sabato 30 settembre 2023

TURISTICAMENTE, LA REALTA’ NELLA POESIA: nell’Italia di altri tempi, nella Libia di Gheddafi, nella Tunisia di Bourghiba, nel Marocco di Re Hassan II, nella Russia di Eltsin, nella Grecia dopo i Colonnelli, …

NELLA LIBIA DI GHEDDAFI

(10 giugno-5 agosto 1979)

Il 10 giugno, io e mio marito partiamo per Tripoli.
Il viaggio è di lavoro, ma niente colleghi. Sono i miei primi voli.

Soste a Roma/Fiumicino e a Catania/Fontanarossa.
I viaggi sono comodi, ma mi ritrovo un po’ scossa.

Arrivo a Tripoli; percorso a piedi nel tunnel e operazioni
di sbarco; ci attendono il superiore di mio marito con il tecnico: due omoni.

A mezzo jeep, arriviamo alla mensa del Campo di Abu-Slim e ceniamo:
bistecche di cammello con insalata e dolce eseguito in casa che gustiamo.

Lascio i miei complimenti al bravissimo cuoco:
è, davvero, in gamba e apprezzo i dolcetti “freschi”, ma cotti sul fuoco.

Niente alcool, ma acqua a volontà: è della Sorgente Bingashir.
Buona acqua: minerale e depurativa, scaccia la sete, l’acqua è il nostro “desir”.

Il nostro alloggio: è un appartamento al primo piano
di una villetta del centrale “Quartiere degli Asini”, a  cui ci portano

in jeep: villetta di fronte ad una Scuola
dove sul marciapiede antistante sta una palma piccola e sola.

I primi giorni mi sento disturbata dal Muezzin (alle ore 5, dal Minareto,
lancia la sua preghiera attraverso il microfono) e dal pappagallo “loreto”

che, di mattina presto – con “Good morning!”, “Okay, Johnny” – chiacchiera
ma, poi, li sento amici e mi diverto chiamandolo: anche di sera.

Non piove mai ma, dopo esserci svegliati, una mattina,
dopo il vento libico Simun, sul balcone, troviamo una pozzangherina.

Prima colazione: si fa nel bar non lontano da casa nostra, in una strada centrale
dove, in mezzo alla saletta, sta una pila di tappeti arabo-persiani che vale.

Lavoro e colleghi d’ufficio: fra loro, c’è un Principe sudanese
e vari colleghi che provengono da Milano, da Roma, dalla regione abruzzese, …

Vedo varie costruzioni della presenza italiana nate sotto il Regime Fascista.
Sono parecchie e, di tutte, non posso certo fare la lista.

Di sera, luminosissime stelle impreziosiscono il cielo:
la “Croce del Sud” è dopo l’Equatore, ma la sua vista, da sempre, l’anelo.

Una sera, nel ristorante dell’aeroporto: con gusto, ceniamo.
La “Giamaica”: acqua minerale, aranciata e Pepsi Cola che, volentieri, beviamo.

Saletta dell’Albergo “Méditerranée": una rivista richiama la mia attenzione
perché riporta in ritardo la morte di John Wayne: l’attorone.

Porto di Tripoli: di giorno, si vedono chiaramente i vari containers “sistemati”
nella zona confinante col Mare Mediterraneo: sembrerebbero numerati.

Prima di andare a dormire: i giri serali con la “Peugeot 504” bianca,
Piazza Medaglie D’Oro (Piazza Verde), il Porto, il famoso Tunnel, l’illuminazione non manca.

Venerdì: Giorno di Festa islamica. In Jeep con il Superiore e un Ingegnere, costeggiamo
il mare verde sulla strada per Sabratha perché, un po’ di sole, proprio lo vogliamo.

Ad un certo punto – in lontananza – scorgiamo due giovani e un vecchio:
forse, le nostre presenze, li disturbano parecchio,

io, in particolare, in bikini giallo (loro si coprono per allontanare il raggio solare):
la loro religione islamica vieta alle donne di “abbagliare”.

Un altro Venerdì di festa islamica. Io e mio marito siamo
con la “FIAT 124”, sulla strada per Tajura, dove veniamo

aiutati a sbloccare l’auto dalla sabbia sul bordo della strada,
da alcuni ragazzini volonterosi della loro piccola “masnada”.

In Tripoli, esistono solo tre cinema e parecchi negozi dove, a volte, acquistiamo.
Mio marito mi regala un completo rosso, cinese, la cui bellezza ammiriamo.

In centro, vediamo la Moschea con due punte: è vicino alla residenza del Colonnello.
Vediamo altre piccole  moschee con colori di tipo quasi “pastello”.

Gheddafi studia presso l’Università di Messina e Saadi, suo figlio,
è calciatore nella squadra del nostro “Perugia” (possiede grande puntiglio).

Il Colonnello è definito gentile e democratico nel cantiere dell’impresa edile:
si ferma a parlare cortesemente con Ingegneri e operai: è davvero gentile.

Da tale impresa edile, il popolo vedrà, nel decennale della “cacciata”
degli stranieri, la tanto sognata Tribuna, finalmente edificata.

 

Ritorno in Italia: nostalgia di Tripoli e delle sue strade dissestate,
nostalgia del traffico e dei tombini aperti nelle vie mai riparate.

Nostalgia del senso di freddo passando dall’esposizione
solare all’ombra di una casa e nostalgia del clima marino, del Rione

di Abu-Slim, del “Campo” con Club, mensa, lavanderia, parco-macchine
con gattini e la cagnolina Musetta: le mascottes-dolci bestioline.

Nostalgia del periodo di Ramadan, in cui il loro digiuno
coinvolge indirettamente anche gli stranieri, non tralasciando nessuno.

Laura

 

 

 

 

IN GADDAFI’S LIBYA
(June 10-August 5, 1979)

On June 10, my husband and I leave for Tripoli.
The trip is for work, but no colleagues. These are my first flights.

Stops in Rome/Fiumicino and Catania/Fontanarossa.
The journeys are comfortable, but I find myself a little shaken.

Arrival in Tripoli; walking path in the tunnel and operations
of landing; my husband’s superior is waiting for us with the technician: two big men.

By jeep, we arrive at the Abu-Slim camp canteen and have dinner:
camel steaks with salad and homemade dessert that we enjoy.

I leave my compliments to the very good chef:
he is, really, good and I appreciate the “fresh”, but cooked on the fire treats.

No alcohol, but plenty of water: it comes from the Bingashir Spring.
Good water: mineral and purifying, it quenches thirst, water is our “wish”.

Our accommodation is an apartment on the first floor
of a villa in the central “Quartiere degli Asini”, to which they take us

by jeep: cottage in front of a school
where on the sidewalk in front stands a small and lonely palm.

The first few days I feel disturbed by the Muezzin (at 5, from the Minaret,
launches his prayer through the microphone) and by the parrot “loreto”

who, early in the morning – with “Good morning!”, “Okay, Johnny” – chats
but, then, I hear them as friends and I enjoy calling him: even in the evening.

It never rains but, after waking up one morning,
after the Libyan Simun wind, on the balcony, we find a puddle.

Breakfast: it is done in the bar not far from our house, in a central street
where, in the middle of the room, there is a pile of Arab-Persian carpets that is worth.

Work and office colleagues: among them, there is a Sudanese prince
and various colleagues who come from Milan, Rome, the Abruzzo region, …

I see various constructions of the Italian presence born under the Fascist Regime.
There are many of them and I certainly cannot make a list of all of them.

In the evening, very bright stars embellish the sky:
the “Southern Cross” is after the Equator, but I have always yearned to see it.

One evening, in the airport restaurant: we dine with enjoy a food.
The “Jamaica”: mineral water, orange soda and Pepsi that we gladly drink.

Room of the Hotel “Méditerranée": a magazine draws my attention
because it reports late the death of John Wayne: the actor.

Port of Tripoli: during the day, you can clearly see the various “arranged” containers
in the area bordering the Mediterranean Sea: they would appear to be numbered.

Before going to sleep: the evening rides in the white “Peugeot 504”,
Medaglie D’Oro Square (Verde Square), the Port, the famous Tunnel, the lighting is not lacking.

Friday: Islamic Feast Day. In a Jeep with the Superior and an Engineer, we coast along
the green sea on the road to Sabratha because we really want some sun.

At one point – in the distance – we see two young people and an old man:
perhaps our presences disturb them a lot,

me, in particular, in a yellow bikini (they cover themselves to keep the sun away):
their Islamic religion forbids women to “dazzle”.

Another Friday Islamic Feast Day. My husband and I are
with the “FIAT 124”, on the road to Tajura, where we come from

help you unblock the car from the sand on the roadside,
by some willing kids of their little gang.

In Tripoli, there are only three cinemas and several shops where we sometimes buy.
My husband gives me a red suit, Chinese, whose beauty we admire.

In the centre, we see the Mosque with two points: it is near the Colonel’s residence.
We see other small mosques with almost “pastel” colors.

Gaddafi studies at the University of Messina and Saadi, his son,
he is a footballer in the team of our “Perugia” (he has great pique).

The Colonel is defined as kind and democratic on the construction site of the company:
he stops to speak politely with Engineers and workers: he’s really kind.

From this company, the people will see, on the tenth anniversary of the “expulsion”
of foreigners, the much-dreamed Tribune, finally built.

Return to Italy: we are nostalgic for Tripoli and its bad roads,
nostalgy for the traffic and the open manhole covers in the streets that have never been repaired.

We are nostalgic of the sense of cold passing from sunshine exposure
in the shade of a house and nostalgy for the marine climate, for the District

of Abu-Slim, of the “Camp” with Club, canteen, laundry, fleet of cars
with little cats and the dog Musetta: the mascots-sweet little animals.

We are nostalgic of the Ramadan period, in which their fast
it also indirectly involves foreigners, leaving no one behind.

Laura

TURISTICAMENTE, LA REALTA’ NELLA POESIA: nell’Italia di altri tempi, nella Libia di Gheddafi, nella Tunisia di Bourghiba, nel Marocco di Re Hassan II, nella Russia di Eltsin, nella Grecia dopo i Colonnelli, …




INTIGEA MARINA, SAN MARINO

1974: quest’anno le vacanze le vogliamo trascorrere in Romagna, a Igea Marina.
Arriviamo molto presto, all’Hotel Montecristo, giusto per la colazione mattutina.

Poi, una volta preparata la stanza al primo piano, trasferiamo
i bagagli e, un po’ con la struttura alberghiera, ci familiarizziamo .

La nostra auto è parcheggiata fra un pianta e l’altra del vialetto-passeggiata.
Dopo pranzo, riposati, ci prepariamo per andare nella spiaggia soleggiata

a cinque minuti a piedi dall’hotel. Nella sporta di paglia, inserisco l’occorrente.
Il bagnino ci indica il nostro post sdraio-ombrellone sulla spiaggia accogliente.

Il pomeriggio passa, mio marito usa anche le pinne per la sua nuotata.
Dopo cena, facciamo una passeggiata per Igea, trascorrendo la nostra serata.

Per la durata di due settimane, nonostante il traffico della strada, ci rilassiamo
e, guarda caso, dopo qualche giorno, una collega e famiglia rivediamo.

Compriamo i souvenirs da portare alla parentela: qualcosa di piccolo ma carino
Per il ritorno a casa, decidiamo di passare a visitare la Repubblica di San Marino,

sul Monte Titano. Castello e bancarelle: acquistiamo un braccialetto d’ “argent”
per mio marito da indossare con l’anello di oro bianco con brillante: fa “pendant”.
Lo spettacolo montano è mozzafiato e mio marito si diverte a fotografare e a filmare
il più possibile: un bel ricordo, a casa, a Milano, lo vogliamo davvero portare.

 

IGEA MARINA, Hotel “Paola”.

2004: il nostro vicino Adelio ci racconta di essere stato in vacanza
a Igea Marina, sulla strada verso Torre Pedrera. Lì, occupiamo la nostra stanza

numero 37, con due lettini singoli: vicinissima alla saletta “à manger”
senza aria condizionata. La cuoca prepara cibi buonissimi: e, noi, poi, “ALE’!”.

L’hotel è intitolato alla Nonna Paola: una donna dolcissima che conosciamo.
L’hotel ammette la biancheria stesa nel giardino-cortile: noi ne approfittiamo.

L’hotel permette molte cose, fra cui l’uso di qualche bicicletta sconquassata.
Si tratta di una vecchia colonia per ragazzi: in parte, è stata ristrutturata.

Il mare è blu-verde, la spiaggia è ampia. Il bagnino sa dell’arte marziale orientale.
Le nuove conoscenze, come noi, sono entusiaste di questo albergo locale.

Arrivando in fondo alla via, vediamo qualche villetta o pensione:
tutte proprietà private che sono presenti in questo bellissimo rione.

Di sera, sulla strada Igea-Rimini, un buon gelato non ce lo toglie nessuno.
Igea: dove artisti sconosciuti eseguono lavori che li possono far diventare quacuno.

Laura

 

 

 

IGEA MARINA, SAN MARINO

1974: this year we want to spend our holidays in Romagna, in Igea Marina.
We arrive very early at the Montecristo Hotel, just for the morning breakfast.

Then, once the room on the first floor is ready, we move
luggage and, a bit with the hotel structure, we familiarize ourselves.

Our car is parked between one tree and another in the driveway.
After lunch, rested, we get ready to go to the sunny beach

five minutes walk from the hotel. In the straw bag, I insert what is needed.
The lifeguard points us to our comfortable beach chair-umbrella post.

The afternoon passes, my husband also uses fins for his swim.
After dinner, we take a walk around Igea, spending our evening.

For the duration of two weeks, despite the traffic on the street, we relax
and, coincidentally, after a few days, a colleague and family meet again.

We buy souvenirs to bring back to relatives: something small but nice.
For the return home, we decide to go and visit the Republic of San Marino,

on Mount Titan. Castle and stalls: we buy an “argent” bracelet
for my husband to wear with a white gold ring with a brilliant: it’s a “pendant”.

The mountain spectacle is breathtaking and my husband enjoys photographing and filming
as much as possible: a beautiful memory, at home, in Milan, we really want to bring it.

 

IGEA MARINA, Hotel “Paola”.

2004: our neighbor Adelio tells us he was on vacation
in Igea Marina, on the road to Torre Pedrera. There, we occupy our room

number 37, with two single beds: very close to the “à manger” room
no air conditioning. The cook prepares delicious food: and, we, then, “ALE’!”.

The hotel is named after Nonna Paola: a very sweet woman we know.
The hotel admits laundry hanging in the garden-courtyard: we take advantage of it.

The hotel allows many things, including the use of a few battered bicycles.
It is an old colony for boys: it has been partially renovated.

The sea is blue-green, the beach is wide. The lifeguard knows about oriental martial art.
New acquaintances, like us, rave about this local hotel.

Arriving at the end of the street, we see some villas or pensions:
all private properties that are present in this beautiful district.

In the evening, on the Igea-Rimini road, nobody takes away a good ice cream.
Igea: where unknown artists perform works that can make them someone.

Laura




mercoledì 27 settembre 2023

TURISTICAMENTE, LA REALTA’ NELLA POESIA: nell’Italia di altri tempi, nella Libia di Gheddafi, nella Tunisia di Bourghiba, nel Marocco di Re Hassan II, nella Russia di Eltsin, nella Grecia dopo i Colonnelli, …



CAORLE, VENEZIA, AQUILEIA

1972: la nostra prima vacanza da coniugi, in un albergo. Caorle: siamo
all’Hotel “Principe” e, della pensione completa, beneficiamo.

Negli anni successivi, ricordiamo con gioia e ci ritorniamo.
Albergo: esistono varie modifiche che, attraverso gli anni, notiamo.

Caorle: il suo nome deriva da “Caprulae”, un’antica foresta dove pascolavano
le tantissime capre selvatiche che, nell’antichità, là, esistevano.

Comune situato fra le foci dei fiumi Lemene e Livenza, la sua posizione
la troviamo situata a Nord delle città di Eraclea e Bibione.

Caorle vanta molti alberghi, specialmente, sulla strada del Lungomare.
La Spiaggia spaziosa di Levante è ritenuta la più bella di Caorle, a quanto pare.

Nell’Alto Adriatico, spiagge, Centro Storico, Laguna: sono i tre elementi centrali
di Caorle, meta davvero unica per vacanze di mare, punti-sue “spine dorsali”.

I due arenili (Est e Ovest) portano successo a questa località
veneta che, da tanto, ormai, vive di Turismo: una lavoratrice e volonterosa città.

Nel Centro Storico, il Duomo di Santo Stefano Protomartire è accompagnato
dal campanile cilindrico costruito da Venezia nel 1038, grazie al suo Patriarcato.

La Scogliera Viva è formata da scogli lambiti: è una delle più belle camminate.
Ha massi scolpiti da nomi famosi mondiali ed è nota per le sue passeggiate.

In fondo ad essa, c’è la Chiesetta-Santuario della Madonna dell’Angelo:
sembra che nasca nel IX secolo d.C. e che venga dedicata a San Michele Arcangelo

ad opera degli abitanti di Concordia Sagittaria che sfuggono all’invasione
barbarica. Negli Anni Cinquanta, diventa festa religiosa e con processione.

I fuochi d’artificio: ogni anno, di notte, il litorale adriatico e lo spazio veneziano,
grazie agli spettacoli pirotecnici, con gioia dei presenti, s’illuminano.

Sulla spiaggia di Levante, vediamo i deltaplani a motore; tali aeroplanini:
sono guidati espertamente e sfiorano terra per la delizia di bambini e ragazzini.

La Darsena: è bellissima. Parecchie sono le imbarcazioni che presenziano.
Lì, vicino, alcuni ristoranti, le “bisàte” (anguille) alla veneta le preparano.

Testimonianze della pesca di Laguna sono date dai casoni degli antichi abitatori
che erano casa e rifugio degli agricoltori, dei pescatori e dei cacciatori.

Il tetto, formato da canne e paglia, è spiovente: sorgono in spiazzi paludosi.
Per Pier Paolo Pasolini e Ernest Hemingway sono particolari meravigliosi.

Troviamo parecchi negozi con articoli diversissimi,
tanto che mio marito trova persino i ricercati cacciavite piccolissimi.

Fare Shopping: è cosa rilassante. Acquistiamo oggetti specialmente
in Centro, dove un locale è arredato in stile veneziano del 1700: accogliente.

Porto Santa Margherita. E’ sulla bellissima Spiaggia di Ponente
e la visitiamo varie volte: è più antica della Spiaggia di Levante.

Qui, troviamo persino la Sangrìa, la tipica bevanda spagnola
e il piano marmoreo Dama-Scacchi: classici giochi da tavola.

 

1973: non abbiamo mai visitato la magica Venezia, ma decidiamo
di farlo. Con la “Fiat 500L”, arriviamo a Punta Sabbioni, la depositiamo.

Dopodiché, sul traghetto per Venezia-Riva degli Schiavoni, ci imbarchiamo.
Fra tanta gente, un signore con la maglietta stile “marinaio” incontriamo

e che, gentilmente, ci informa sulle fabbriche del vetro di Murano e come
entrare in una, in particolare, della quale ci fornisce il nome.

Vaporetto. Giriamo la fabbrica e vediamo, interessati, come vengono creati
oggetti stupendi: molto affascinati da essi, alcuni li abbiamo acquistati.

Molto fini, sono i bicchierini di vetro blu decorati in oro zecchino:
li regaliamo ai miei suoceri, quale gentile “pensierino”.

Dal vaporetto, scendiamo al Ponte di Rialto conosciutissimo .
Varie bancarelle dove acquisto un collanina di cristallo purissimo.

E’ ora di pranzo: il ristorante “Le Chat qui rit” (“Il gatto che ride”) è vicino.
Siamo in molti, ma riusciamo a gustare molto bene il nostro “piattino”.

Poi, Piazza, Basilica di San Marco e il Campanile che, sempre così, ha funzionato:
il più alto edificato della città che, in passato, come faro per le navi veniva utilizzato.

La Torre dell’orologio: ha la campana che rintocca e i due pastori
che, affettuosamente, per il loro colore, i veneziani chiamano “i do Mori”.

 

1993: Aquileia, non è molto distante da Caorle e, in un’ora, là, ci arriviamo.
Ha Storia, Foro romano, il Sepolcreto e i Mosaici. Per cui la visitiamo.

Qui, Attila, passa per conquistare l’Italia. Aquileia, è distrutta.
Papa Leone I ferma Attila, salvando Roma e l’Italia tutta.

Queste sono le notizie storiche che ci sono state tramandate,
ma Verdi ha creato un vero capolavoro tra le sue opere musicate.

 

Il Veneto: una gran bella terra con campagne, monti, laghi, fiumi, mare.
Là, sono nata. Nutro nostalgia per la mia terra natale. Là, desidero ritornare.

Laura

 

 

 

CAORLE, VENICE, AQUILEIA

1972: our first vacation as a couple, in a hotel. Caorle: we are
to the Hotel “Principe” and we benefit from full board.

In subsequent years, we remember with joy and return to it.
Hotel: there are various changes that we notice over the years.

Caorle: its name derives from “Caprulae”, an ancient forest where they grazed
the many wild goats that existed there in ancient times.

Municipality located between the mouths of the Lemene and Livenza rivers, its position
we find it located north of the cities of Eraclea and Bibione.

Caorle boasts many hotels, especially on the Lungomare road.
The spacious beach of Levante is considered the most beautiful in Caorle, it seems.

In the Upper Adriatic, beaches, the Historic Centre, the Lagoon: these are the three central elements
of Caorle, a truly unique destination for sea holidays, points-its “backbones”.

The two beaches (East and West) bring success to this venetian locality
who, for a long time now, has lived on Tourism: a hardworking and willing city.

In the Historic Center, the Cathedral of Santo Stefano Protomartire is accompanied
from the cylindrical bell tower built by Venice in 1038, thanks to its Patriarchate.

The Scogliera Viva is formed by lapped rocks: it is one of the most beautiful walks.
It has boulders carved by world famous names and is known for its walks.

At the end of it, there is the small church-sanctuary of the Madonna dell’Angelo:
it seems that it was born in the 9th century AD. and that it is dedicated to San Michele Arcangelo

by the inhabitants of Concordia Sagittaria who escape the barbaric
invasion. In the Fifties, it became a religious festival with a procession.

The fireworks: every year, at night, the Adriatic coast and the Venetian space,
thanks to the fireworks displays, to the joy of those present, they light up.

On the Levante beach, we see motorized hang gliders; such airplanes:
they are expertly guided and skim over the ground to the delight of children and teenagers.

The Darsena: it is beautiful. There are several boats that are present.
There, nearby, some restaurants prepare the “bisàte” (eels) Venetian style.

Testimonies of Laguna fishing are given by the huts of the ancient inhabitants
which were the home and refuge of farmers, fishermen and hunters.

The roof, formed by reeds and straw, is sloping: they arise in marshy clearings.
For Pier Paolo Pasolini and Ernest Hemingway they are wonderful details.

We find several shops with very different items,
so much so that my husband even finds the sought after tiny screwdrivers.

Shopping: it’s relaxing. We buy items specially
in the Centre, where a restaurant is furnished in the Venetian style of the 1700s: welcoming.

Porto Santa Margherita. It is on the beautiful Spiaggia of Ponente

and we visit it several times: it is older than Spiaggia of Levante.

Here, we even find Sangrìa, the typical Spanish drink
and the marble top Checkers-Chess: classic board games.

1973: we have never visited magical Venice, but we decide
to do it. With the “Fiat 500L”, we arrive at Punta Sabbioni, we deposit it.

After that, we embark on the ferry to Venice-Riva degli Schiavoni.
Among so many people, we meet a gentleman with a “sailor” shirt

and who kindly informs us about the Murano glass factories and how
enter one, in particular, of which he gives us the name.

Vaporetto. Let’s tour the factory and see, interested, how they are created
stupendous objects: very fascinated by them, we bought some of them.

The blue glass glasses decorated in pure gold are very fine:
we give them to my in-laws, as a kind “little thought”.

From the vaporetto, we go down to the well-known Rialto Bridge.
Various stalls where I buy a very pure crystal necklace.

It’s lunch time: the restaurant “Le Chat qui rit” (“The laughing cat”) is nearby.
There are many of us, but we manage to enjoy our “saucer” very well.

Then, the square, the Basilica of San Marco and the bell tower which, always like this, worked:
the tallest building in the city which, in the past, was used as a lighthouse for ships.

The Clock Tower: it has a tolling bell and two shepherds
which, due to their color, the Venetians affectionately call “i do Mori”.

 

1993: Aquileia is not far from Caorle and we get there in an hour.
It has History, the Roman Forum, the Sepolcreto and the Mosaics. Which is why we visit it.

Here, Attila passes to conquer Italy. Aquileia is destroyed.
Pope Leo I stops Attila, saving Rome and all of Italy.

These are the historical news that have been handed down to us,
but Verdi has created a true masterpiece among his works set to music.

 

Veneto: a very beautiful land with countryside, mountains, lakes, rivers, sea.
There, I was born. I have nostalgia for my homeland. There, I wish to return.

Laura

TURISTICAMENTE, LA REALTA’ NELLA POESIA: nell’Italia di altri tempi, nella Libia di Gheddafi, nella Tunisia di Bourghiba, nel Marocco di Re Hassan II, nella Russia di Eltsin, nella Grecia dopo i Colonnelli, …

LENDINARA 
(Festività pasquali 1972) 


Desidero trascorrere le feste pasquali dalla sorella di mio padre 
e, così, vedere la mia cara nonna Michelina, la loro madre. 

Venerdì Santo: in anticipo ed entusiasti, il lavoro lasciamo 
e io e mio marito, con gioia, il viaggio pregustiamo. 

Arrivati presso la casa di mia zia, lei non c'è: lavora; 
sul davanzale della finestrina del garage, trovo le chiavi, ora. 

Mio marito si meraviglia del gesto da parte mia, 
ma lo tranquillizzo: so come usa mia zia. 

Il mio sguardo abbraccia il suo grande orto: 
da sempre un grande amore gli porto.  

Saliamo in casa e aspettiamo gli zii e Flavio, mio cugino. 
Dopo un po', mia zia entra. Ci abbracciamo e teniamo un discorsino. 

Ci aveva preparato le tagliatelle da fare in brodo, 
ma io e mio marito amiamo la pasta asciutta "oltremodo".  

La sera, ceniamo tutti assieme nella cucina che un muro separa dal cucinino 
e accompagniamo, bevendo il loro buonissimo vino. 


Il giorno dopo, giriamo un po' per Lendinara, accompagnati da mio cugino: 
vediamo qualche villa palladiana e arriviamo dalla nonna, nel suo lettino,  

in casa di riposo. E' felice di vedermi, ma mio cugino fa da interprete 
perché ricordo benissimo le tante nostre parole venete 

ma non la capisco perché è senza denti, povera nonna! 
Ma, finalmente, sono qua, davanti a lei, carissima donna. 

Lei sa che, tre anni prima, è morta di cancro, mia madre, 
ma mi chiede notizie di suo figlio, mio padre. 

Le rispondo mentendo perché mio padre è morto l'anno passato, 
ma lei non lo deve sapere: il suo cuore è debole e acciaccato. 

Il suo figliolo prediletto ... Mi chiede se, per mio padre, c'è lavoro:  
le rispondo di sì, che viviamo in un periodo d'oro. 

Ha dato a mia zia (sua figlia) le due lenzuola che mi ha preparato:  
(stoffa pesante e resistente); mi chiede se il tutto me lo ha consegnato. 

Non dispone di denaro: ha fatto come meglio ha potuto.  
Mi vengono le lacrime: povera nonna! Quanto bene le ho voluto!    

Vorrebbe muoversi, ma il personale la costringe a stare a letto.  
E' triste, povera donna; mi ricorda momenti della mia infanzia, con un sorrisetto. 

Con tristezza, mi esprime il suo sconforto e la sua sofferenza:  
"Hai visto che fine ho fatto?" (In casa sua, aveva indipendenza). 

Mi ha sempre voluto bene, mi ha dato dolcezza e indicato la via. 
Mia nonna non mi prega, rispetta la vita privata degli altri: anche la mia.

Sono dispiaciuta, mi si stringe il cuore. Sono percorsa da pena. 
Usciti, esprimo a mio marito l'idea di portarla a Milano, con noi: è un'idea appena. 

Mio marito rifette (ha ragione): se si sentisse male 
mentre siamo al lavoro, non avrebbe aiuto. La sua logica è naturale. 
 
Inoltre, mio padre non potrebbe più incontrarla, a Milano: "comunichiamo 
con la zia a mezzo telefono" e mia nonna capirebbe che le abbiamo 

sempre mentito. Morirebbe. Il mattino dopo, mio marito esce con mio cugino 
e io vorrei andare a trovare mia nonna, ma non capirei il suo discorso tenerino. 

Non vado da lei e mi chiedo: "Se mancasse? L'ho vista per l'ultima volta?". 
(Sono incerta e triste; mi ha sempre voluto bene e la mia gratitudine è molta).    


Il pomeriggio, desidero andare a Pincara, dov'è nata mia madre. Imbocchiamo 
il sentiero in discesa e la macchina, sull'aia della zia Antonia, parcheggiamo. 

In tale frazione Paolino, abbiamo la sorpresa di vedere che trascorrono 
qua la Pasqua il mio nonno materno, figli e figlie che non nascondono,  

a loro volta, il nostro ritrovarci in un modo insolito, capitato. 
Berto, il figlio della zia Antonia, mi chiede l'età. Io: "Ventisei". E' ammirato: 

"Sembri sempre una bambina".  Chiacchieriamo un po' e, poi, andiamo 
a Pincara, dove alcuni avventori sono nel bar in cui entriamo. 

Alcuni puntano i loro occhi su di me: mi rendo conto che mi hanno riconosciuto 
quale concorrente della trasmissione televisiva bongiorniana "Rischiatutto". 
 

E' diventato buio: ritornando a Lendinara, chiedo a mio marito 
di potere salutare i genitori della mia amica d'infanzia. Subito    

acconsente e ci fermiamo in Via Valdentro. Quando sto per suonare, 
non vedo bene una figura vicino alla porta d'ingresso: chiedo di salutare 

i Signori e, oggi, è la giornata delle sorprese, la persona che si avvicina 
al cancello è lei, la mia Gabriella: baci e abbracci. Mi fa entrare in cucina: 

oltre ai genitori, c'è Franco, il marito. Parliamo di tante cose: Gabry aspetta 
il terzo figlio e ricorda la partecipazione a "Rischiatutto" della sua Lauretta.  

Noto che tutti, verso di me, nutrono sempre stima e ammirazione 
come quando ero bambina: presso loro, occupo ancora questa posizione. 

Siamo felici di esserci ritrovati. Poi, ritorniamo dai miei zii e raccontiamo. 
Il giorno dopo è una Pasqua lieta; mia zia, fa la "pinza onta" che accompagniamo 

con il vino di una bottiglia che abbiamo comperato appositamente per loro. 
Io e mio marito apprezziamo il buonissimo dolce, in coro. 

Il giorno seguente, "Lunedì dell'Angelo", torniamo, ricordando mia nonna 
e i giorni lieti trascorsi: provo malinconia per quella santa donna. 

Non ho rivisto il Duomo di Santa Sofia e il Santuario della Madonna del Pilastrello: 
turismo religioso interessante, costruttivo e, direi molto, molto bello. 

Laura 






LENDINARA 
(Easter holidays 1972)

I want to spend the Easter holidays with my father's sister   
and, thus, seeing my dear grandmother Michelina, their mother.   

Good Friday: early and enthusiastic, we leave work   
and my husband and I, with joy, look forward to the journey.   

Arrived at my aunt's house, she is not there: she works;   
on the sill of the garage window, I find the keys, now.   

My husband marvels at the gesture on my part,   
but I reassure him: I know how my aunt uses it.   

My gaze embraces his large garden:   
I have always had a great love for him.   

We go up to the house and wait for my uncles and my cousin Flavio.   
After a while, my aunt enters. We hug and have a little chat.   

He had prepared noodles for us to make in broth,   
but my husband and I love dry pasta "beyond".   

In the evening, we all have dinner together in the kitchen which is separated from the kitchenette by a wall   
and we accompany, drinking their delicious wine.   


The next day, we wander around Lendinara, accompanied by my cousin:   
we see some Palladian villas and we arrive at the grandmother's, in her cot,   

in a retirement home. She's happy to see me, but my cousin interprets   
because I remember very well our many Venetian words   

but I don't understand her because she has no teeth, poor grandmother!   
But, finally, I'm here, in front of you, dearest woman.   

Do you know that, three years earlier, my mother died of cancer,   
but she asks me about his son, my father.   

I answer she lying because my father died last year,   
but she must not know it: her heart is weak and bruised.   

Her favorite son ... She asks me if there is work for my father:   
I answer yes, we live in a golden age.   

She gave my aunt (her daughter) the two sheets she made for me:   
(heavy and resistant cloth); she asks me if she handed it all to me.   

She has no money: she did as best he could.   
Tears come to me: poor grandmother! How much I loved her!   

She would like to move, but the staff force she to stay in bed.   
It is sad, poor woman; reminds me of moments from my childhood, with a smirk.   

With sadness, she expresses his despondency and her suffering:   
"Did you see what happened to me?" (In his own house, he had independence).   

She always loved me, gave me sweetness and showed me the way.   
My grandmother doesn't beg me, she respects other people's private lives: mine too.   

I'm sorry, my heart aches. I am filled with pain.   
Once we leave, I express to my husband the idea of ​​taking her to Milan, with us: it's just an idea.    

My husband reflects (he's right): if she feels bad   
while we are at work, it would not help. His logic is natural.   

Furthermore, my father could no longer meet her in Milan: "we communicate   
with the aunt on the phone" and my grandmother would understand that we have them   

always lied. Would die. The next morning, my husband goes out with my cousin   
and I would like to go and see my grandmother, but I wouldn't understand her sweet speech.   

I don't go to her and ask myself: "What if she's missing? Did I see her for the last time?".   
(I am uncertain and sad; he has always loved me and my gratitude is great).   


In the afternoon, I want to go to Pincara, where my mother was born. We take   
the downhill path and the car, in Aunt Antonia's farmyard, we park.   

In this fraction Paolino, we are surprised to see that they spend   
here Easter my maternal grandfather, sons and daughters who do not hide,   

in turn, our meeting in an unusual way, happened.   
Berto, Aunt Antonia's son, asks me my age. Me: "Twenty-six". He is admired:   

"You always look like a little girl." We chat a bit and then we go   
in Pincara, where some patrons are in the bar we enter.   

Some fix their eyes on me: I realize that they have recognized me   
as a competitor of the Bongiorni television show "Rischiatutto". 


It has become dark: returning to Lendinara, I ask my husband   
to say hello to my childhood friend's parents. Right away   

he agrees and we stop in Via Valdentro. When I'm about to play,   
I can't quite see a figure near the front door: I ask to say hello   

the Gentlemen and, today, is the day of surprises, the person who approaches   
she is at the gate, my Gabriella: kisses and hugs. She takes me into the kitchen:   

in addition to the parents, there is Franco, the husband. We talk about many things: Gabry waits   
the third child and remembers the participation in "Rischiatutto" of her Lauretta.   

I notice that everyone towards me always has respect and admiration   
like when I was a child: with them, I still occupy this position.   

We are happy to have met again. Then, we go back to my uncles and tell stories   
The next day is a happy Easter; my aunt makes the "pinza onta" that we accompany   

with wine from a bottle that we bought especially for them.   
My husband and I appreciate the delicious dessert, in chorus.   

The following day, "Monday of the Angel", we return, remembering my grandmother   
and the happy days that have passed: I feel melancholy for that holy woman.    

I have not seen the Cathedral of Santa Sofia and the Sanctuary of the Madonna del Pilastrello:   
interesting, constructive and, I would say very, very beautiful religious tourism.

Laura 

martedì 26 settembre 2023

TURISTICAMENTE, LA REALTA’ NELLA POESIA: nell’Italia di altri tempi, nella Libia di Gheddafi, nella Tunisia di Bourghiba, nel Marocco di Re Hassan II, nella Russia di Eltsin, nella Grecia dopo i Colonnelli, …

MALE', CROVIANA, DIMARO, MADONNA DI CAMPIGLIO. 


Agosto 1970: sono ospite dei miei suoceri, in Trentino, 
a Croviana, frazione di Malè. L'appartamentino 

è in una zona più bassa della via principale  
che si trova in una zona aperta del fondovalle,

zona vasta, e un po' depressa sotto il livello stradale.  
Ammiro il paesaggio: l'aria pulita, fresca, il castello monumentale 

dei Pezzen, famiglia originaria della Valtellina, 
con la chiesetta esterna sul bordo della statale trentina. 

L'anno seguente, alloggiamo al primo piano di tale castello. 
Qui, troviamo una stufa gigante, ma non credo che il modello 

sia il medesimo dove un volontario dei Corpi Franchi si è nascosto, 
dopo il combattimento del 20 aprile 1848, tenuto sul posto. 

Le villette, il cimiterino, le case datate, il ristorantino, 
il vicoletto, ... Quanti tipi di alberi: abete, larice, pino, ... 

Chalets e la Chiesa di San Giorgio, a Malè Centro: essa contiene 
architettura e opere d'arte e, come bellissimo esempio viene 

citata per la cappella barocca dei Pezzen con lo stemma diffuso, 
pitture a fresco e l'altare di legno: legno di cui si è fatto un buon uso. 

Articoli e prodotti locali vengono venduti: in particolare, la lana 
cruda con cui inizio un tappeto che mi occupa per "qualche" settimana. 

Visite: non mancano Dimaro e Madonna di Campiglio, il Trenino "vivo" 
della Val di Sole. Allevamento di trote: un buon prodotto nutritivo. 


Ecco: ricordando qualche vacanza trascorsa a Croviana, 
mi ritrovo nostalgica anche dell'acqua del Torrente Noce: acqua sana. 

Ciao, Croviana ! Qui, da te, stai tranquilla, ritornerò 
e il tuo cielo, le tue montagne, i tuoi luoghi pittoreschi riabbraccerò. 

Laura 







MALE', CROVIANA, DIMARO, MADONNA DI CAMPIGLIO. 


August 1970: I am a guest of my in-laws in Trentino,   
in Croviana, a hamlet of Malè. The flat    

it is in a lower area of ​​the main road    
located in an open area of ​​the valley floor,    

vast area, and somewhat depressed below street level.    
I admire the landscape: the clean, fresh air, the monumental castle    

of the Pezzen, a family originally from Valtellina,    
with the external church on the edge of the Trentino state road.    

The following year, we stayed on the first floor of this castle.    
Here, we find a giant stove, but I don't think the model    

is the same where a volunteer of the Free Corps is hiding,    
after the fight of April 20, 1848, held in place.    

The cottages, the cemetery, the dated houses, the restaurant,    
the alley, ... How many types of trees: fir, larch, pine, ...   

Chalets and the Church of San Giorgio, in Malè Centro: it contains    
architecture and artwork and, how beautiful an example it is    

cited for the baroque chapel of the Pezzen with the widespread coat of arms,    
fresco paintings and the wooden altar: wood that has been put to good use.    

Local items and products are sold: in particular, wool    
raw with which I start a carpet that occupies me for "a few" weeks.    

Visits: there is no shortage of Dimaro and Madonna di Campiglio, the "living" train    
of Val di Sole. Trout farming: a good nutritional product.    


Here: remembering some holidays spent in Croviana,   
I also find myself nostalgic for the water of the Noce stream: healthy water.    


Hello Croviana! Here, with you, don't worry, I'll be back   
and your sky, your mountains, your picturesque places I will embrace again. 

Laura 


lunedì 25 settembre 2023

TURISTICAMENTE, LA REALTA’ NELLA POESIA: nell’Italia di altri tempi, nella Libia di Gheddafi, nella Tunisia di Bourghiba, nel Marocco di Re Hassan II, nella Russia di Eltsin, nella Grecia dopo i Colonnelli, …

ARENA DI VERONA
(1969, 1975, 1976, 1991

TURANDOT:

19 luglio 1969: mia madre se ne è andata da due mesi. A Verona,
si rappresenta “Turandot”, l’ultimo lavoro di Puccini. E’ un’operona.

Il mio collega Dialma organizza viaggi di turismo culturale:
la fermata del pullman più vicina è a Niguarda, presso l’ospedale.

Mi servo di un taxi per giungere prima al mezzo di trasporto.
Arrivo, ma Dialma sta dimostrando il suo sconforto

a mio padre: Dialma che, dal bar, ha chiamato telefonicamente
per non avermi ancora vista. Sta chiudendo ma, immediatamente,

si accorge di me e lo dice a mio padre a cui, all’improvviso, viene in mente
di andare a Verona dove si terrà una “Turandot imponente”.

Per cui Dialma fa deviare verso il parcheggio del villaggio, dove mio padre
sta già aspettando. (Si tratta dell’opera prediletta dalla mia povera madre).

Il tempo passa fra tragitto, giochi inganna-tempo e la rappresentazione
con Nilsson, Domingo e Tucci, si rivela uno spettacolone.

L’inizio è al lume dei cerini; poi spiccano scene, cantanti, coristi e orchestrali:
grandezza e arte impressionanti; sono verissimi artisti e si rivelano per tali.

La memoria per mia madre è grandemente omaggiata:
Sei in un freddo colombaio, mamma, ma la “nostra” Turandot ti ha riscaldata.

 

LA FORZA DEL DESTINO:

19 luglio 1975: sono passati quattro anni da che mi sono sposata.
Io e mio marito non trascuriamo la buona musica: da noi, è amata.

Riposiamo, dopo avere pranzato al ristorante della nostra amica.
Temperatura calda. Ad un certo punto, ricordo una cosa unica:

riferisco a mio marito che il mio collega va all’Arena di Verona
per “La forza del destino” con Bergonzi, Molnar Talaijc e Bruson, un’operona.

Mio marito: “Ci vuoi andare?”. Rispondo di sì: ma, così. improvvisamente …
Lui: “Preparati. Forza! Ci andiamo subito! Immantinente! Immantinente!”.

Imbocchiamo l’autostrada e, dopo due ore, siamo in zona Arena,
dove troviamo un garage per custodire la nostra auto e avere la mente serena.

Rivedo con affetto la città e incontriamo un “bagarino” che ci dà due biglietti:
Ressa per entrare, ma vale la pena per seguire un’opera dai grandi effetti,

specialmente, “la Vergine degli Angeli” cantata dal soprano e dal coro.
E’ un brano molto trascinante; è dolcissimo e io lo adoro,

tanto angelico Verdi è stato capace di saperlo rendere.
Si tratta di una serata dove non c’è proprio nulla da perdere:

la celebre e stupenda sinfonia inizia l’opera diretta da Molinari Pradelli,
grande Direttore d’orchestra; brano che tocca i sentimenti più belli.

I costumi sono fedeli alla vicenda; i cavalli sul palco; bravura dei cantanti.
L’entusiasmo e gli applausi del pubblico sono davvero abbondanti.

 

AIDA:

Luglio 1976: in Via Dante, a Milano,
all’Agenzia di Viaggi “Duomo”, compriamo

i biglietti per  la rappresentazione di “Aida” che si terrà
all’Arena di Verona verso fine mese: spettacolo che ci vedrà

nella platea del più grande teatro all’aperto, dove
i nostri due posti sono collocati e, da dove,

vediamo e udiamo bene. In attesa dell’inizio dell’opera,
sentiamo una voce maschile che grida: “Viva Verdi!”. E’ quasi sera,

ma una grande emozione io e mio marito proviamo,
rendendoci conto che “noi entusiasti” esistiamo.

Celeberrima opera verdiana, l’interprete del titolo è Maria Chiara
che, da professionista qual è, possiede una voce che rischiara

lo spettacolo. Durante il secondo atto, inizia a piovere, purtroppo,
per cui tutto smette dopo la scena trionfale. Il “tutto” che non è troppo

ma, comunque, accontentiamoci per quanto ci è stato dato di vedere:
grandi scene, splendidi costumi, interpreti e molte comparse. Il cadere

della pioggia ci obbliga a tornare nella camera d’albergo accogliente,
che abbiamo trovato appena arrivati, fortunatamente.

“Aida”: molti chilometri percorsi per ricevere poco. Davvero, peccato!
Ma noi speriamo che, qui, un altro spettacolone, di vedere, ci sia dato.

 

NABUCCO:

Fine luglio 1991: dal nostro campeggio di Casalborsetti, raggiungiamo
l’hotel “Pico”, in Mirandola. Questa volta, una posizione tranquilla la chiediamo.

La gita a Verona viene organizzata dal mio amato Gruppo musicale
per assistere a “Nabucco”, famosa opera verdiana con una storia imperiale

e la schiavitù degli Ebrei. Una storia di potere che coinvolge la morale
umana e religiosa: per cui Nabucco e Abigaille diventano esempio ascensionale.

Sono molto bravi Silvano Carroli-Nabucco e Daniel Oren (il Direttore);
è affascinante il castigo di Dio attraverso l’effetto “fulmine abbattitore”

e, del coro operistico più famoso, “Va’ pensiero”, viene eseguito il bis:
è tale l’entusiasmo che tanti vorrebbero, addirittura, il tris.

Io e mio marito siamo felici della regia e scenografia di Vittorio Rossi,
un “mago” di cui “Aida” e “Il trovatore” sono altri suoi colossi).

E, ora, il pullman ci riporta con tutta “l’allegra brigata”, a Mirandola,
dove alloggeremo ancora all’hotel “Pico” per una notte sola.

Laura

 

 

 

 

VERONA ARENA
(1969, 1975, 1976, 1991) 

TURANDOT:

July 19, 1969: my mother has been gone for two months. In Verona,
“Turandot”, Puccini’s last work, is performed. It’s an opera.

My colleague Dialma organizes cultural tourism trips:
the closest bus stop is in Niguarda, near the hospital.

I use a taxi to get to the means of transport earlier.
I arrive, but Dialma is demonstrating her despondency

to my father: Dialma who called by phone from the bar
for not seeing me yet. It is closing but, immediately,
he notices me and tells my father who, suddenly, comes to mind
to go to Verona where an “imposing Turandot” will be held.

So Dialma detours to the village parking lot, where my father
is already waiting. (This is my poor mother’s favorite work).

Time passes between the journey, the trick-time games and the representation
with Nilsson, Domingo and Tucci, it turns out to be a great show.

The beginning is by the light of the matches; then the scenes, singers, choristers and orchestral players stand out:
impressive grandeur and artistry; they are very true artists and they reveal themselves as such.

Memory for my mother is greatly honored:
You are in a cold dovecote, mother, but “our” Turandot has warmed you.

 

THE FORCE OF DESTINY:

July 19, 1975: It’s been four years since I got married.
My husband and I don’t neglect good music: we love it.

We rest after having lunch at our friend’s restaurant.
Hot temperature. At some point, I remember a unique thing:

I tell my husband that my colleague goes to the Verona Arena
for “La forza del destino” with Bergonzi, Molnar Talaijc and Bruson, an opera.

My husband: “Do you want to go?”. I answer yes: but, like this. suddenly …
He: “Get ready. Come on! We’ll go right away! Immantinent! Immantinent!”.

We take the highway and, after two hours, we are in the Arena area,
where we find a garage to store our car and have a clear mind.

I see the city again fondly and we meet a “scalper” who gives us two tickets:
Crowded to enter, but worthwhile to follow a work with great effects,

especially, “the Virgin of the Angels” sung by the soprano and choir.
It’s a very enthralling piece; it’s very sweet and i love it

so angelic Verdi was able to know how to make it.
It is an evening where there is absolutely nothing to lose:

the famous and stupendous symphony begins the work conducted by Molinari Pradelli,
great Conductor; song that touches the most beautiful feelings.

The costumes are faithful to each other; the horses on stage; skill of the singers.
The enthusiasm and applause of the audience are truly abundant.

 

AIDA:

July 1976: in Via Dante, in Milan,
at the “Duomo” Travel Agency, we buy

tickets for the performance of “Aida” to be held
at the Verona Arena towards the end of the month: a show that will see us

in the stalls of the largest open-air theater, where
our two places are placed and, from where,

we see and hear well. Waiting for the start of the work,
we hear a male voice shouting: “Viva Verdi!”. It’s almost evening

but a great emotion my husband and I feel,
realizing that “we enthusiasts” exist.

Famous opera by Verdi, the interpreter of the title is Maria Chiara
who, as a professional, has a voice that illuminates

the show. During the second act, it starts to rain, unfortunately,
whereby everything stops after the triumphal scene. The “everything” that is not too much

but, in any case, let’s be satisfied with what we have been given to see:
great sets, splendid costumes, performers and many extras. The fall

some rain forces us back to the cozy hotel room,
which we found as soon as we arrived, fortunately.

“Aida”: many kilometers traveled to receive little. Really, too bad!
But we hope that, here, another great show, to see, is given to us.

 

NABUCCO:

End of July 1991: from our campsite in Casalborsetti, we reach
the hotel “Pico”, in Mirandola. This time, we ask for a quiet position.

The trip to Verona is organized by my beloved musical group
to attend “Nabucco”, a famous Verdi opera with an imperial history

and Jewish slavery. A story of power that involves morality
human and religious: for which Nabucco and Abigaille become an ascending example.

Silvano Carroli-Nabucco and Daniel Oren (the Director) are very good;
the punishment of God through the “lightning bolt” effect is fascinating

and, of the most famous operatic chorus, “Va’ pensiero”, the encore is performed:
the enthusiasm is such that many would even like the tris.

My husband and I are happy with the direction and scenography of Vittorio Rossi,
a “magician” of which “Aida” and “Il Trovatore” are his other giants).

And, now, the bus takes us back with all the “merry brigade” to Mirandola,
where we will still stay at the “Pico” hotel for one night only.

Laura