martedì 14 gennaio 2020

11 gennaio 2020: “SERATA IN OMAGGIO A MARIO DEL MONACO E DI ETTORE BASTIANINI” tenuta nella Sala Comunale “FILANDA”, in SANTA LUCIA DI PIAVE 


 


Si tratta di una sala capiente contenente 600 POSTI A SEDERE, con un’ACUSTICA PERFETTA e dove I GIORNALISTI DELLA STAMPA DEL TRIVENETO SONO FELICISSIMI DI PRESENZIARE per raccontare questo EVENTO INTERNAZIONALE con CANTANTI DI UNA CERTA BRAVURA.

L’ORCHESTRA “FILARMONIA VENETA” è diretta dal bravissimo Maestro MANLIO BENZI.

– Sono felicissima di trovarmi qui, questa sera, dove lo spettacolo inizia facendo ascoltare “IL CANTO DEGLI ITALIANI/FRATELLI D’ITALIA” di Mameli-Novaro cantato da MARIO DEL MONACO, sotto la Direzione di FRANCO FERRARA, in una REGISTRAZIONE STORICA presso il Palazzo del QUIRINALE, nell’anno 1961: mi commuovo e  tutti noi del pubblico ci alziamo in piedi in segno di OMAGGIO e RISPETTO VERSO LA NOSTRA NAZIONE ITALIANA.
https://youtu.be/tuMeL_zyL_0


– Due artisti di notevole talento di cui ho già avuto modo di apprezzare: l’arpista CLAUDIA CIULLO e il Maestro al pianoforte MICHELE BOLLA de “La Scala”.
Due persone veramente “IN GAMBA”.


– All’inizio, udiamo il preludio da “Macbeth” di Verdi e, fra la prima e la seconda parte dello spettacolo, ci deliziamo ascoltando l’Intermezzo da “Cavalleria Rusticana” di Mascagni.


– Due tenori: GIANNI MONGIARDINO e ALESSANDRO MOCCIA si esibiscono in brani del repertorio lirico spinto di Mario Del Monaco come “Il Trovatore”, “André Chénier”, “Tosca”, “I Pagliacci”.


– Il soprano lirico-spinto DANIELA D’ARMINIO è Ortruda, in “Lohengrin”: Ortruda è un personaggio corrotto che trama per riscattare l’onore di Telramondo, suo marito, idem persona immonda.
Ebbene, Ortruda è un personaggio validissimo sotto l’aspetto psicologico e musicale dal momento che è un tassello importante, nell’opera, perché LEI è il Deus ex machina che conduce la vicenda, LEI è “la vera protagonista”, nel secondo atto: Daniela D’Arminio “SA comandare” la tendenza della sua voce e le conferisce il giusto stile creato da Wagner attraverso l’aria estremamente difficile e complessa fin da subito per mezzo degli acuti iniziali.
Amando le cose difficili, si amano il personaggio di Ortruda e la purissima voce possente di Daniela d’Arminio.


– Il mezzosoprano FRANCESCA SASSU interpreta il brano dell’umano e dolcissimo ringraziamento della Cieca, in “La Gioconda” di Ponchielli, “A te, questo rosario”: si tratta di una povera donna che è stata difesa da Laura, moglie di Alvise Badoero e innamorata di Enzo Grimaldo (Principe di Santafior).


– Prima del GRANDE FINALE, il baritono FRANCO GIOVINE, quale ospite d’onore, esegue con grande successo l’aria-preghiera di Nabucco dal IV atto: ” Dio di Giuda! L’ara e il tempio a te sacri, a te sacri  sorgeranno…  ”


- Il GRANDE FINALE viene eseguito da tutti i cantanti intervenuti: “NESSUN DORMA”, da “Turandot” di Giacomo Puccini.
Si manifesta una STANDING OVATION di ben 600 PERSONE che gridano “BIS!”.
Il “BIS!” viene eseguito e viene richiesto un altro “BIS!” (ossia, un “TRIS!”): a questo punto, si  manifesta un altro STANDING OVATION.
(Da ricordare: 600 persone …).


– Dopo tale ” TRASMISSIONE DI ELETTRICITA’ “, il rappresentante dell’Associazione “ETTORE BASTIANINI”  consegna al baritono FRANCO GIOVINE e a CLAUDIO DEL MONACO il RICONOSCIMENTO da parte di tale Associazione.
Claudio Del Monaco, con l’occasione, cita il suo legame con Bastianini che, per lo stesso Claudio, era come un secondo padre.



CONCLUSIONE:

Dopo “la pioggia” di complimenti a questo CONCERTO “STRATOSFERICO”, il Sindaco della Città di Santa Lucia di Piave dichiara pubblicamente che “EVENTI COME QUELLO DI QUESTA SERATA SARANNO RIPROPOSTI (da notare che si tratta di Cultura, Musica, Turismo).
Infatti, sono arrivati parecchi pullman da Venezia, da Cagli (Marche), da Siena (Toscana) e da Berlino (Germania).



DA NON DIMENTICARE IL MERITO SPETTANTE AL “TECNICO” DELLE LUCI: CLAUDIO DEL MONACO che – essendo anche REGISTA di opere liriche – regola la giusta dose di colori sul palcoscenico  (guarda caso, visibili solamente a Vienna), in modo che venga creata la giusta atmosfera magica in funzione dell’argomento che viene trattato: blu-rosso (le Streghe, il Sangue, i Fantasmi della mente di Lady Macbeth); “André Chénier”: il verde della speranza, mentre il blu rappresenta “l’azzurro spazio”.
Nel finale, a mezzo di “Turandot”, il colore ambra trasmette il senso dell’amore e del “romantico”. – Inoltre, il GRAN FINALE – attraverso lo scoppio di luci bianche – simboleggia la vittoria sulla vita, sulla felicità e sulla morte.

Laura Rocatello 



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venerdì 3 gennaio 2020

Venezia, Teatro La Fenice – Concerto di Capodanno 2020 31 Dicembre 2019 Francesco Betini Recensioni


Il lavoro meritorio del Teatro La Fenice e del suo archivio hanno reso disponibile online l’intera programmazione dell’istituzione, dalla fondazione a oggi. Grazie alla fruibilità rapida ed esaustiva di locandine e brani, con una semplice ricerca si possono confrontare le proposte di tutte le diciassette edizioni del Concerto di Capodanno, divenuto ormai un appuntamento imprescindibile, se non altro dello scarno palinsesto musicale televisivo. Effettuata quest’operazione, utile a rinfrescare la memoria e a far rivivere il ricordo di vari capodanni musicali, si possono fare alcune considerazioni.
La prima riguarda il taglio imposto alla seconda parte, quella concepita per la trasmissione in diretta su Rai1: si tratta di un susseguirsi di brani, secondo un’impaginazione perlopiù cristallizzata, che ambirebbero a rappresentare la tradizione operistica italiana. In quest’edizione due soli pezzi sono presenti con una motivazione precisa: il primo è il Sanctus dalla Messa da Requiem di Giuseppe Verdi, lavoro che il compositore fece eseguire alla Scala nel 1879 in una serata di beneficenza per le popolazioni del Nord Italia colpite da un’alluvione, e in questo frangente dedicato al ricordo dell’acqua granda che lo scorso 12 novembre ha colpito Venezia; l’altro è l’Amarcord Suite di Nino Rota (arrangiamento di William Ross), omaggio ai quarant’anni dalla scomparsa dell’autore e ai cento dalla nascita di Federico Fellini. Le restanti proposte rispecchiano un’inspiegabile mancanza di fantasia mista a necessità commerciali poco in sintonia con intenzioni di una certa levatura.
In secondo luogo, ma non meno rilevante, l’altrettanto misteriosa impostazione della prima parte della serata. Si era già evidenziato due anni fa, nella recensione al Concerto di Capodanno 2018, come appaia poco funzionale quanto viene reiteratamente proposto nella sezione trasmessa solo in differita (su Rai Radiotre e, nel mese di febbraio, su Rai5). Ricorrono in particolare Beethoven e Dvořák: il primo con la Settima sinfonia, il secondo con le ultime tre sinfonie, in special modo l’Ottava e la Nona. Ci si chiede quali siano i motivi concreti di una così scarsa varietà e di una selezione tanto rigida quando, al contrario, l’Ottocento (stando più o meno entro i confini di quel secolo) offrirebbe tantissimo materiale congeniale all’apertura di una simile manifestazione. Perché non dare spazio ai ballabili d’opera (come già fece Roberto Abbado nel 2007/2008), oppure a lavori di più raro ascolto, o ancora per quale motivo non omaggiare autori di cui ricorrano i centenari? In quest’occasione, per esempio, sarebbe stato interessante, se non opportuno, congedare l’anno dedicato a Berlioz e salutare l’apertura dei festeggiamenti beethoveniani magari con alcune ouverture.
Con la speranza di trovare qualche apprezzabile novità in locandina nei prossimi capodanni, ci dedichiamo intanto al concerto di questa stagione. In apertura si ascolta la Sinfonia n. 8 in sol maggiore op. 88, completata verso la fine del 1889 ed eseguita l’anno seguente con la direzione dello stesso Antonín Dvořák. Myung-Whun Chung, fuoriclasse e presenza stabile sul podio del Teatro La Fenice, è attento interprete delle esigenze stilistiche dell’autore ceco. La cantabilità e il lirismo insiti nella partitura trovano piena valorizzazione nella sua lettura, come anche i tratti peculiari della tradizione autoctona del compositore. L’Orchestra del Teatro La Fenice asseconda le intenzioni del direttore con discreta attenzione e compattezza, pur non ottenendo sempre una resa pulita e impeccabile. Gli interventi del Coro della fondazione veneziana comprovano il valido lavoro preparatorio svolto da Claudio Marino Moretti e si apprezzano soprattutto nell’intenso “Va’ pensiero sull’ali dorate” da Nabucco, mentre risulta appena meno convincente il finale di Turandot.
In questa edizione sono stati radunati quattro solisti. Due le voci femminili: Valeria Girardello e Francesca Dotto. La prima, contralto, prende parte con correttezza alla sola esecuzione del quartetto “Bella figlia dell’amore” da Rigoletto; alla seconda sono invece affidati alcuni brani di rilievo nell’assetto del programma. Il bel colore sopranile si apprezza appieno nelle suadenti volute di “Quando me’n vo”, il valzer di Musetta dalla Bohème di Puccini dove la cantante coglie tutta la seduzione grazie al fraseggio insinuante e sensuale, nel già menzionato quartetto verdiano e nella solida interpretazione di “Sempre libera” dalla Traviata. Al suo fianco nel celeberrimo brindisi “Libiam ne’ lieti calici” (bissato a grande richiesta) è presente il tenore Francesco Demuro. Il timbro luminoso e la proiezione ragguardevole compensano una certa genericità espressiva riscontrabile in “Nessun dorma” da Turandot e nel duetto “O Mimì tu più non torni” dalla bohème. In quest’ultimo brano è presente il baritono Luca Salsi cui è affidato il citato quartetto da Rigoletto e “Cortigiani, vil razza dannata” dalla medesima opera. L’artista ha potenzialità ragguardevoli per volume e smalto vocale, ma l’emissione risulta sovente stentorea, mentre il fraseggio non denota particolari approfondimenti.
La guida di Chung assicura una certa continuità, nonostante la frammentarietà del programma: la sua padronanza del linguaggio operistico italiano plasma la prestazione secondo intenzioni organiche e maturate nel tempo. Orchestra e Coro rispondono a dovere alle sollecitazioni e offrono una prova nel complesso buona.
I calorosi applausi che hanno accompagnato la prima recita del Concerto di Capodanno, il 29 dicembre, sono di ottimo auspicio tanto per la diretta televisiva del primo gennaio, quanto per l’arrivo del nuovo anno. 
Teatro La Fenice
CONCERTO DI CAPODANNO 2020
A. Dvořák
Sinfonia n. 8 in Sol Maggiore, Op. 88
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G. Verdi Requiem «Sanctus»
G. Puccini La bohème «Quando me’n vo»
N. Rota Amarcord suite
G. Verdi Rigoletto «Cortigiani vil razza dannata»
G. Puccini La bohème «O Mimì tu più non torni»
G. Verdi La traviata «Sempre libera degg’io»
G. Puccini Turandot «Nessun dorma»
J. Offenbach Orphée aux Enfers Can can
G. Verdi Rigoletto «Bella figlia dell’amore»
G. Verdi Nabucco «Va’ pensiero sull’ali dorate»
G. Puccini Turandot «Padre augusto»
G. Verdi La traviata «Libiam ne’ lieti calici»
Bis: G. Verdi La traviata «Libiam ne’ lieti calici»
Soprano Francesca Dotto
Tenore Francesco Demuro
Baritono Luca Salsi
Contralto Valeria Girardello
Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
Direttore Myung-Whun Chung
Maestro del coro Claudio Marino Moretti
Venezia, 29 dicembre 2019