venerdì 29 luglio 2016
giovedì 21 luglio 2016
17 luglio 2016: " AIDA " all' Arena di Verona
OPERA GRANDIOSA!!!
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GRANDE SUCCESSO PER L’AIDA DI GIUSEPPE VERDI A VERONA
Grandi consensi per l’Aida di Giuseppe Verdi, rappresentata all’Arena di Verona il 17 luglio scorso. Applausi a scena aperta per il cast vocale comprendente Nunzia Santodirocco nel ruolo di Aida, Luciana d’Intino (Amneris), Stefano La Colla (Radames), Alberto Mastromarino (Amonasro), Carlo Cigni (II Re dell’Egitto), Sergei Artomonov (Ramfis), Francesco Pittari (Un Messaggero), Elena Serra (Sacerdotessa).Nell’occasione è stata proposta l’edizione integrale del capolavoro verdiano grazie alla esperta regia di Gianfranco de Bosio: riuscite coreografie, scene e costumi sfarzosi, atmosfere suggestive e prorompenti nel trionfo, con tanto di cavalli bianchi.
Alberto Mastromarino, Nunzia Santodirocco e Stefano La Colla.
Ma la autentica rivelazione della serata è stata il soprano Nunzia Santodirocco, chiamata all’ultimo minuto a sostituire, nel ruolo di Aida, l’indisposta Monica Zanettin, a cui auguriamo pronta guarigione.
Al suo debutto in Arena, la Santodirocco ha dimostrato di essere perfettamente a suo agio nel complesso ruolo verdiano: raffinatissima interprete, autentica dominatrice della scena, dotata di grandi qualità musicali, splendida voce, tecnica perfetta e misurata emissione, il soprano è riuscita ad evidenziare ogni accento, ogni dinamica che il compositore ha scritto. L’abbandono lirico, l’intensità della cavata, il fraseggio commosso, l’accento screziato di una grazia tutta femminile, l’aerea perfezione degli attacchi, escono spontanei dal canto della Santodirocco. Incantava il pubblico in “Ritorna vincitor” dove sfoggiava tutto il suo repertorio espressivo, nel duetto del secondo atto (Amore!Amore!) con Amneris e nei duetti del terzo atto con Amonasro (Rivedrai le foreste imbalsamate) e Radames (Pur ti riveggo mia dolce Aida) e nel tragico finale (Morir! Si pura e bella!) e in “O terra addio!”, dove al magistero tecnico univa una straordinaria capacità di fusione timbrica ed espressiva col rispettivo partner. Veramente notevole.
Al suo debutto in Arena, la Santodirocco ha dimostrato di essere perfettamente a suo agio nel complesso ruolo verdiano: raffinatissima interprete, autentica dominatrice della scena, dotata di grandi qualità musicali, splendida voce, tecnica perfetta e misurata emissione, il soprano è riuscita ad evidenziare ogni accento, ogni dinamica che il compositore ha scritto. L’abbandono lirico, l’intensità della cavata, il fraseggio commosso, l’accento screziato di una grazia tutta femminile, l’aerea perfezione degli attacchi, escono spontanei dal canto della Santodirocco. Incantava il pubblico in “Ritorna vincitor” dove sfoggiava tutto il suo repertorio espressivo, nel duetto del secondo atto (Amore!Amore!) con Amneris e nei duetti del terzo atto con Amonasro (Rivedrai le foreste imbalsamate) e Radames (Pur ti riveggo mia dolce Aida) e nel tragico finale (Morir! Si pura e bella!) e in “O terra addio!”, dove al magistero tecnico univa una straordinaria capacità di fusione timbrica ed espressiva col rispettivo partner. Veramente notevole.

Foto di scena di Aida a Verona il 17/07/2016
Buono il Re di Carlo Cigni, mentre risultava poco incisivo il Ramfis di Sergey Artamov, con un registro grave davvero troppo flebile.
Buoni gli altri comprimari, il puntuale messaggero di Francesco Pittari e la Sacerdotessa di Elena Serra.
Molto bene anche il corpo di ballo coordinato dal M° Gaetano Petrosino, con coreografie di Susanna Egri: applausi scroscianti per i primi ballerini Amaya Ugarteche, Alessia Gelmetti, Evghenij Kurtsev e Antonio Russo.
Maestro concertatore e direttore d’orchestra era Julian Kovatchev, che si conferma un grande direttore dal gesto chiarissimo ed energico e dai tempi efficacissimi. Infine, ottimo anche il coro, diretto dal maestro Vito Lombardi.
Alla fine, forti applausi ed acclamazioni per tutti gli interpreti.
Alla fine, forti applausi ed acclamazioni per tutti gli interpreti.
lunedì 4 luglio 2016
SEGNALAZIONE DI UN OTTIMO CENTRO ODONTOTECNICO a SETTIMO MILANESE
S E G N A L O che - in Settimo Milanese (Via Airaghi, 13) - esiste un CENTRO ODONTOTECNICO presso il quale HO CONSTATATO PERSONALMENTE:
- La DEONTOLOGIA PROFESSIONALE.
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CHI avesse NECESSITA' DI AIUTO in questo campo medico, può contattarlo attraverso i Signori Lorena e Roberto:
- Telefono: 02/3350.1768 (con fax e segreteria telefonica). - e-mail: robertocvl@libero.it
Il GIUDIZIO mio e di altri è: "SONO BRAVISSIMI!".
Laura Rocatello
giovedì 12 maggio 2016
SHAKESPEARE
23 aprile 1564: nasceva un grande genio, WILLIAM SHAKESPEARE.
23 aprile 1616: scompariva un grande genio, WILLIAM SHAKESPEARE.
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https://upload.wikimedia.org/…/220px-Statue_Of_Shakespeare.…
venerdì 20 dicembre 2013
22 dicembre 2013: oggi, GIACOMO PUCCINI compie 155 ANNI
Giacomo Antonio Domenico Michele Secondo Maria Puccini (Lucca, 22 dicembre 1858 – Bruxelles, 29 novembre 1924) è stato un compositore italiano, considerato uno dei massimi operisti della storia.
GIACOMO PUCCINI, NADAMA BUTTERFLY – dall’ATTO I, ascoltiamo la seconda parte del PIU’ DEL DUETTO D’AMORE DELL’OPERA LIRICA: http://youtu.be/eXKOEHtZmrw
venerdì 13 dicembre 2013
RICORDANDO GIUSEPPE VERDI NEL BICENTENARIO DELLA NASCITA
(Le Roncole di Busseto, 10 ottobre 1813 - Milano, 27 gennaio 1901)
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III PUNTATA:
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Verdi ebbe indole semplice e retta e una personalità potente.
Poteva essere brusco e ruvido, talvolta intrattabile e scortese, ma la sua intuitiva comprensione umana ebbe un fondo basilare di intensa vibrazione, di calda e cordiale simpatia.
Iniziò la sua attività di compositore senza molte preoccupazioni estetiche.
Possedeva un senso istintivo per il teatro e non trovava difficoltà nel raggiungere gli effetti voluti.
Le agitazioni politiche del tempo e le aspirazioni all’indipendenza nazionale si impadronirono del suo spirito e colorirono la sua musica.
Divenne un compositore nazionale forse, quasi, inconsapevolmente.
Ma l’anelito dell’artista andò oltre: la sua musica ricercò e rivestì le passioni umane.
Il suo insistente appassionato accostarsi a Shakespeare, in vari stadi della sua vita, va considerato sotto l’angolo visuale dell’affinità elettiva.
Possedette una inestimabile, meravigliosa ricchezza melodica; la sua musica è calda, traboccante di vitalità, appassionata, onesta e diretta.
Egli non si curò che apparisse talvolta volgare, purché fosse intensa e pregna di carattere.
La sua evoluzione, come compositore, è stata interpretata nei modi più vari.
Egli si irritava quando sentiva dire che era stato influenzato da Wagner: ammirò la musica di Wagner, ma si guardò bene dal servirsi delle sue teorie che egli considerava dannose all’opera italiana.
Il 7 aprile 1892, in una lettera a Verdi da Amburgo, Hans Von Bülow faceva ammenda di un giudizio sfavorevole sulla musica verdiana, da lui pubblicato anni prima sulla “Allgemeine Zeitung”:
« Illustre Maestro, degnatevi ascoltare la confessione di un peccatore contrito! Diciotto anni or sono il sottoscritto si è fatto reo di una grande bestialità … verso l’ultimo dei cinque Re della musica italiana. Se n’è pentito, se n’è vergognato amaramente, oh quante volte! Ebbi la mente accecata da fanatismo [wagneriano] …
« Ho principiato a studiare le vostre ultime opere, Aida, Otello e il Requiem (che mi ha commosso fino alle lacrime). Volete perdonarmi, valervi dei privilegi dei sovrani di graziare?
« Fedele al motto prussiano, Suum cuique, esclamo vivamente: “Evviva Verdi, il Wagner degli Italiani! » .
Verdi così rispondeva, compostamente e forse non senza una punta di umorismo:
« Illustre Maestro Bülow, non vi è ombra di peccato in voi, e non è il caso di parlare di pentimenti e di assoluzioni!
« Se le vostre opinioni di una volta erano diverse da quelle d’oggi, avete fatto benissimo a manifestarle: né io avrei mai osato lagnarmene. Del resto, chi sa …, forse avevate ragione allora.
« … Se gli artisti del Nord e del Sud hanno tendenze diverse, è bene che siano diverse! Tutti dovrebbero mantenere i caratteri propri della loro nazione, come disse benissimo Wagner. » .
Vi sono senza dubbio dei punti di contatto fra i drammi musicali di Wagner e le ultime opere di Verdi, che non contengono più arie o pezzi d’insieme a forma chiusa: i brani vi si susseguono « senza interruzioni per applausi », il testo è trattato con maggior cura e l’orchestra con più ricca immaginazione.
Ma le basi della composizione di Verdi sono essenzialmente differenti da quelle delle opere di Wagner: per Wagner l’orchestra era il centro dell’interesse, per Verdi l’elemento fondamentale per la voce.
Verdi affida alla voce del cantante la melodia, il più potente mezzo di espressione per lui.
In Wagner, la voce è solo una parte del tutto, sullo stesso piano degli altri elementi.
Perciò, in Verdi, la soluzione del problema operistico è completamente diversa da quella di Wagner: come Wagner trovò una soluzione tedesca, così Verdi ne trovò una italiana, nuova, ma basata sulla tradizione.
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Il cosiddetto mutamento fra le prime e le ultime opere verdiane è, in realtà, inesistente.
Francis Toye ha scritto:
« Il suo magistero tecnico si accrebbe in grande misura, la raffinatezza e sottigliezza di espressione pure in misura ragguardevole, ma le caratteristiche fondamentali della sua personalità musicale mutarono ben poco.
In un certo senso, noi ritroviamo nel compositore di “NABUCCO” gli stessi lineamenti, potenti, intensi, diretti, la stessa sostanza emotiva del compositore di “OTELLO”.
Nei mezzi con cui si esprimono è intervenuta un’evoluzione stupefacente, un mutamento radicale; ma i tratti caratteristici sono rimasti gi stessi. ».
E. Percy M. Young:
« Fu l’erede delle grandi tradizioni della melodia e del bel canto italiano, degli splendori della tecnica, della valorizzazione del colore; e fu originale. ».
(Il Mondo della Musica)
Battuto al computer da Lauretta
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Milano: statua di Giuseppe Verdi in piazza Michelangelo Buonarroti, opera di Enrico Butti
http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/f/f4/Milano_Statua_di_Verdi.jpg/210px-Milano_Statua_di_Verdi.jpg
RICORDANDO GIUSEPPE VERDI NEL BICENTENARIO DELLA NASCITA --> 10 ottobre: BUON COMPLEANNO, VERDI!
10 ottobre: BUON COMPLEANNO, VERDI!
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(Le Roncole di Busseto, 10 ottobre 1813 - Milano, 27 gennaio 1901)
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II PUNTATA:
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Seguirono “NABUCCO”: “I LOMBARDI ALLA PRIMA CROCIATA”, “ERNANI” (da VICTOR HUGO), “I DUE FOSCARI”.
Durante i fermenti politici del 1840, Verdi si manifestò fervente patriota.
Condividendo l’aspirazione di indipendenza degli Italiani e l’avversione contro l’oppressore austriaco, ebbe fede nell’Italia libera e le sue opere sono piene di richiami a questi sentimenti.
Come argomento di esse, egli dette la preferenza a significativi avvenimenti storici: così, “LA BATTAGLIA DI LEGNANO” (evocante la lotta contro il BARBAROSSA) , “GIOVANNA D’ARCO”, “ALZIRA” (episodio della rivolta degli Incas contro gli Spagnoli), “I MASNADIERI” (dal dramma di SCHILLER), “IL CORSARO” (dal poema di BYRON”) e DIVERSI CORI DI QUELLE OPERE divennero, per gli Italiani, INNI PATRIOTTICI DELLA LIBERTA’.
Questi successi gli permisero di acquistare la villa e il podere di Sant’Agata, presso Busseto, dove spesso soggiornava in tranquillità, occupandosi dei lavori della fattoria (che lo interessavano moltissimo), di poesia e filosofia.
Si unì alla cantante GIUSEPPINA STREPPONI – che sposò solamente il 29 agosto 1859 – la quale fu per lui una moglie ideale.
Nonostante le assai floride condizioni finanziarie, Verdi non divenne mai uomo di mondo; amava la semplicità ed era felice quando poteva vivere a contatto della natura.
Dopo un soggiorno del 1848, a Parigi, scriveva:
« E’ un fatto che ho vissuto per un anno e mezzo a Parigi dove si dice che ogni cosa acquisti una certa raffinatezza. Ma confesso di esservi divenuto più orso che mai. Ho scritto delle opere, ho vagato da un posto all’altro per sei anni, ma non ho mai scambiato una parola con un giornalista col proposito di coltivare il successo; non ho mai chiesto favori ad amici o fatto la corte ai ricchi. Mai, mai, in vita mia! E sempre disprezzerò tale sorta di cose. Scrivo le mie opere meglio che posso, e poi lascio andare le cose come vogliono, senza cercare di influenzare la pubblica opinione ».
Negli anni 1851-1853, compose “RIGOLETTO”, “IL TROVATORE”, “LA TRAVIATA”.
Sebbene “IL TROVATORE” fosse ancora un’opera essenzialmente vocale (nel vecchio stile), queste tre opere si possono considerare d’avanguardia, come drammi psicologici nei quali sono fortemente caratterizzate le opposte tendenze dei personaggi.
Quanto “RIGOLETTO” e “LA TRAVIATA” fossero diverse dalle altre opere di quel tempo, si può arguire dalle reazioni sui giornali dell’epoca.
Di “RIGOLETTO” un critico scrisse:
« Un’opera come questa non può essere giudicata in una sola sera. Ieri, infatti, noi fummo sopraffatti da tutte le novità che contiene: novità o, meglio, originalità del soggetto, novità della musica, dello stile, della stessa forma nelle diverse parti. ».
“LA TRAVIATA”, così profusa di melodia, raccolse insistentemente l’appunto di essere “priva di arie”.
E gli abituali cantanti verdiani (uomini e donne) sollevarono obiezioni sulla difficoltà della musica (l’opera cadde, a causa della mediocrità dei cantanti e per incomprensione del pubblico, alla prima rappresentazione, al Teatro “LA FENICE” di Venezia, il 6 marzo 1853).
Ma, in materia artistica, Verdi era irremovibile: « Non mi lascerò mai imporre dai cantanti, nemmeno dalla Malibran, se resuscitasse. », ebbe a dire.
Nel 1859, la sua terra natale entrò a far parte del Regno d’Italia.
Verdi era divenuto una specie di eroe popolare; il suo nome stesso era stato innalzato come simbolo di libertà, aveva significato , per i patrioti: “Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia”.
Fu fatto cittadino onorario di molte città e membro del Parlamento.
Seguì un periodo di calma, nel quale il Maestro fu sempre più assorbito dalle cure delle sue terre di Sant’Agata, mentre le opere si seguivano ad intervalli sempre più lunghi.
Nel 1857, finì “SIMON BOCCANEGRA”; a due anni di distanza, “UN BALLO IN MASCHERA”; a tre, “LA FORZA DEL DESTINO”; a cinque, “DON CARLO”.
Verdi considerava ormai finita la sua carriera di compositore ma, quando, nel 1869, gli venne proposto di scrivere un’opera per celebrare l’inaugurazione del Canale di Suez, trovatone interessante il libretto, accettò l’offerta e si mise al lavoro per la composizione di “AIDA”, che venne rappresentata al “NUOVO TEATRO” de Il Cairo il 24 dicembre 1871, con un successo colossale.
Deciso ad abbandonare l’Opera, il Maestro si dedicò, in seguito, alla “MESSA DA REQUIEM” per commemorare la morte di Manzoni.
Nel 1873, scrisse un “QUARTETTO PER ARCHI” di cui, per molto tempo, non permise la pubblicazione, né l’esecuzione, considerandolo un semplice passatempo.
Aveva, allora, oltre sessant’anni e pensava di meritare il riposo.
Trascorreva l’inverno a Genova, a Palazzo Doria, il resto dell’anno a Sant’Agata, occupandosi dei suoi cani e cavalli; quando si trovava in viaggio, scriveva dando minuziose istruzioni per la cura dei suoi animali.
A Sant’Agata, consigliava i coltivatori vicini nei lavori delle loro fattorie, e si recava regolarmente sui mercati di Parma e di Cremona a comperare il bestiame.
« Quanto a me, ho ben poco da dire, davvero quasi nulla. Non faccio niente e non sono al corrente di niente. Cammino per i campi finché sono esausto, poi mangio e vado a letto. Ecco tutto. Che vita!, direte. È vero, non vi è nulla di poetico ma, alla mia età, è un modo come un altro di passare il tempo e, forse, ce n’è di peggiori. ».
Ma la sua potenza creativa non gli lasciò pace: a settantatre anni scrisse “OTELLO” e, a ottanta, “FALSTAFF”.
Nel 1897, gli morì la moglie e la salute di ferro di Verdi cominciò ad indebolirsi.
Il cuore era fiacco e il medico gli proibì qualsiasi occupazione.
Nel Natale del 1900, si recò a Milano per trascorrervi le feste con degli amici, ma fu uno sforzo: colpito da attacco cardiaco, vi moriva il 27 gennaio 1901.
Lasciò larga parte delle sue sostanze, con i diritti delle opere, alla Casa di Riposo per i musicisti da lui fondata a Milano.
Battuto al computer da Lauretta
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GIUSEPPE VERDI: ritratto eseguito da Giovanni Boldini
http://www.frammentiarte.it/dall'Impressionismo/Boldini%20opere/17%20boldini%20-%20ritratto%20di%20giuseppe%20verdi.jpg
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