo rappresentata in Italia, ha moltissime repiche.
Inoltre, attraverso di essa, Meyerbeer è il primo che apre la strada a Vincenzo Bellini e Giuseppe Verdi per stabilire un rapporto di collaborazione con il librettista (in questo caso, Gaetano Rossi, il futuro autore del libretto della “Semiramide” di Rossini), rapporto documentato da un ampio epistolario.

L’opera è scritta appositamente per Giovan Battista Velluti (l’ultimo grande castrato) e sono evidenti gli inserimenti di danze, marce, assiemi fragorosi, colpi di scena che, con il gioco teatrale vario e ricco, e l’orchestrazione molto più ambiziosa ed elaborata, anticipano gli aspetti più riconoscibili del “Grand-Opéra”, ossia l’Opera Francese-Grande Spettacolo di cui Meyerbeer diverrà il reale rappresentante circa un decennio dopo. 


L’identità composita di Meyerbeer:

Al termine del suo periodo italiano, Meyerbeer scrive una lettera al Principe Dietrichstein, rimangiandosi l’esperienza “riconoscendo” di non essere mai stato sé stesso per tutto quel periodo e di essersi creato una personalità ad hoc, per cui con altri aspetti complessi della personalità del musicista, tale “confessione” diventa «sconcertante».

Infanzia e giovinezza: Meyerbeer sogna la Francia e l’Inghilterra, pare che si sia già ribattezzato “Giacomo”, alla maniera italiana; durante il “periodo italiano” si avvicina alla maniera francese, in modo intuitivo, cercando di far rappresentare in Germania, i suoi primi tentativi musico-drammatici tedeschi, dopo tanti fallimenti: infatti, sin dalla prima opera francese (“Robert le Diable”) la componente tedesca della sua musica risulta prevalente.
1829: a Parigi, progetta la composizione di una “Donna Caritea” sullo stesso libretto impiegato da Saverio Mercadante appena tre anni prima (con enorme successo); segno che i suoi rapporti con l’Italia non sono conclusi.

In genere, Meyerbeer non si preoccupa di cercarsi una casa, ma vive tra locande e alberghi, pur sostenendo continui viaggi ed è un fedelissimo di Gioachino Rossini. 


Il Grand-Opéra francese:

Dopo il suo trasferimento a Parigi, trascorre sei anni senza comporre musica, per via di impegni familiari (il matrimonio con la cugina Minna Mosson dal quale nasceranno cinque figli) e, soprattutto, studiare profondamente la musica e la cultura della Francia.

A partire dall’epoca di Luigi XIV, l’Opera Francese si differenzia da quella italiana per la maggiore attenzione posta verso la scenografia, per l’inserimento di danze, per l’evidenza data al coro e allo strumentale rispetto alle arie solistiche.

Il Grand-Opéra si evidenzia per il concetto “grande” e romantico dello spettacolo e, concretamente, è iniziato da Gaspare Spontini, nel 1807, con “La Vestale”.
Il librettista Eugène Scribe (l’autore dei lavori da cui sono tratti “L’elisir d’amore” di Donizetti e “Un ballo in maschera” di Verdi, e autore dei libretti di tutte le opere di Meyerbeer tranne “Le pardon de Ploërmel”) prepara una forma più melodrammatica del genere con “La muette de Portici” (“La muta di Portici”) musicata da Daniel Auber nel 1828.

Il soggetto di un Grand-Opéra viene basato su una vicenda storica, riguarda grandi conflitti civili e religiosi, ma non senza una storia d’amore romantica e consta di quattro atti (le immancabili danze sono sparse in brevi suites in più punti della partitura), quasi sempre ne ha cinque (con le danze collegate con l’azione scenica, nel terzo atto; questo anche per consentire agli ammiratori delle étoiles del corpo di danza di recarsi a teatro con comodo).
Deve comprendere parecchie scene spettacolari, con cortei, incoronazioni, marce, processioni religiose, duelli, battaglie, ecc.

Il “tempio” del Grand-Opéra è L’ “Opéra” di Parigi, ed è sovvenzionato dallo Stato che, di fatto, la collega all’industria culturale.

I “Grand-Opéras” di Meyerbeer:

I “Grand-Opéras” di Meyerbeer, avvalendosi della collaborazione di Eugène Scribe, sono quattro:

1831: “Robert le diable” (“Roberto il diavolo”) riscuote un enorme successo, addirittura il più grande della carriera musicale di Meyerbeer: nei tre anni seguiti, viene rappresentata in 77 teatri di 10 paesi d’Europa, diventando l’opera più internazionale di Meyerbeer.
Wagner, George Sand, Hector Berlioz e molti altri personaggi in vista dimostrano grande entusiasmo in merito.

1836: “Les Huguenots” (“Gli Ugonotti”) comporta cinque anni di lavoro ed è l’opera più lunga ed ambiziosa del musicista.
L’opera è ambientata durante “La Notte di San Bartolomeo”, notte fra il 23 e il 24 agosto in cui si svolge la strage dei Cattolici versi gli Ugonotti di Parigi: il fatto storico è importantissimo per i Protestanti per cui rimane sgradita agli intellettuali tedeschi.

1849: “Le Prophète” (“Il profeta”).
Per Giuseppe Verdi, quest’opera sarà superiore a tutte le altre opere di Meyerbeer, ma dispiacerà molto a Robert Schumann la cui recensione, alle recite tedesche del 1850, la fa pubblicando una croce nera a tutta pagina.
Anche quest’opera è ambientata nel Cinquecento (il protagonista è Giovanni di Leida) e tratta riforma e fanatismo religioso.

1865: L’Africaine (“L’Africana”) comporta vent’anni di lavoro e viene rappresentata postuma.
Racconta la vicenda di Vasco de Gama e del suo amore infelice con la principessa africana Sélika.
Importante: la lunghissima partitura dell’opera esotica è obbligata a subire parecchi tagli per permettere agli spettatori, all’uscita, di prendere l’ultimo treno.

E’ importante ricordare che, dal 1842 al 1846, Meyerbeer dirige la “Staatsoper Unter den Linden”.

Meyerbeer è colto da breve malore mentre prepara l’orchestrazione de “L’Africaine” e Verdi, in visita, lo trova a letto, molto debole, ma sempre attivo alla stesura della partitura.
Meyerbeer soffre, da sempre, a causa della sua costituzione fragile ma, qui, consapevole dell’avvicinarsi della morte, per cui dice a Verdi che gli preme completare l’orchestrazione prima che altri lo facciano.
2 maggio 1864: è la data di morte di Meyerbeer, sulla cui base e sulle cui indicazioni, la partitura da completare viene lasciata al musicologo e compositore François-Joseph Fétis. 


Altre opere di Meyerbeer:

Oltre ai Grand-Opéras, Meyerbeer compone anche l’opéra comique “Le pardon de Ploërmel” (del 1858), titolata “Dinorah” fuori dalla Francia: è opportuno sottolineare che l’aria della protagonista, “Ombre légère” (“Ombra leggera”) è di grande difficoltà virtuosistica e presenzia, per buona parte del Novecento, in repertorio come aria da concerto.
Nell’intera partitura, sono degni di attenzione il richiamo ambientale romantico e il melodismo patetico; dal punto di vista strettamente musicale, alcuni pongono questo al disopra dei g”Gand-Opéras”.

1844: compone la sua ultima opera in lingua tedesca, i 6 quadri viventi con diorami, “Ein Feldlager in Schlesien” (“Un accampamento in Slesia”), in seguito rielaborata in lingua francese col titolo “L’étoile du nord” (“La stella del Nord”), nel 1854.
E’ importante per l’uso del “Leitmotiv”, o “motivo conduttore”, presente in diversi melodrammi romantici tedeschi e protoromantici italiani, ma portato a perfezione da Richard Wagner.

 

Elenco dei melodrammi di Giacomo Meyerbeer:

. Gott und die Natur (Dio e la natura)
. Jephtas Gelübde (Il voto di Iefte)
. Wirt und Gast (Anfitrione ed ospite)
. Das Brandenburger Tor (La porta di Brandeburgo)
. Romilda e Costanza
. Semiramide riconosciuta
. Emma di Resburgo
. Margherita d’Anjou
. L’Almanzore
. L’esule di Granata
. Il crociato in Egitto
. Robert le diable (Roberto il diavolo)
. Les Huguenots (Gli Ugonotti)
Opéra di Parigi Rappresentata nel XIX secolo con diversi titoli ed ambientazioni, come “I Guelfi e i Ghibellini” o “Gli Anglicani e i Puritani”, ecc.
. Ein Feldlager in Schlesien (Un accampamento in Slesia)
. Le prophète (Il profeta)
. L’étoile du Nord (La stella del Nord)
. Le pardon de Ploërmel (Il perdono di Ploërmel, o Dinorah)
. L’Africaine (L’Africana) 


Onorificenze: 

Cavaliere dell’Ordine Pour le Mérite (classe di pace) – nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell’Ordine Pour le Mérite (classe di pace)
— 1842
Medaglia dell’Ordine di Massimiliano per le Scienze e le Arti – nastrino per uniforme ordinaria Medaglia dell’Ordine di Massimiliano per le Scienze e le Arti
— 1853 


Battuto al computer da Lauretta

 

 

Jakob Meyerbeer:

https://it.wikipedia.org/wiki/File:Meyerbeer_d%27apr%C3%A8s_P._Petit_b_1865.jpg

.

IL PROFETA, MARCIA DELL’INCORONAZIONE: https://youtu.be/gQhI16mBkUY

   

GIAN CARLO MENOTTI

Gian Carlo Menotti nasce a Cadegliano Viconago (VA) il 7 luglio 1911 e muore a Monte Carlo, 1º febbraio 2007).

E’ un compositore e librettista italiano.

“Amahl and the Night Visitors” (“Amahl e gli ospiti notturni”) è l’opera lirica di Natale di cui Menotti è autore per la televisione.

1958: a Spoleto, fonda il “Festival dei Due Mondi”.
1977: a Charleston (Carolina del Sud), fonda la versione statunitense di tale Festival, ossia lo “Spoleto Festival U.S.A.”.

Anni ’40 e ’50: scrive i suoi lavori di maggior successo, lavori per cui scrive anche i libretti e per i quali sceglie lui stesso i soggetti, oltre a dirigere la regia della maggior parte della sua produzione teatrale.

Menotti ha sette anni quando comincia a scrivere canzoni.
Ad undici anni, scrive libretto e musica per la sua prima opera, “La morte di Pierrot” (la prassi “libretto e musica” che la segue per tutta la vita).

1923: si iscrive al “Conservatorio Giuseppe Verdi” di Milano.

A seguito del decesso del padre di Menotti, Arturo Toscanini gli consiglia di trasferirsi negli Stati Uniti con la madre per iscriversi al “Curtis Institute of Music di Filadelfia”.
Insieme a Leonard Bernstein e a Samuel Barber, frequenta la classe di composizione di Rosario Scalero.
Samuel Barber è suo compagno anche nella vita e, assieme, trattano diverse opere.
Scrive anche il libretto per l’opera più famosa di Barber, “Vanessa”, che esordisce al “Metropolitan Opera” nel 1958 e che vince il “Premio Pulitzer”.

Al “Curtis Institute of Music”, Menotti compone libretto e musica in lingua italiana della sua prima opera matura, “Amelia al ballo”.
In madrelingua sono inoltre “The Island God” e “The Last Savage” (poi, tradotta): tutti gli altri suoi lavori teatrali (scritti e musicati da lui) sono in lingua inglese.

Dopo “Vanessa”, scrive il libretto dell’altra opera di Samuel Barber, “A Hand of Bridge”, oltre a rivedere quello di “Antony and Cleopatra”.
Visto il grande successo di “Amelia al ballo”, la “NBC” gli commissiona un’opera per la radio: “The Old Maid and the Thief”, diretta da Alberto Erede.

1944: scrive un balletto, “Sebastian” e un “Concerto per pianoforte e orchestra” (1945) prima di comporre le opere “The Medium” e “The Telephone”.

1951: Menotti scrive la sua valida opera natalizia “Amahl and the Night Visitors” per l’ “Hallmark Hall of Fame”.

La sua prima opera di lunga durata è “The Consul” (“Il Console”): debutta nel 1950 e gli fa vincere il “Premio Pulitzer” per la Musica e, nel 1954, il “Premio della Critica” del “New York Drama Circle” per la migliore opera musicale.
Dal momento che il Premio “Pulitzer” può venire attribuito solo a cittadini statunitensi, il problema della cittadinanza viene risolto attraverso l’escamotage: “Diventare Cittadino Statunitense solamente per un giorno”, per cui tale Premio gli viene consegnato.

1958: a Spoleto, crea il “Festival dei Due Mondi”, un genere di manifestazione-festa artistico-culturale, quasi assente, in Italia, attraverso cui origina ua zona di contatto fra il mondo artistico europeo e quello americano.
Oltre ad esserne il creatore, Menotti, per cinquant’anni, e fino alla sua morte, ne è il regista e il conduttore.
Presto, tale Festival diventa una delle più importanti manifestazioni culturali europee, contemplando tutte le forme artistiche: dall’Opera Lirica alla Prosa, dal Balletto alle Arti Figurative, dalla Musica Classica e Moderna al Cinema e, a partire dagli Anni Settanta, origina le manifestazioni “gemelle” di Charleston (Stati Uniti) e Melbourne (Australia).
1993: per prendere la Conduzione dell’ “Opera di Roma”, Menotti lascia la Conduzione del Festival statunitense e, a causa della sua lunga e intensa Conduzione del “Festival dei Due Mondi”, dagli Anni Sessanta in poi, limita parecchio la sua attività di Compositore.

1976: “prima” esecuzione assoluta della “Sinfonia n. 1 “The Halcyon” di Menotti, diretta da Eugene Ormandy, nella “Symphony Hall dell’American Academy of Music” di Filadelfia.

1984: per meriti artistici, viene premiato dal “Kennedy Center Honor” .

1991: il “Musical America’s” lo sceglie come “Musician of the Year.”

1998: in occasione del settantesimo anniversario della nascita del Comune di Cadegliano-Viconago, l’Amministrazione Comunale invita Menotti a rivisitare il suo paese natale, dove viene accolto trionfalmente.

1º febbraio 2007: Menotti muore a Montecarlo.
Per sua volontà, è sepolto a Gifford in Scozia dove, da molti anni, possiede una casa chiamata “Yester House”.

.

2011: il Centenario della Nascita di Menotti viene celebrato dall’Amministrazione Comunale di Spoleto, dall’Amministrazione Comunale di Cadegliano-Viconago e dall’Associazione Culturale “Teatro Blu” (quest’ultima ha sede nella casa natale del Maestro). .

7 luglio 2011: nasce a Cadegliano il “Cadegliano Festival – Piccola Spoleto”, ossia il “Festival delle Arti Sceniche e Figurative” dedicato al Maestro Gian Carlo Menotti; al Festival, il Presidente della Repubblica Italiana – Giorgio Napolitano – conferisce una Medaglia di Rappresentanza.

2010: la sua abitazione a Spoleto (situata in piazza del Duomo), viene acquistata dalla “Fondazione Monini” e diventa sede del “Centro di Documentazione del Festival dei Due Mondi”: è un piccolo museo di circa 160 m² titolato “Casa Menotti”, inaugurato nel giugno 2011 e gestito dalla “Fondazione Monini” in stretta collaborazione con il Comune di Spoleto e con la “Fondazione Festival dei Due Mondi”.
Oltre a ciò, l’Amministrazione gli dedica il maggiore Teatro della città, il “Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti”. 


Onorificenze:

Cavaliere dell’Ordine civile di Savoia (Casa Savoia) – nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell’Ordine civile di Savoia (Casa Savoia)
— 29 ottobre 1980

Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana – nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana

— Roma, 2 novembre 1981

Kennedy Center Honors – nastrino per uniforme ordinaria Kennedy Center Honors
— Washington, 2 dicembre 1984

Medaglia d’oro ai benemeriti della cultura e dell’arte – nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d’oro ai benemeriti della cultura e dell’arte
— Roma, 28 novembre 1992 


Opere:

. Amelia al ballo (1937)
. The Old Maid and the Thief opera radiofonica (1939)
. The Island God (1942)
. The Medium (1946)
. The Telephone, or L’Amour à trois (1947)
. The Consul (1950)
. Amahl and the Night Visitors opera televisiva (1951)
. Il medium film (1951)
. The Saint of Bleecker Street (1954)
. Maria Golovin (1958)
. The Death of the Bishop of Brindisi (1963)
. Labyrinth television opera (1963)
. The Last Savage (L’ultimo selvaggio), (1963)
. Martin’s Lie (1964)
. Help, Help, the Globolinks! (1968)
. The Most Important Man (1971)
. Tamu-Tamu (1973)
. The Egg (1976)
. The Hero (1976)
. The Trial of the Gypsy (1978)
. Chip and his Dog (1979)
. Juana la Loca (Giovanna la pazza), (1979)
. A Bride from Pluto (1982)
. The Boy Who Grew Too Fast (1982)
. Goya (1986)
. The Wedding (Il matrimonio), (1988)
. Goya [rev.] (1991)
. The Singing Child (1993) 


Battuto al computer da Lauretta

 

 

Gian Carlo Menotti:
https://it.wikipedia.org/wiki/File:Gcmenotti.jpg

 

FELIX MELDELSSOHN-BARTOLDY

Jakob Ludwig Felix Mendelssohn-Bartholdy nasce ad Amburgo il 3 febbraio 1809 e muore a Lipsia il 4 novembre 1847.

E’ un compositore, direttore d’orchestra, pianista e organista tedesco del periodo romantico.

Il filosofo illuminista Moses Mendelssohn è suo nonno paterno e proviene da una poverissima famiglia ebraica.
Il figlio di Moses, Abraham, e padre di Felix, è un banchiere berlinese che ha creato e reso solido un forte patrimonio finanziario.
Felix nasce in una famiglia benestante e vive senza religione fino ai sette anni, età in cui viene battezzato come Cristiano Riformato.

La madre è Lea Salomon, nipote di un consigliere finanziario di Federico II che partorisce anche i tre fratelli di Felix: Fanny Cäcile (è pianista e compositrice di talento a cui Felix è particolarmente affezionato per tutta la vita), Rebecca e Paul.

1816: i Mendelssohn si convertono al Protestantesimo e Felix accetta tale religione in modo convinto, ma non rinnega le proprie origini ebraiche.
In seguito a questo cambiamento spirituale la famiglia decide di aggiungere al proprio cognome quello di Bartholdy (l’origine risale al nome dei precedenti proprietari di un giardino acquistato dal fratello maggiore della madre Lea: Jakob Lewin Salomon).

Fin da giovanissimo, è ritenuto un prodigio musicale (a dodici anni solamente comincia a comporre le sue prime 12 Sinfonie per Orchestra d’Archi), però i suoi genitori manifestano prudenza e intelligenza nel non “investire” nella sua inclinazione musicale.

In Germania, agli inizi, miete buoni successi: qui e nei suoi viaggi attraverso l’Europa, rivitalizza l’interessamento alla musica di Johann Sebastian Bach.
L’accoglienza come Compositore, Direttore e Solista è buona, in particolare, in Gran Bretagna, totalizzando dieci visite là e in cui parecchie delle sue opere più importanti vengono eseguite in anteprima: sono parte importante della sua carriera adulta.

Musicalmente, è conservatore, a differenza dei “più” rivolti ad innovazioni come Franz Liszt, Richard Wagner, Charles-Valentin Alkan e Hector Berlioz.
Il Conservatorio di Lipsia (ora Università della Musica e del Teatro di Lipsia), è fondato da lui e diventa un fondamento di questa veduta anti-radicale.

Fra sinfonie, concerti, oratori, ouvertures, musiche di scena, musica per pianoforte, musica per organo e musica da camera, i lavori più noti di Mendelssohn sono l’Ouverture e le Musiche di scena per “Sogno di una notte di mezza estate” (la sola Ouverture viene composta a 17 anni), la “Sinfonia Riforma” (catalogata come n. 5 ma composta come “Seconda”), la “Sinfonia Italiana”, la Sinfonia “Lobgesang” (sinfonia-cantata per soli, coro, organo e orchestra), la “Sinfonia Scozzese”, gli Oratori “Paulus” ed “Elias”, l’Ouverture “Le Ebridi”, il “Concerto per violino e orchestra” e i Due “Concerti per pianoforte e orchestra”.
Le “Romanze senza parole” sono per solo pianoforte e sono le sue più celebri composizioni .

Riguardo a Mendelssohn, la Storia riporta che, < Dopo un lungo periodo di relativa disistima a causa dei cambiamenti nei gusti musicali e dell’antisemitismo che si ebbero tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX, la sua originalità creativa è oggi riconosciuta e rivalutata, ed è annoverato tra i compositori più rappresentativi del periodo romantico >.

 

1811: la famiglia si trasferisce da Amburgo a Berlino, dove il giovanissimo Felix trascorre l’infanzia nell’ambiente culturale della città.
Inoltre, nei suoi primi anni, viene istruito dai genitori: francese e aritmetica dal padre, tedesco, letteratura, belle arti e pianoforte dalla madre.
Gli interessano anche la linguistica, la filologia e la filosofia.

1816: mentre tutta la famiglia soggiorna a Parigi, prosegue lo studio del pianoforte con madame Marie Bigot de Marognes, insegnante e interprete mozartiana stimatissima da Beethoven, la quale predice a Mendelssohn una brillante carriera.
Dopo il ritorno a Berlino della famiglia, Mendelssohn inizia gli studi di Teoria musicale e Composizione con Carl Friedrich Zelter, direttore della “Singakademie” di Berlino e amico di Goethe che conosce

Ludwig Berger – già allievo di Muzio Clementi e Moscheles – è un famoso Pianista che gli impartisce le lezioni di Pianoforte mentre, quelle di Violino, gli provengono da Carl Wilhelm Henning, il poeta che esprime grande ammirazione per il ragazzo, arrivando ad invitarlo a suonare per lui, allo scopo di alleviare la sua malinconia.

Mendelssohn ha nove anni quando si esibisce nel suo primo concerto, prendendo parte ad un’esibizione da camera, suonando in modo perfetto il “Concerto militare” di Dussek: concerto piuttosto difficile.

Fin dalla più tenera età, dimostra fertilità nel comporre musica e, all’età di tredici anni, pubblica il suo primo lavoro, un “Quartetto per pianoforte”; però, possiede già parecchi lavoretti: Operine, Musica da Camera e Musica Pianistica.
Durante la sua giovinezza, nella sua abitazione, rivolge la sua attenzione al suo lavoro per mezzo di un’orchestra privata.

Le sue prime dodici Sinfonie le scrive dagli undici ai quattordici anni e cominciano a venire eseguite regolarmente solo in tempi recenti.
1824: Felix ha quindici anni quando scrive la “Prima Sinfonia per Orchestra completa, op. 11 in Do minore”, oltre alla “Sonata per Viola in do minore”.
1825: compone il celebre “Ottetto per archi op.20”.
1826: compone l’Ouverture per il “Sogno di una notte di mezza estate”- dall’omonimo lavoro teatrale di William Shakespeare: praticamente, il suo primo grande successo.
Oggi il brano più noto di tale composizione è la celebre “Marcia nuziale”.

Compone anche grandiosi Oratori come il “Paulus” e l’ “Elias”.

 

Mendelssohn compie viaggi in l’Europa, dove incontra personalità importanti musicali del tempo.
1825: a Parigi, conosce Gioachino Rossini, Giacomo Meyerbeer e Luigi Cherubini; quest’ultimo è fautore, in parte, della carriera musicale intrapresa da Mendelssohn in quanto dà un giudizio favorevole al “Quartetto in si minore op. 3” (dedicato a Goethe).
A Roma, incontra Hector Berlioz, con il quale avvia una amicizia duratura, nonostante non lo ritenga un musicista di grande livello, perché non in grado di comprendere la portata delle sue innovazioni.

La musica di Bach cade nell’oblio, nel periodo di Mendelssohn, ma il giovane musicista la riporta alla luce, in particolare attraverso “La Passione secondo Matteo” (mai più stata interpretata dalla morte di Bach), di cui dirige un’esecuzione (non integrale, ma rimaneggiata nella strumentazione dallo stesso Mendelssohn) nel 1829, ottenendo un grande successo attraverso cui si guadagna un’ottima rinomanza e i cui effetti di riscoperta verso Bach li abbiamo ancora oggi (la cosiddetta “Bach-Renaissance”).

A Mendelssohn, si deve anche la riscoperta dei lavori di Mozart, del quale (assieme a Bach) subisce la maggior influenza musicale.

1829-1832: è in viaggio in Inghilterra, Svizzera, Francia ed Italia (Venezia, Firenze, Roma e Napoli) mietendo forti successi quasi dappertutto, attraverso le sue esibizioni come Pianista, Organista e Direttore d’Orchestra.

In seguito, si divide tra la composizione e le tournée, durante il lavoro intenso alle sue opere,

1835: sua Nomina a Direttore dell’Orchestra del “Gewandhaus” di Lipsia.

1843: fonda il Conservatorio di Lipsia.

Vita svolta abbastanza convenzionalmente, nel marzo del 1837, sposa Cécile Jeanrenaud, (la luna di miele, sulla Foresta Nera, gli ispira il Secondo “Concerto per pianoforte e orchestra in re minore op.40”); il matrimonio è molto felice ed è premiato dalla nascita di cinque figli.

Negli ultimi anni di vita, la sua salute è sofferente a causa di problemi che gli permettono poco di esibirsi come Pianista e, come dichiarato da lui stesso, soffre di una grave forma di depressione seguita alla morte della sorella Fanny (14 maggio 1847), a cui dedica il “Requiem per Fanny”, ossia il “Quartetto in fa minore op. 80”, sua ultima composizione significativa (terminata nel settembre del 1847).

Dopo due mesi, a causa di una serie di infarti che gli provocano un ictus, muore il 4 novembre 1847, alle ore 21.24, nella sua casa al numero 12 di Goldschmidtstrasse a Lipsia, lasciando incompiuta l’ultima sua composizione, il “Christus”.
Viene sepolto nel “Dreifaltigkeitsfriedhof” (il “Cimitero della Trinità”), a Kreuzberg, quartiere di Berlino.
Robert Schumann, suo grande amico, compone il brano “Rimembranze dell’Album per la gioventù” in sua memoria.
Sua sorella, i genitori e il nonno, deceduti per ictus successi più volte, costituiscono una indagine medica che ha portato ad una diagnosi postuma di “possibile sindrome CADASIL”, una forma di arteriopatia cerebrale ereditaria.

Come Mozart, anche Mendelssohn appartiene alla Massoneria. 


Onorificenze:

Cavaliere dell’Ordine Pour le Mérite (classe di pace) – nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell’Ordine Pour le Mérite (classe di pace) 


Composizioni:

Musica strumentale:

Sinfonie:

13 sinfonie per orchestra d’archi (1821-23)
5 sinfonie, la cui numerazione non rispecchia l’ordine di composizione:
Sinfonia n. 1 op. 11 in Do minore, per piccola orchestra (1824); esistono due versioni dello Scherzo di questa sinfonia, una delle quali è la versione orchestrale dello Scherzo dell’Ottetto per archi op. 20
Sinfonia n. 2 op. 52 Lobgesang (Inno di lode) in Si bemolle maggiore, sinfonia-cantata per soli, coro, organo e orchestra (1840)
Sinfonia n. 3 op. 56 Scozzese in La minore (1829-42)
Sinfonia n. 4 op. 90 Italiana in La maggiore (1833, riveduta e corretta fino alla morte del compositore)
Sinfonia n. 5 op. 107 Riforma in Re maggiore (1829-30)

 

Concerti e composizioni concertanti:

Recitativo per pianoforte e orchestra d’archi MWV O 1 in Re minore (1820)
Concerto per pianoforte e orchestra d’archi MWV O 2 in La minore (1822)
Concerto per violino e orchestra d’archi MWV O 3 in Re minore (1822)
Concerto per violino, pianoforte e orchestra d’archi MWV O 4 in Re minore (1823)
Concerto per due pianoforti e orchestra MWV O 5 in Mi maggiore (1823)
Concerto per due pianoforti e orchestra MWV O 6 in La bemolle maggiore (1824)
Capriccio brillante per pianoforte e orchestra op. 22 in Si minore (1832)
Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 op. 25 in Sol minore (1831)
Rondò brillante per pianoforte e orchestra op. 29 in Mi bemolle maggiore (1834)
Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 op. 40 in Re minore (1837)
Serenata e Allegro giojoso per pianoforte e orchestra op. 43 in Si minore (1838)
Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 op. post. in Mi minore (ricostruito recentemente da Marcello Bufalini) (1844)
Concerto per violino e orchestra op. 64 in Mi minore (1844)
Ouverture e altre composizioni orchestrali
Ouverture per il Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare op. 21 (1827), considerata da alcuni il capolavoro del compositore
Ouverture per fiati op. 24 (1824)
Ouverture Die Hebriden o Die Fingalshöhle (Le Ebridi o La grotta di Fingal) op. 26 (1832), ispiratagli da un viaggio in Scozia nel 1829
Ouverture Meerestille und Glückliche Fahrt (Calma di mare e felice viaggio) op. 27, su due poemi di Goethe (1828)
Ouverture Das Märchen von der schönen Melusine (La fiaba della bella Melusina) op. 32 (1834), ispirata alla leggendaria fata delle acque Melusina
Ouverture Ruy Blas op. 95 (1839), per il dramma di Victor Hugo
Ouverture Tromba op. 101 (1826)
Marcia funebre in la minore, op. 103 (1836)
Marcia in re maggiore, op.108 (1841)

 

Musica da camera:

6 quartetti per archi (1827-1847)
Campana della sera MWV Q 20 in Si bemolle maggiore per arpa e pianoforte (1829)
Canto del pastore MWV R 24 in Sol minore per flauto solo
Ottetto per archi op. 20 in Mi bemolle maggiore (1825), trascritto dall’autore per pianoforte
Trio op. 49 in re minore per violino, violoncello e pianoforte (1839)
Trio op. 66 in do minore per violino, violoncello e pianoforte (1845)
Pezzo da concerto op. 113 in Fa minore, per clarinetto, corno di bassetto e pianoforte (1833)
Pezzo da concerto op. 114 in Re minore, per clarinetto, corno di bassetto e pianoforte (1833)

 

Pianoforte:

Variazioni in mi bemolle maggiore op. 82 (1841)
Variazioni in si bemolle maggiore op. 83 (1841)
3 capricci op. 33 (1834-1835)
6 preludi e fughe op. 35 (1827-1837)
48 romanze senza parole (1829-1845)
Rondò capriccioso op. 14 (1824)
Variations sérieuses op. 54 (1841)

Organo:

3 preludi e fughe op. 37 (1837)
6 sonate op. 65 (1844-1845)
vari pezzi sciolti senza numero d’opera

 

Musica vocale:

Opere:

Die Soldatenliebschaft (L’amore del soldato), Singspiel, MWV L 1 (1820)
Die beiden Pädagogen (I due insegnanti), Singspiel, MWV L 2 (1821)
Die wandernden Komödianten (I comici erranti), Singspiel, MWV L 3 (1822)
Der Onkel aus Boston, oder Die beiden Neffen (Lo zio di Boston, o i due nipoti), Singspiel, MWV L 4 (1823)
Die Hochzeit des Camacho (Il matrimonio di Camacho), Singspiel, op. 10 (1825)
Die Heimkehr aus der Fremde (Il ritorno dall’estero), Liederspiel, op. 89 (1829)
Loreley, op. 98 (1847, incompiuta)

 

Musiche di scena:

Musiche di scena per l’Antigone di Sofocle op. 55 (1841), per narratori, soli, doppio coro maschile e orchestra
Musiche di scena per il Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare op. 61 (1843), per soliste, coro femminile e orchestra, che contengono la celebre Marcia nuziale
Musiche di scena per l’Atalia di Jean Racine op. 74 (1845), per narratori, soli, doppio coro e orchestra
Musiche di scena per l’Edipo a Colono di Sofocle op. 93 (1845), per narratori, soli, doppio coro maschile e orchestra

 

Oratori:

Paulus, oratorio, op. 36 (1836)
Elias, oratorio, op. 70 (1846)
Christus, oratorio, op. 97 (1847, incompiuto)
Cantate, salmi e altre composizioni corali
Die erste Walpurgisnacht (La prima notte di Valpurga), op. 60, cantata per soli, coro e orchestra (1833)
Cantata Gutenberg o Festgesang, per coro maschile e ottoni (1840)
An die Künstler, op. 68, cantata per coro maschile e ottoni (1846)
Salmo 42 Wie der Hirsch schreit nach frischem Wasser op. 42 (1838), per soli, coro e orchestra
Salmo 95 Kommt, laßt uns anbeten und knien von dem Herrn op. 46 (1838), per tenore, coro e orchestra
Salmo 115 Non nobis Domine op. 31 (1830), per soli, coro e orchestra
Denn er hat seinen Engeln befohlen, mottetto per coro (1844)
Tu es Petrus, op. 111, per cinque voci e orchestra (1827)
Lauda Sion, op. 73, per soli, coro e orchestra (1846)

 

Battuto al computer da Lauretta

 

 

Felix Mendelssohn-Bartoldy in un ritratto del 1846
https://it.wikipedia.org/wiki/File:Felix_Mendelssohn_Bartholdy.jpg

.

SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE, MARCIA NUZIALE:

.

CLAUDIO ABBADO dirige la Sinfonia “Italiana”: https://youtu.be/4pO7_IxbDsU