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mercoledì 4 giugno 2025

MARIA AGRESTA

Maria Giovanna Agresta nasce a Vallo della Lucania il 16 luglio 1978. 

E' un Soprano italiano.    

Maria Agresta si diploma presso il Conservatorio "Giuseppe Martucci" di Salerno con il massimo dei voti e lode. 

Dopodiché, si perfezionerà sotto la guida di Raina Kabaivanska presso l' Istituto Musicale Pareggiato "Vecchi-Tonelli" di Modena.   


Vince il Sessantesimo Concorso "Comunità Europea" organizzato dal Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto "A. Belli". 

2006: a Spoleto, debutta come Rosina ne "Il barbiere di Siviglia" di Rossini e come "Selene" nella "Didone Abbandonata" di Baldassare Galuppi.   


2007: ringraziando gli insegnamenti di Renato Bruson e Raina Kabaivanska, idem, a Spoleto, debutta come Leonora ("Il trovatore") e come Mimì ("La bohème" di Puccini).   


2007: presso il Teatro "Vittorio Emanuele" di Messina, è Micaëla. 

E' Desdemona nei Teatri di Teramo, Fermo, Ortona e Pescara. 


2008: 

. "Opera Nationale de Lorraine", canta in "Otello". 

. "Incheon Opera Festival": canta ne "La Bohème".  

. Si esibisce in una serie di Concerti presso il "Festival dei Due Mondi" di Spoleto, presso la "Carnegie Hall" di New York, presso il "Festival Barokkimusiikkia" di Helsinki, alla "Filarmonica Nazionale" di Doha (Qatar), al Teatro dell' "Ermitage" di San Pietroburgo. 

2009: è Odabella in "Attila" all'Arena "Sferisterio" di Macerata.   


2011: presso il Teatro "Regio di Torino", la sua carriera subisce una svolta in occasione delle "Celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia", dove debutta ne "I vespri siciliani" di Verdi. 

L'opera è diretta da Gianandrea Noseda e la regia è di Davide Livermore. 

Immediatamente, seguirà "Norma" presso la "Israeli Opera" di Tel Aviv, sotto la Drezione di Daniel Oren.      


Gli anni successivi calca i più importanti palcoscenici europei: 

. Teatro "Alla Scala" ("Don Giovanni", "Oberto, Conte di San Bonifacio", "Il trovatore", "La bohème", "Turandot").  

. "Arena" di Verona ("La bohème", "Carmen", "Don Giovanni, "Turandot").  

. Teatro dell' "Opera" di Roma ("Oberto, Conte di San Bonifacio", "Simon Boccanegra").  

. "Festival Puccini" di Torre del Lago ("La bohème").  

. Teatro "La Fenice" di Venezia ("I masnadieri", "La bohème"). 

. Teatro "San Carlo" di Napoli ("La bohème", "Requiem" di Verdi).  

. Teatro "Massimo Vittorio Emanuele" ("La bohème"). 

. "Israeli Opera" ("La bohème"). 

. "Royal Opera House" ("La traviata", "Il trovatore", "I due Foscari", "Otello", "La bohéme").  

. "Bayerische Staatsoper" ("La bohème", "La traviata").  

. "Semperoper" di Dresda ("La Vestale", "Simon Boccanegra"), "Opernhaus Zürich" ("Otello", "Norma"). 

. "Palau des Artes" di Valencia ("Otello" e "Il trovatore").  

. "Opéra Bastille" ("I Puritani", "La bohème", "La traviata"). 

Collabora con direttori quali Riccardo Muti, Daniel Barenboim, Zubin Mehta, Christian Thielemann, Antonio Pappano, Gianandrea Noseda, Nicola Luisotti, Michele Mariotti.   


< 2014: vince il  Premio importante "Franco Abbiati" della "Critica Musicale Italiana" con la seguente motivazione: « Voce purissima di soprano lirico, dal timbro privilegiato e da colori preziosi, dalla tecnica completa, si è inserita autorevolmente nella grande tradizione italiana, in un repertorio che comprende personaggi diversi per vocalità e temperamento, da Elvira de "I Puritani" a Liù di "Turandot" ». 


2013: contribuisce incisivamente ad interpretare la produzione verdiana dagli "Anni di Galera", con "I Masnadieri" a "La Fenice" e "Oberto, Conte di San Bonifacio"; a "La Scala", alle opere della maturità; con "Otello" al "Carlo Felice".   


1 gennaio 2015: con il collega, il  Tenore Matthew Polenzani, e la Direzione di Daniel Harding, partecipa all'importante  "Concerto di Capodanno" tenuto  al Teatro "La Fenice" di Venezia. 

Battuto al computer da Lauretta 






MARIA AGRESTA: 

https://www.google.com/search?num=10&sca_esv=5ed3572dacaed608&rlz=1C1GCEA_enIT1132IT1132&sxsrf=AE3TifO7cprOjIzCf_Oor47Iy9l1Yf7ROQ:1749046975612&q=Maria+Agresta&si=AMgyJEt4gI5NMInIh8VmHjRSOVu859gNGSZ55IotVhigj4pwJy-wxMoTg-G7a_Dot9uC0aEYgCoRRrE6Cik7X9iv2D7kEaDRiQ%3D%3D&sa=X&ved=2ahUKEwi12rTd-9eNAxUiiv0HHTU4D1UQ-pgMegQIChAB



   

I VESPRI SICILIANI, "MERCE', DILETTE AMICHE" (BOLERO):   

https://youtu.be/csYsEE3D318?si=KTP2F_GCiSFEcvbF




















   

 

lunedì 22 maggio 2023

RICHARD WAGNER

 Wilhelm Richard Wagner nasce a Lipsia il 22 maggio 1813 ed è il nono figlio di Johanna Rosine Wagner e del giurista e attore dilettante Carl Friedrich Wagner.

Papà Wagner muore di tifo sei mesi dopo la nascita di Richard, per cui la madre sposa l’attore e poeta Ludwig Geyer che, sembra, sia già suo amante e, forse, il padre biologico di Wagner e che si occupa della famiglia costretta a trasferirsi a Dresda.
Richard Wagner diventerà compositore, poeta, librettista, filosofo, regista teatrale, direttore d’orchestra e saggista, reputato come uno dei più importanti musicisti di tutti i tempi, addirittura il più grande del Romanticismo, in quanto ha riformato il teatro musicale.

Wagner è autodidatta e scrive i libretti e le sceneggiature delle sue opere.
Musicalmente, usa il “Leitmotiv”, ossia il “motivo conduttore”: temi musicali collegati a persone, a luoghi, a sentimenti, ad emozioni.
E’ influenzato dalla Storia della Musica Classica e, da Artista rivoluzionario, precorre l’attuale linguaggio musicale che, in “Tristano e Isotta”, attraverso la Mitologia germanica, nordica, i poemi cavallereschi, crea lo sviluppo basilare della Musica Classica, mentre è affascinato e influenzato da Arthur Schopenhauer, oltre ad essere amico dei filosofi Hegel e Nietzsche.
Wagner ha successo nell’ultima parte della sua vita sicuramente, anche a causa dei fans “wagneriani” come Richard Strauss, Anton Bruckner e Gustav Mahler e degli “antiwagneriani come Brahms o Robert e Clara Schumann e non è da dimenticare il filosofo Friedrich Nietzsche che – finché esiste la loro amicizia – lo giudica “La Rinascita dell’arte tragica in Europa”, dopodiché si verifica una rottura di rapporti umani ed intellettuali, per cui Nietzsche definisce l’operato di Wagner “espressione di una civiltà decadente”.

Wagner torna a Lipsia nel 1828, dove completa le scuole superiori, ma dimostra incertezza sulla strada da imboccare, in quanto esuberante e con “spirito” rivoluzionario.
Si innamora della Musica all’età di 16 anni, assistendo a “Fidelio” di Beethoven, crea piccole composizioni fra cui “Le nozze”, la sua prima opera mai terminata, le opere “Die Feen” (Le Fate), a cui seguono “Das Liebesverbot” (Il divieto d’amare) e “Rienzi, der letzte der Tribunen” (Rienzi, l’ultimo dei Tribuni).

Lavorando come direttore musiale del teatrino di Magdeburgo, conosce Minna Planner che diventerà sua moglie; moglie che non ama ma dalla quale si sente protetto emotivamente e a cui regalerà la propria irresponsabilità mentale, con rottura del matrimonio.

A Königsberg diventa direttore d’orchestra del teatro che sarà costretto a chiudere per forti debiti e Wagner, licenziato, fortunatamente diventa direttore a Riga, dove comincia a creare “Rienzi”.

Due anni dopo, perde il lavoro anche a Riga; per sfuggire ai creditori, fugge con Minna viaggiando su una piccola imbarcazione con vele alla volta di Londra e, durante una tempesta durante il viaggio marittimo, è ispirato a creare “L’Olandese Volante” (Der Fliegender Hollander”), il suo primo vero capolavoro.

 

Fra il 1839 e il 1842, vive a Parigi in grande povertà e, per sopravvivere, è costretto ad impegnare le fedi matrimoniali al Monte di Pietà e a trascrivere pezzi per banda.
Termina “Rienzi” e continua la stesura de “L’Olandese Volante”.

Inoltre, in questo periodo, conosce le tesi socialiste di Proudhon e la filosofia dell’ateismo di Feuerbach: tutte cose che influenzano i primi adattamenti de “L’anello del Nibelungo” e che servono anche da base per il Calice del Sacro Graal (in “Parsifal”): Calice-regno che per Wagner è simile all’amore e alla libertà.

“Rienzi”, eseguito con lo stile del Grand-Opéra francese, ha molto successo e gli fa ottenere il posto di direttore d’orchestra dell’Opera di Dresda: per la moglie, inzia una brillante carriera.

Attraverso l’ascolto de “L’Olandese Volante”, il pubblico del teatro di Dresda rimane disorientato, mentre “Tannhäuser” ottiene un esito tiepido.

Wagner odia il mondo reazionario e conformista del suo tempo, dove il pubblico gli dimostra distacco, per cui crea “Lohengrin”: in lui Wagner rivede e rappresenta sé stesso per potere essere accettato.


In questo periodo nascono le amicizie importanti con Franz Liszt e Hans von Bülow: fervidi suoi ammiratori.
Wagner si evolve trasmettendo che “L’opera d’arte è vista come una sorta di sublimazione di un mondo affrancato dall’ipocrisia e dal potere del ricco sul povero e, nella rivoluzione del 1848, partecipa erigendo barricate, perde il posto di direttore a Dresda, ripara a Weimar, protetto da Franz Liszt che lo incoraggia a dedicarsi solo all’arte.

Cominciano le prime simpatie femminili, la polizia lo allontana da Bordeaux e Liszt lo salva nuovamente dopo la direzione, con successo , della prima assoluta di “Lohengrin” a Weimar, per cui Wagner si impegna a comporre la “Tetralogia”.
A Zurigo è contrastato, ma il suo genio è fuori di dubbio e, durante il suo primo viaggio in Italia, è ispirato per il preludio musicale de “L’oro del Reno”.

 

L’incontro con il pensiero del filosofo Schopenhauer gli modifica gli ideali trascorsi della rivoluzione e trova la conferma delle sue lente riflessioni.

Conosce i coniugi Wesendonck e accetta di affittare l’ala del palazzo che il marito offre ai coniugi Wagner e ai loro animali.
Matilde e Wagner diventano intimi, e il musicista interrompe “Sigfrido” per iniziare “Tristano e Isotta”.
Morale: scandalo e abbandono dell’ “asilo”, fuga di Wgner a Venezia, ritorno a Lucerna e, senza soldi, vende i diritti della Tetralogia per 24.000 franchi a Otto Wesendonck per imporre la sua Arte.

Sera del 13 marzo 1861: urla, fischi e risate a causa della diversità di concezione dell’Opera per 164 prove.
Ritiro dell’opera dopo la terza rappresentazione.
Conseguenza: celebrità.
Charles Baudelaire grande ammiratore; grande eco nella critica giornalistica.

Costretto a chiedere prestiti, la fortuna si presenta sotto le sembianze di Hans von Bülow, che si accorda per la prima rappresentazione del “Tristano”, a Vienna, dove l’opera è ritenuta difficile, per cui le prove sono sospese.
Senza dimenticare la fuga degli amici e il rischio di arresto per indebitamento.

Sera del 3 maggio 1864: il segretario del re di Baviera deve parlare con Wagner che, temendo di essere ricercato dalla polizia, fa rispondere di non esserci.
4 maggio 1864, mattina: il personaggio lo raggiunge in albergo e gli consegna un anello e una foto di Ludwig di Baviera, appassionatissimo della sua musica, lo convoca presso di sé, a Monaco.
Vengono rappresentate le opere “Tristano e Isotta” (1865) e “I Maestri Cantori di Norimberga” (1868, sotto la direzione di Hans von Bülow ): quest’ultima è l’unica commedia composta da Wagner, in cui il significato della nuova arte tedesca è osannato, mentre il re prova una fortissima emozione.
Wagner è oggetto di antipatia da parte degli abitanti di Monaco e dei cortigiani, per cui si stabilisce sul Lago di Lucerna dove termina la Tetralogia e dove conosce Nietzsche.

 

La moglie Minna muore nel 1866 e, dopo quattro anni, strappa a Hans von Bülow e sposa Cosima, la figlia di Franz Liszt: von Bülow, chiaramente, rompe l’amicizia col compositore.
Nascono tre figli: Isolde, Eva (che sposa un filosofo precursore del nazismo, Houston Stewart Chamberlain) e Siegfried.
Il re finanzia lo stile di vita dispendioso di Wagner e aiuta a concretizzare il Festival di Bayreuth, inaugurato con la prima rappresentazione de “L’anello del Nibelungo”, nell’agosto 1876.
Sebbene si consegua grande successo, il Re salva il Festival dal fallimento, durante una rappresentazione della Tetralogia.
Wagner si stabilisce a Bayreuth, ricevendo solo in tarda età successo e fama dalla sua Nuova Arte.

Per salute, soggiorna a lungo nel Sud Italia ma, nel 1882 la famiglia si trasferisce a Venezia, dove Il 13 febbraio 1883, Wagner decede a causa di un attacco cardiaco, ma la tomba di Wagner si trova a Bayreuth, nel giardino della sua villa “Haus Wahnfried”, non lontano dal teatro costruito per la rappresentare le sue opere.

 

Vita privata di Wagner:

E’ stato raccontato:

< Wagner adorava i cani e tutti gli altri animali, ma una volta dovette restare due mesi senza comporre “I Maestri cantori” a causa di un morso alla mano destra: questo fu causato dal cane Leo, che Wagner stava accuratamente lavando e pettinando.
In quanto grande amante degli animali, insorse pubblicamente contro la vivisezione e sostenne i diritti degli animali.
< Aveva un fisico allenato: a cinquantasette anni era ancora capace di arrampicarsi agilmente fino al primo piano di una casa aggrappandosi agli sporti, con grande paura di sua moglie Cosima.

< Wagner notoriamente soffriva di insonnia e di malinconia notturna, nonché di erisipela facciale (infiammazione della pelle del viso).
Secondo Giovanni Battista Cassano, direttore del dipartimento di psichiatria dell’università di Pisa, Wagner soffriva di un disturbo bipolare e sostiene che ciò sia rilevabile, oltre che dalla biografia, anche confrontando le musiche cupe del “Tristano e Isotta” con la sfavillanza di “I Maestri Cantori di Norimberga”.

< Il compositore amava molto l’Italia: in diverse città trovò ispirazione e pace per comporre.

< A Venezia (dove morirà) scrisse parte di “Tristano e Isotta”; a La Spezia ebbe, in sogno, l’ispirazione per il preludio della Tetralogia; a Ravello e nel Duomo di Siena immaginò la scena del “Parsifal”, che portò a termine a Palermo.
Nel 1859 simpatizzò per il Piemonte contro l’Austria, in vista della Seconda Guerra d’Indipendenza.
Cosima Liszt, la sua seconda moglie, era nata a Como, da cui il nome “Cosima”.

 

A proposito di “Lohengrin”, è stato riferito:

< Il 1º novembre 1871 viene eseguita la prima di Lohengrin al Teatro Comunale di Bologna, prima rappresentazione in assoluto di un’opera di Wagner in Italia.
< L’arrivo a Bologna dell’opera del compositore tedesco è frutto dell’interessamento del sindaco Camillo Casarini e avviene su pressione della stampa cittadina, dominata dalla figura del giovane assessore Enrico Panzacchi.
< Le “stramberie della musica dell’avvenire” trovano opposizione tra gli influenti soci della Società Felsinea, che considerano Wagner “incomprensibile come un geroglifico egiziano”, tra i liberali moderati e soprattutto tra i clericali, che si scagliano con aspri articoli contro il “framassone” Wagner.
< Sotto la guida del maestro Angelo Mariani, cantano il tenore Italo Campanini (Lohengrin), Bianca Blume (Elsa), Maria Löwe Destin (Ortruda), Elisa Stefanini Donzelli e Pietro Silenzi.
Il Teatro Comunale è gremito in ogni ordine e accoglie i più bei nomi dell’aristocrazia bolognese, fra cui Enrico Panzacchi e Alfredo Oriani.
Il successo è fin dalla prima straordinario: gli artisti e il direttore vengono più volte richiamati alla ribalta.
< A una delle quattordici repliche presenzierà anche Giuseppe Verdi, accompagnato da Arrigo Boito.
< Il 31 maggio 1872 il Consiglio municipale assegnerà a Wagner la cittadinanza onoraria.
< Il Teatro Comunale diverrà il tempio del culto wagneriano in Italia: a Bologna si terranno anche le prime italiane di Tannhäuser (1872), L’Olandese Volante (1877), Tristano e Isotta (1888) e Parsifal (1914, prima assoluta europea, fino ad allora esclusiva di Bayreuth).
Al Lohengrin sarà intitolato anche un profumo: un doppio “estratto olezzante”, che un avviso a pagamento definirà indispensabile a “chiunque aspiri all’eleganza”.


Battuto al computer da Lauretta 

 

 

 

 

 

RICHARD WAGNER nel 1871:
https://it.wikipedia.org/wiki/File:RichardWagner.jpg

File:RichardWagner.jpg

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LA VALCHIRIA, “CAVALCATA DELLE VALCHIRIE”:

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IL CREPUSCOLO DEGLI DEI: VIAGGIO DI SIGFRIDO SUL RENO e “MARCIA FUNEBRE DI SIGFRIDO”:

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I MAESTRI CANTORI DI NORIMBERGA, OUVERTURE:  https://youtu.be/-_s1Z0gUNYY

 

 

ANTONIO VIVALDI

Antonio Lucio Vivaldi nasce a Venezia il 4 marzo 1678 e muore a Vienna il 28 luglio 1741.

E’ un compositore e violinista italiano, uno dei maggiori esponenti del “Barocco” musicale.
E’ sacerdote, ma non può celebrare la messa per motivi di salute.

E’ uno dei violinisti e uno dei più grandi compositori di musica barocca, influente, originale e importante della sua epoca perché contribuisce in modo determinato allo sviluppo del Concerto (particolarmente “solistico”), della tecnica violinistica e orchestrativa, oltre ad influire su numerosi compositori contemporanei, fra cui Johann Sebastian Bach, Pisendel, Heinichen, Zelenka, Boismortier, Corrette, De Fesch, Quantz.

Il numero dei suoi lavori è vastissimo, ma le sue composizioni più note sono i “Quattro Concerti” per violino conosciuti come “Le quattro stagioni”.

Dopo la sua morte (come per altri musicisti barocchi) viene dimenticato ma, grazie alla ricerca di alcuni musicologi del XX secolo (Arnold Schering, Marc Pincherle, Alberto Gentili e Alfredo Casella, Gian Francesco Malipiero), i suoi lavori musicali lo fanno diventare uno dei compositori più noti ed eseguiti.

L’infanzia e la giovinezza di Antonio Vivaldi:

Non esistono molti documenti sulla vita di Antonio Lucio Vivaldi, ma si sa che nasce di venerdì, 4 marzo 1678, a Venezia, e viene battezzato in casa da Margarita Veronese, sua levatrice, poiché è in pericolo di vita.
Il Battesimo viene perfezionato attraverso la liturgia di rito il 6 maggio, nella Chiesa di San Giovanni in Bragora, non lontano da casa Vivaldi.

Il padre è Giovanni Battista Vivaldi ma, per molti anni, circolano voci sulla sua presunta illegittimità, mentre la madre è Camilla Calicchio, di origini materane.

Nel 1685, il padre barbiere-violinista accetta l’ingaggio prestigioso di violinista della Basilica di San Marco (a quel tempo, “Cappella privata del Doge” e non ancora “Sede Vescovile”), in cui si celebra solo in occasioni particolari, dopodiché, nello stesso anno ne diventa Maestro il famoso Giovanni Legrenzi.
Insieme al collega Antonio Lotti e a Giovanni Legrenzi, Giovanni Battista Vivaldi fonda il “Sovvegno dei musicisti di Santa Cecilia”, una confraternita di musicisti veneziani: a cui aggiunge l’impegno di insegnante di violino all’Ospedale dei Mendicanti a partire dal 1689.

Probabilmente, Antonio Vivaldi impara a suonare il violino dal padre, dimostrandosi prestissimo un grande talento.
Giovanissimo, è ammesso a frequentare i musicisti della “Cappella del Doge”, dalla cui frequenza trae vantaggio e dove, a poco a poco, sostituisce il padre.

La carriera ecclesiastica del giovane Vivaldi inizia il 18 settembre 1693, quando ha l’età minima della tonsura per mano del patriarca di Venezia, il futuro Cardinale Badoero.

Prosegue gli suoi studi presso la “Chiesa di San Geminiano” e la “Chiesa di San Giovanni in Oleo” e, come da regola, vive con la famiglia nella parrocchia di “San Giovanni Battista” in Bragora, non abbandonando la Musica.
Anzi la sua abilità con il violino lo impiega già nel 1696 come violinista in eccedenza, durante le funzioni natalizie presso la “Cappella della basilica di San Marco”, dove appare per la prima volta in pubblico; allo stesso tempo, appartiene al “Gruppo dell’Arte dei Sonadori”.

4 aprile 1699: riceve gli Ordini Minori del suddiaconato nella “Chiesa di S. Giovanni in Oleo” e, il 18 settembre 1700, il diaconato.

23 marzo 1703: viene ordinato sacerdote, continuando a vivere con la famiglia e a lavorare strettamente con il padre.
Viene soprannominato “Il Prete Rosso” per il colore dei suoi capelli, anche se nascosti dalla parrucca (che è di moda nel suo periodo storico).

Dal 1704 smette di celebrare la Messa, per motivi di salute: pare che sia affetto da una forma d’asma (“strettezza di petto”) di cui ha presentato i sintomi sin dalla nascita e per cui non gli è possibile compiere tutta la funzione sacra senza doversi assentare dall’altare.


Vivaldi presso il Pio Ospedale della Pietà:

E’ giovane, ma acquisisce fama molto presto e, dal 1º settembre 1703, è assunto come Maestro di Violino dalle Autorità del “Pio Ospedale della Pietà”, dove rimane sino al 1720.
Lo stipendio è di 60 ducati annui,

Tale “Pio Ospedale della Pietà” viene fondato nel 1346 ed è il più prestigioso dei quattro ospedali femminili di Venezia (gli altri tre sono l’ “Ospedale degli Incurabili”, l’ “Ospedale dei Mendicanti” e l’ “Ospedale dei Derelitti ai SS. Giovanni e Paolo”), dove vengono assistiti i bambini orfani o provenienti da famiglie molto povere, in cui imparano un mestiere e lasciano l’istituto all’età di 15 anni.
Le ragazze invece ricevono un’educazione musicale e quelle di maggior talento diventano membri dell’ospedale e, fra loro, esiste una gerarchia: dalle “figlie di coro”, alle più esperte dette “privilegiate di coro”, fino alle “maestre di coro” (loro insegnano).

Agosto 1704: lo stipendio di Vivaldi diventa di 100 ducati, in quanto subentra anche nella posizione di insegnante di “Viola all’inglese”.

1705: viene incaricato della composizione e dell’esecuzione dei Concerti, con un salario aumentato a 150 ducati annui a cui si aggiunge la remunerazione delle messe quotidiane dette “per la Pietà” o “per le ricche famiglie patrizie”.

Probabilmente, il giovane Vivaldi, Maestro di Violino, comincia la sua carriera di compositore e si fa notare per le sue prime opere diffuse a mezzo manoscritto, mentre è sempre più rinomato.

Pur non essendo quasi mai sottoposto al voto del Consiglio Direttivo dell’Ospedale, nel 1709 perde il posto di lavoro per 7 voti contro 6 a favore, per cui, per un anno, esercita la libera professione di Musicista.
Però, dopo aver esercitato tale libera professione per oltre un anno, viene riassunto nel 1711 alla “Pietà”, sempre a seguito di una votazione, dal momento che la Direzione ha capito bene l’importanza del Vivaldi all’interno della Scuola.

1713: diventa il responsabile per l’attività musicale dell’istituto.

1716: è “Maestro de’ Concerti”.

Non si sa bene, ma pare che Vivaldi continui ad aprovvigionare “La Pietà” di concerti e composizioni varie durante tutta la sua vita, anche in forma privata.

1705: pubblicazione della sua prima raccolta di musiche, “Opus 1”, una collezione di dodici sonate a tre dedicata al nobile veneto Annibale Gambara, ancora in uno stile neocorelliano.

1708: pubblicazione della sua seconda raccolta di 12 sonate per violino e basso continuo (“Opus 2”), ma la rinomanza a livello internazionale la raggiunge con la sua prima collezione di 12 concerti per uno, due e quattro violini con archi, “L’estro armonico” (“Opus 3”), che viene data alle stampe ad Amsterdam.

1711: Etienne Roger è un editore all’avanguardia con le nuove tecniche di stampa rispetto agli editori veneziani Sala e Bortoli, per cui Vivaldi raggiunge la rinomanza a livello internazionale con la sua prima collezione di “12 concerti per uno, due e quattro violini con archi”, “L’estro armonico” (“Opus 3”: viene data alle stampe ad Amsterdam).
La sua uscita è pubblicizzata con un annuncio sul “The Post Man” di Londra.
Questi concerti sortiscono successo in tutta Europa e, nel 1714, sono seguiti da “La stravaganza” (“Opus 4”: raccolta di concerti per solo violino e archi).

Febbraio 1711: Vivaldi, accompagnato dal padre, si reca a Brescia, dove consegna il suo “Stabat Mater RV 621” al committente, la “Congregazione dell’Oratorio di S. Filippo Neri”.

1718: inizio di un periodo di frequenti spostamenti, anche se non pare aver mai rotto i legami con “La Pietà”.

Tra il 1723 e il 1729: dagli atti registrati, viene constatato che viene pagato per comporre almeno 140 concerti.


Impresario d’opera al Teatro Sant’Angelo:

Venezia della prima metà del XVIII secolo: l’opera è l’intrattenimento musicale più popolare e più redditizio per i compositori.
Parecchi teatri si fanno concorrenza.
Quello creduto il primo lavoro teatrale di Vivaldi, “Ottone in villa” (RV 729 ), viene rappresentato al “Teatro delle Grazie” di Vicenza, nel maggio del 1713.

1705: sembra che l’esordio operistico di Vivaldi avvenga in questo anno. Anno in cui Vivaldi completa “Creso tolto alle fiamme” (RV Anh. 138) di Girolamo Polani per il “Teatro Sant’Angelo di Venezia”.

1714: diventa sia impresario, sia direttore delle musiche presso tale teatro, dove allestisce la sua terza opera, l’ “Orlando finto pazzo” (RV 727).
Non riscuote il successo sperato e, per “salvare” la stagione, Vivaldi-impresario riallestisce, (ritoccando e aggiungendo di sua mano, l’ “Orlando” di Giovanni Alberto Ristori, già presentato l’anno precedente.

1715: rappresenta un pasticcio, il “Nerone fatto Cesare” (RV 724, perduto), con le musiche di vari compositori e 11 arie dello stesso Vivaldi.

1716: rappresentazione di “Arsilda, regina di Ponto” (RV 700), sicuramente un sucesso, dal momento che, per l’opera seguente (“L’incoronazione di Dario”, RV 719), vengono proposte delle repliche con lo stesso, giovanissimo cast (in primis le future stelle Annibale Pio Fabri, Anna Vicenza Dotti e Maria Teresa Cotte [o Cotti]).
Lo stesso anno fu rappresentata “La costanza trionfante degli amori e degl’odii” (RV 706), nel piccolo Teatro “San Moisè”.

In questo periodo, “La Pietà” gli commissiona diversi lavori liturgici di cui i più importanti sono due oratorî: il primo, “Moyses Deus Pharaonis” (RV 643), risulta sfortunatamente perduto e il secondo, “Juditha triumphans devicta Holofernis barbarie” (RV 644); quest’ultimo è composto nel 1716, ed è uno dei lavori sacri più noti di Vivaldi.
Fu commissionato per celebrare la vittoria della Repubblica di Venezia contro i Turchi e la riconquista dell’isola di Corfù.
Tutte le undici parti, sia maschili che femminili, furono interpretate dalle ragazze de “La Pietà” e molte arie comprendono parti per strumenti solisti come flauti dolci, oboi, clarinetti, viola d’amore, mandolini, che servono per mettere in evidenza il talento delle ragazze anche in strumenti particolarmente rari e di non facile reperibilità per l’epoca.

 

Gli anni della maturità:

1718: Vivaldi diventa Maestro di Cappella da Camera alla Corte del Principe Filippo d’Assia-Darmstadt, governatore di Mantova e noto appassionato di musica per cui si trasferìsce in tale città dove rimane per circa tre anni.

1720-1721: compone tre opere tra le quali “Tito Manlio” (RV 738) e varie cantate e serenate. Successivamente, va a Milano, dove presenta (nel 1721) il suo dramma pastorale “La Silvia” (RV 734) e nel 1722 l’oratorio “L’adorazione delli tre Re Magi al bambino Gesù” (RV 645, perduto).
Sempre nel 1722: il compositore veneziano si reca a Roma, invitato da Papa Benedetto XIII a suonare per lui.
1725: torna a Venezia, dove nello stesso anno produce quattro lavori teatrali.

In questo periodo, scrive “Le quattro stagioni”, “Quattro concerti per violino” che rappresentano le scene della natura in musica e pubblica come i primi quattro concerti di una raccolta di dodici “Il cimento dell’armonia e dell’inventione” (Opus 8): è pubblicata ad Amsterdam, nel 1725, da Michel-Charles Le Cène, succeduto ad Estienne Roger nell’attività editoriale.

Tra il 1723 e il 1740: Vivaldi allestisce almeno 15 rappresentazioni operistiche con la partecipazione di Anna Girò (sua allieva e protetta che diventerà una famosa cantante lirica).
Secondo alcuni, si ipotizza una possibile relazione amorosa tra i due, relazione che, al momento, non risulta certa da alcuna documentazione storica.


Gli ultimi anni e la morte:

Arrivato all’apice della sua carriera, Vivaldi riceve numerose commissioni dalle famiglie nobiliari e reali europee.
“La serenata, La Gloria, Imeneo” (RV 687) è composta per il matrimonio di Luigi XV.
L’ “Opus 9”, “La cetra”, è dedicata all’Imperatore Carlo VI.
1728: Vivaldi ‘incontra l’Imperatore in persona, arrivato a Trieste per supervisionare la costruzione di un nuovo porto.
Carlo VI ammira la sua musica che – in due anni – lo farà intrattenere più a lungo con il compositore e non con i suoi ministri.
A Vivaldi egli conferisce il titolo di Cavaliere, attribuisce una medaglia d’oro e lo invita a Corte a Vienna, per cui il musicista gli presenta una presunta copia del manoscritto de “La cetra”.
SI tratta di una raccolta di Concerti quasi completamente differente da quella pubblicata con lo stesso titolo, come Opus 9: probabilmente un ritardo di stampa aveva costretto Vivaldi a confezionare alla meglio una collezione improvvisata di concerti.

1730: va a Vienna e a Praga assieme a suo padre, dove rappresenta tra le altre, la sua opera “Farnace” (RV 711).
In questo periodo, incontra due dei maggiori librettisti italiani dell’epoca: “L’Olimpiade” e “Catone in Utica” sono su libretto dell’affermato Pietro Metastasio, nel 1730, diventato Poeta Cesareo alla Corte di Vienna.
Il libretto della “Griselda” è del giovane Carlo Goldoni, tratto da un vecchio libretto del predecessore di Metastasio, Apostolo Zeno.

 

La vita di molti compositori della sua epoca si conclude sventuratamente sotto l’aspetto umano ed economico: così è anche per lui perché le sue composizioni, a Venezia, non sono più molto apprezzate: ciò è dovuto ai cambiamenti veloci dei gusti musicali che, con l’affermazione dell’Opera Napoletana, lo considerano fuori moda, per cui decide di trasferirsi a Vienna, dove è stato invitato da Carlo VI d’Asburgo e dove, forse, spera di occupare qualche posizione ufficiale a Corte e di rappresentare alcune sue opere al “Kärntnertortheater”.

Per finanziare Il suo trasferimento Vivaldi lo concretizza a mezzo della svendita di parecchi manoscritti.

Tale trasferimento a Vienna e il lasciare per sempre l’Italia è a causa anche di uno spiacevole episodio del 1737 che lo segna ma, poco dopo il suo arrivo a Vienna, nell’ottobre del 1740, Carlo VI muore.

Succede la Guerra di Successione Austriaca che costringe la figlia (la futura imperatrice Maria Teresa d’Austria), a fuggire in Ungheria.

Tutti i teatri viennesi vengono chiusi immediatamente sino all’anno seguente, per cui Vivaldi rimane senza protezione imperiale e senza fonti di reddito ed essendo troppo malato e troppo povero, resta a Vienna dove, per tirare avanti, svende altri suoi manoscritti, fino alla notte tra il 27 e il 28 luglio 1741 in cui muore di infezione intestinale (o forse anche a causa dell’asma bronchiale di cui soffre fin dalla nascita) nell’appartamento affittato presso la vedova Maria Agate Wahlerin.

Il 28 luglio, Vivaldi viene sepolto in una fossa comune allo “Spitaller Gottsacker” di Vienna, con un funerale semplice detto “dei poveri”.
Il luogo della sepoltura si trova a fianco della “Karlskirche”; il cimitero non esiste più, ma presenziano targhe in sua memoria come anche una “Vivaldi star” nella “Musikmeile” viennese, un monumento nella Rooseveltsplatz e un memoriale nella Karlsplatz.

La sua musica cade nell’oblio e ci rimane fino a quasi la metà del XX secolo, quando la figura di Vivaldi torna ad “imporsi” nella storia della Musica Europea.

 

Vivaldi: influenze nella cultura popolare e generale:

La riscoperta della musica di Vivaldi e la creazione dei fondi Foà e Giordano sono portati a conoscenza del pubblico a mezzo del romanzo “L’affare Vivaldi” di Federico Maria Sardelli (2015), musicista, direttore d’orchestra ed esperto del compositore veneziano.

Vivaldi appare fra i personaggi del romanzo “Stabat Mater” di Tiziano Scarpa la cui protagonista è Cecilia, violinista orfana cresciuta ed educata presso l’ “Ospitale di Pietà” dove è accertato che Vivaldi abbia lavorato e diretto.

“Il respiro degli angeli” è un romanzo di Emanuela Fontana (Mondadori, 2021) che narra l’intera vita di Vivaldi, dall’infanzia a Venezia fino agli ultimi mesi a Vienna.

A Vivaldi è intitolato il cratere Vivaldi su Mercurio.


Cinema:

Cinematograficamente, Vivaldi è personaggio principale in “Rosso veneziano”, film “giallo” francese del 1989 diretto da Étienne Périer, il cui protagonista è il giovane Carlo Goldoni interpretato dall’attore polacco Wojciech Pszoniak.

2006: il film “Antonio Vivaldi, un prince à Venise”, è di produzione franco-italiana, è diretto da Jean-Louis Guillermou ed è interpretato da Stefano Dionisi, nei panni di Vivaldi, Michel Serrault, nel ruolo del vescovo di Venezia, Christian Vadim, nel ruolo di Carlo Goldoni, e Michel Galabru, nel ruolo del papa Benedetto XIII.

Sembra che un ulteriore film sul musicista veneziano sia in preparazione con il titolo provvisorio “Vivaldi”: sarebbe prodotto da Boris Damast, con Max Irons, figlio dell’attore Jeremy Irons, nelle vesti del musicista; inoltre, nel cast si vedono le partecipazioni di Malcolm McDowell, Jacqueline Bisset e Gérard Depardieu.


Battuto al computer da Lauretta 

 

 

Il celeberrimo ritratto a Vivaldi del 1723 circa:
https://it.wikipedia.org/wiki/File:Vivaldi.jpg

File:Vivaldi.jpg

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LE STAGIONI, “LA PRIMAVERA”:

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LE STAGIONI, “L’ESTATE”: https://youtu.be/IJDnj2O9yqY

  

domenica 21 maggio 2023

MARCO TUTINO

Marco Tutino nasce a Milano il 30 maggio 1954.

E’ un compositore italiano.

In Italia, i teatri che eseguono le sue opere sono il Teatro “Alla Scala” di Milano, il “Teatro dell’ Opera” di Roma, il Teatro “Massimo” di Palermo, il Teatro “Comunale” di Bologna.

All’Estero,  le sue opere vengono rappresentate in Paesi come Austria, Ungheria, Paesi Bassi, Gran Bretagna, Francia, Germania sotto le Direzioni Orchestrali di Roberto Abbado, Daniele Gatti, Riccardo Chailly, Giuseppe Sinopoli, Carlo Rizzi, Dino Scuderi.

Il filone compositivo seguito è il “neo-tonale” e il “neoromantico”, di cui ne è un esponente principale.

Fra i suoi lavori teatrali: “Pinocchio”, “Cirano”, “Vite immaginarie”, “La lupa”, “Federico II”, “Il gatto con gli stivali”, “Pugacev”, “Dylan Dog”, “Peter Pan”, “La bella e la bestia”, “Le bel indifferent”, “The servant”, “Senso”, “Le braci”, “La Ciociara”.

Tra le sue composizioni musicali, emergono il “Requiem” che viene eseguito nella Cattedrale di Palermo il 27 marzo 1993 in memoria dei Morti nelle stragi di mafia e “Canto di pace” per tenore, composto su testo di Giovanni Paolo II e interpretato da Plácido Domingo il 28 aprile del 2003.

2002-2006: è Direttore Artistico del Teatro “Regio” di Torino.

Dall’ottobre 2006 al gennaio 2011: è Sovrintendente e Direttore Artistico del Teatro “Comunale” di Bologna.

2007: è Presidente della Giuria del Concorso Internazionale di Composizione “2 Agosto”. 


Le “prime” delle sue opere:  

. Pinocchio (Teatro Margherita di Genova, 23 maggio 1985)
. Cirano (Teatro Comunale di Alessandria, 18 settembre 1987)
. Vite immaginarie (Teatro Comunale di Bologna, 6 novembre 1989)
. La lupa (Teatro La Gran Guardia di Livorno, 4 settembre 1990)
. Federico II (Commissionata dal teatro di Bonn nel 1992, prima esecuzione Teatro Giovanni Battista Pergolesi di Jesi, 1º ottobre 2004)
. Il gatto con gli stivali (Teatro Filarmonico di Verona, 17 aprile 1997)
. Vita, opera in un atto di Patrizia Valduga liberamente tratta dalla commedia Wit di Margaret Edson (per il Teatro alla Scala di Milano nel Piccolo Teatro Studio, 9 maggio 2003 con Anna Caterina Antonacci)
. Le bel indifferent (Teatro Lauro Rossi di Macerata, 15 luglio 2005, con Monica Bacelli, Luca Canonici, Elena Rossi, Milton Danilo Fernández; orchestra Státní opera Praha; dir: Guillaume Tourniaire; regia: Pier Luigi Pizzi per lo Sferisterio di Macerata)
. The servant (Auditorium S. Paolo di Macerata, 27 luglio 2008) per la regia di Gabriele Lavia nell’ambito dello Sferisterio Opera Festival
. Senso (Teatro Massimo Vittorio Emanuele di Palermo, 22 gennaio 2011)
. Le braci, opera in un atto, libretto del compositore dal romanzo omonimo di Sándor Márai, commissionata del Festival della Valle d’Itria e Maggio Musicale Fiorentino (produzione del Teatro Nazionale di Seghedino, nell’ambito dell’Armel International Opera Festival, Budapest, 9 ottobre 2014)
. La ciociara (titolata Two Women, San Francisco Opera, 19 giugno 2015, con Anna Caterina Antonacci), libretto di Marco Tutino e Fabio Ceresa
. Miseria e nobiltà, 23 febbraio 2018, Teatro Carlo Felice di Genova (Ricordi), libretto di Luca Rossi e Fabio Ceresa


Battuto al computer da Lauretta




 

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LA CIOCIARA: visione di alcune scene mentre l’autore spiega tale capolavoro =

 

mercoledì 17 maggio 2023

IGOR STRAVINSKIJ

Igor’ Fëdorovič Stravinskij nasce il 17 giugno 1882, a Lomonosov/San Pietroburgo, nella Baia del fiume Neva, nel Golfo di Finlandia, e muore il … a … .

E’ un Compositore e Direttore d’Orchestra russo che, nel 1934, viene naturalizzato francese.
1945: diventa statunitense e il suo nome è anglicizzato e francesizzato in Igor Stravinsky.
Neoclassicista prima e, poi, seriale/dodecafonico, diventa celebre grazie ai tre balletti creati nel suo primo periodo con i Balletti russi: “L’uccello di fuoco”, “Petruška” e “La sagra della primavera”.

In famiglia, ha rapporti difficili e la sua infanzia subisce l’incisività del padre autoritario (e, anche, celebre basso del Teatro “Mariinskij”) che – come reazione conseguenziale – provoca iperattività psicologica e fisica, oltre a non far pensare che diventi l’artista cosmopolita che conosciamo e a cui restano impressi i ricordi felici di Ustyluh e i canti delle donne dei villaggi.

All’età di nove anni, Stravinskij si dedica alla Musica iniziando lo studio del Pianoforte sortendo progressi veloci, riuscendo ad improvvisare e a leggere spartiti d’opera.
Inizia gli studi di Giurisprudenza senza convinzione, ma laureandosi nel 1905, e continua autodidattiamente gli studi di Armonia-Contrappunto-Pianoforte con Madame Khachperova, ex alunna di Anton Rubinstein.

Frequentando l’Università, conosce Vladimir (il figlio di Nikolaj Rimskij-Korsakov) che, da buon amico, gli presenta il padre, nel 1902; musicista che gli sconsiglia di iscriversi al Conservatorio, ma che, poi, gli impartisce lezioni private, accettandolo come allievo e con il quale si instaurerà un affetto reciproco durato fino al decesso di Rimskij-Korsakov.
Come Compositore, Stravinskij si valuta sempre autodidatta e non considera tale il suo Maestro.

Fin dall’infanzia, frequenta sua cugina Katerina Nossenko, che sposa il 24 gennaio 1906 vicino a San Pietroburgo, nel villaggio di Novaja Derevnja con la presenza dei due soli testimoni, Andrej e Vladimir Rimsky-Korsakov, figli di Nicolaj.
Arrivano in viaggio di nozze a Imatra (Finlandia), famosa per le cascate, dove Stravinskij progetta la creazione di una suite di canzoni.
Hanno quattro figli, Fëdor-Theodore), Ludmila, Svjatoslav-Soulima e Marija Milena-Mika).
Artisticamente, Theodore diventerà un pittore, Soulima diventerà un musicista e accompagnerà spesso il padre nei suoi concerti.

Stravinskij è veramente addolorato per la morte di Rimskij-Korsakov, per cui compone il “Canto funebre per coro e orchestra”.

1908: due composizioni sinfoniche (“Feu d’artifice” e “Scherzo fantastique”), richiamano l’attenzione di Sergej Djagilev che le ascolterà ai “Concerti Ziloti” di San Pietroburgo, il 6 febbraio 1909.

1909: Su richiesta di Djagilev, compone un balletto originale, “L’uccello di fuoco”, tratto da una fiaba russa, e che termina l’anno seguente.

Giugno 1910: lascia la Russia alla volta di Parigi per la prima rappresentazione dei “Balletti Russi realizzati per Diaghilev” che produce grande successo ponendo Stravinskij all’attenzione del mondo musicale dell’Europa e che diventa immediatamente celebre.
Questa combinazione gli permette di conoscere Claude Debussy, importante compositore francese, suo grande amico fino al decesso avvenuto nel 1918.

Stravinskij e famiglia si trasferiscono in Svizzera e, nel 1911, con “Petruška”, i suoi tratti musicali lo rappresentano nitidamente anche se spiccherà all’attenzione mondiale con “La Sagra della primavera” la cui “prima” del 29 maggio 1913 (con la coreografia di Vaclav Nižinskij) resterà famosa come “La battaglia del Sacre”, ottenendo un successo ecezionale e strepitoso.

1914: si svolge l’ultimo viaggio in Russia di Stravinskij per cui, a causa dello scoppio della Prima Guerra Mondiale e della Rivoluzione d’ottobre (1917), è obbligato a stabilirsi in Svizzera, a lasciare tutti i suoi beni in Russia, ritrovandosi in stato indigente e aiutato da amici, oltre alle commissioni di lavori retribuiti magnanimamente.

Dopo la creazione de “La Sagra della primavera”, Stravinskij crea lavori adatti ad un numero ristretto di esecutori perché guerra e pochissime disponibilità economiche hanno interrotto l’attività dei Balletti russi, praticamente.
Allora, con due amici , lo scrittore Charles-Ferdinand Ramuz e il Direttore d’Orchestra Ernest Ansermet, concretizza uno spettacolo ambulante, un piccolo teatro da spostare di paese in paese (tipo quello dell’opera “I Pagliacci” di Leoncavallo), originando l’opera da camera, “L’Histoire du soldat”, nel 1918.
Però, questo progetto di presentare gli spettacoli girando attraverso la Svizzera viene interrotto di colpo dall’epidemia di influenza “spagnola” che colpisce Stravinskij e parecchi dei suoi amici e collaboratori.
Durante un viaggio a Parigi, dopo la guarigione, il musicista ricontatta Djagilev che si dà da fare per farlo di nuovo collaborare con i “Balletti Russi”.

Dotato di desiderio illimitato di imparare e conoscere Arte e Letteratura, è sempre disposto a collaborare con artisti e musicisti, specialmente, a Parigi, fra cui “Pulcinella” (il balletto proposto da Diaghilev su musiche di Pergolesi), e per il quale Stravinskij collabora con Pablo Picasso per l’organizzzazione di scene costumi.
1920: “Pulcinella” viene rappresentato e segna la nascita del suo periodo “neoclassico”.

Stravinskij – dopo la “prima” di “Pulcinella” – si stabilisce in Francia e soggiorna a Carantec, in Bretagna.
A questo punto, vengono modificate vita e attività, per cui nasce un periodo molto ampio circa conoscenze, viaggi, interessi, rendendolo anche interprete di proprie composizioni in parecchi concerti.

Non è proprio bello, ha statura fisica alta ed è espressivo, per cui – da “uomo di mondo” con moltissime conoscenze, è “chiacchierato” nella buona società circa “avventure” (fra cui la Chanel).

Legatissimo alla famiglia, rimane vedovo nel 1939 e sposa Vera de Bosset, a New York, nel 1940, con la quale ha già una relazione.

Settembre 1920: Stravinskij e famiglia si trasferiscono a Garches (Parigi), ospiti della lussuosa dimora di Coco Chanel, la quale permette loro di restarci fino ad avere un alloggio positivo dove termina le Sinfonie di strumenti a fiato, scritte in memoria di Debussy.

Estate 1921: per varie settimane è a Londra per la rappresentazione de “La Sagra della primavera” e progetta con Djagilev un lavoro tratto da una novella di Puškin: l’opera buffa “Mavra” (è ultima composizione di esempio russo del musicista).

Fine estate 1921: Stravinskij si trasferisce ad Anglet (Biarritz); lavora a “Mavra”; compie vari viaggi a Parigi (alla Casa Musicale “Pleyel”) e a Montecarlo (prove di un altro suo balletto: “Renard”).

1923: prima rappresentazione de “Les noces” (opera a cui lavora da alcuni anni).
Il clima oceanico dell’Atlantico, a Biarritz, non piace a Stravinskij, per cui – nell’autunno del 1924 – si sposta a Nizza.
1925: primo viaggio di Stravinskij negli Stati Uniti, dove rimane due mesi per una serie di concerti.

1926-1927: rientra in Francia e compone l’opera-oratorio “Oedipus Rex”, collaborando per la stesura del testo con Jean Cocteau.

Stravinskij diventa presto cosmopolita, a causa dei moltissimi viaggi, tutti ne parlano come di una persona cortese, gentile e servizievole, visti il suo carattere e la sua semplicità d’animo: infatti, viene ospitato come Pianista e Direttore d’Orchestra in città come Parigi, Venezia, Berlino, Londra e New York.
I testi e le fonti per il suo lavoro sono molti, ma iniziano dal folklore russo, arrivando agli autori classici, alla liturgia latina e alla Francia contemporanea (André Gide, con “Perséphone”), alla letteratura inglese: Auden, Thomas Stearns Eliot, la poesia medievale e anche alle opere di Shakespeare.

Fra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, il suo lavoro è intensissimo.
1928: termina la stesura del balletto neoclassico, “Apollon Musagète”, con la coreografia di George Balanchine.
1930: nasce la “Symphonie de Psaumes”, una delle sue opere più conosciute.
1934: dopo tre anni passati a Voreppe, nell’Isère, si stabilìsce a Parigi e acquisìsce la cittadinanza francese.
In questo periodo nascono “Perséphone”, “Jeu de cartes”, il Concerto in mi bemolle “Dumbarton Oaks”.

1938-1939: mancano la figlia Ludmila, la madre, la moglie.
La figlia Mika passa molto tempo in sanatorio ed egli stesso è ricoverato a lungo, sempre a causa di tubercolosi.
Fortunatamente, le sue composizioni non vengono coinvolte emotivamente.

1939: Stravinskij parte alla volta degli Stati Uniti, chiamato là per tenere un Corso di Poetica Musicale, precisamente a Harvard ma, a causa della guerra, si stabilìsce a Los Angeles e, in seguito, a Hollywood: nel 1945, diventa cittadino naturalizzato statunitense fino alla sua morte nel 1971.

1919: arrangia “La Marsigliese”.
Luglio 1941: arrangia l’Inno americano “The Star-Spangled Banner”, la cui prima esecuzione si tiene a Boston il 14 ottobre dello stesso anno, ma non potrà più eseguirlo a causa delle leggi del Massachusetts (che proibiscono qualsiasi trascrizione dell’Inno) e a seguito di un intervento della polizia locale.

Adeguato professionalmente e intellettualmente a vivere in Francia, si adegua anche a vivere nello stesso modo negli U.S.A.

1951: attraverso l’opera con W.H. Auden, “The Rake’s Progress”, Stravinskij incontra il Direttore d’Orchestra e Musicologo Robert Craft: ora, il suo periodo neoclassico culmina e termina.
Nota Bene: Il primo interprete maschile di quest’opera è Raphael Arie’ del quale ho conosciuto la moglie vedova che mi ha regalato un libro che parla di alcuni episodi della sua vita col marito.

Capace di “reinventarsi”, si accosta nuovamente alla tecnica dodecafonica, soprattutto dopo avere conosciuto i lavori di Anton Webern, progredendo e arrivando a “convertirsi” scrivendo la Cantata , il Settimino, In memoriam Dylan Thomas, il Canticum Sacrum, il balletto Agon, Threni.

Viaggia moltissimo per lavoro (suoi concerti e sue composizioni) in particolare, nel 1958, anno in cui dirige un concerto di sue musiche presso il Teatro “La Fenice” di Venezia e “Oedipus Rex” alla “Wiener Staatsoper” di Vienna.

1962: ha forti radici in Occidente e si interessa alla scrittura ebraica.
1962-1963: compone la ballata sacra “Abramo e Isacco” e continua a scrivere musica per lavoro fino alla fine della sua vita.

1966: il suo ultimo lavoro importante è costituito dai “Requiem Canticles” e, dall’anno successivo, la sua salute peggiora provocandogli vari ricoveri ospedalieri.

Riesce ancora a viaggiare: Parigi, Zurigo, e a dedicarsi a trascrizioni, fra cui due lieder di Hugo Wolf.

1969: si ammala di bronchite fortissima, conseguenza riacutizzata della vecchia tubercolosi.

1970: è invitato in Italia e annuncia di voler tornare in Europa, ma è bloccato a New York da un edema polmonare, dove muore all’età di ottantotto anni nella notte fra il 6 e il 7 aprile 1971, a seguito di una crisi cardiaca.

Su sua richiesta, la sua tomba è vicina a quella di Sergej Djagilev, suo collaboratore da tantissimi anni: si trova a Venezia, nel Settore Ortodosso del Cimitero Monumentale dell’Isola di San Michele.
Secondo la convinzione di Robert Siohan, la moglie del Musicista rifiuterà la proposta del Governo Sovietico di inumare il corpo a Leningrado, sicura di rispettare il pensiero fedele ai desideri del marito.

Stravinskij racchiude molti stili musicali classico-moderni e influenza compositori sia durante la sua vita e dopo.

Una stella a suo nome si trova all’interno della “Hollywood Walk of Fame”, al numero 6340 di Hollywood Boulevard.


Battuto al computer da Lauretta

 

 



Stravinskij, anni ’30:
https://it.wikipedia.org/wiki/File:Igor_Stravinsky_LOC_32392u.jpg



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La parte più conosciuta di questo Balletto si trova al minuto 2:45.

L’UCCELLO DI FUOCO:      

 

 

 

 


 

martedì 16 maggio 2023

RICHARD STRAUSS

 Richard Georg Strauss nasce a Monaco di Baviera l’11 giugno 1864 e muore a Garmisch-Partenkirchen l’8 settembre 1949.

E’ un Compositore e Direttore d’Orchestra tedesco del periodo tardo-romantico.

Richard Strauss è conosciuto per i suoi poemi sinfonici e le sue opere liriche, ma non è parente degli Strauss viennesi, famosi compositori di musica da ballo.

La sua famiglia è abbastanza agiata (il padre è Primo Corno dell’ “Orchestra del Teatro di Corte” di Monaco e la madre appartiene alla famiglia dei birrai Pschorr) e con grandi interessi musicali, per cui Richard si appassiona alla Musica e inizia a comporre quando ha sei anni.
In seguito riceverà lezioni di Composizione dal Maestro di Cappella Frederick Wilhelm Meyer e, dietro la sua guida (o forse da lui ispirati), dopo le prime opere (spesso solo per pianoforte e canto) compone i “Concerti”, una “Grande Sonata”, un “Quartetto d’archi”, due “Sinfonie” e una “Serenata per fiati (Op. 7)”.

1882: inizia a studiare presso l’Università di Monaco, ma interrompe presto.

1883: compie un viaggio fra Dresda e Berlino, dove contatta personaggi importanti, tra cui il noto Direttore della “Orchestra di Corte” di Meiningen, Hans von Bülow (ex genero di Listz).

1885: Bülow assume Strauss come Maestro di Cappella del “Meininger Hof” (dove, fra gli altri, Strauss conosce Johannes Brahms); poco dopo, Bülow, lascia l’incarico e Strauss diventa il suo successore fino al termine della stagione 1885/86.

Fino a quel momento, compone con uno stile simile a Brahms o Schumann, ma la sua tendenza musicale cambia incontrando il Violinista Alexander Ritter che convince Strauss a prestare attenzione alla musica di Wagner dopo essersi cimentato con poemi sinfonici che hanno qualche idea di Franz Liszt.
Il nuovo stile di Strauss si nota nella Fantasia per Orchestra in quattro movimenti “Aus Italien”, eseguita nel 1887, al “Nationaltheater” (Monaco di Baviera); stile che si nota maggiormente nei successivi lavori per orchestra, programmatici e in un solo movimento, chiamati da Strauss “Tondichtungen” (normalmente tradotto con “Poemi Sinfonici”, anche se il termine più adatto sarebbe “Poemi Sonori”).

Inizialmente, ha difficoltà (del primo poema sinfonico, “Macbeth”, esistono tre versioni), ma Strauss trova il suo stile con “Don Juan” (del 1888-89) e soprattutto “Tod und Verklärung” (del 1888-90), che gli danno subito celebrità per la “vicinanza” con il “Tristano e Isotta” di Wagner.

Dopo alcuni anni, segue una seconda serie di Poemi Sinfonici, fra cui “Also sprach Zarathustra” (del 1896), < le cui battute iniziali, che rappresentano il sorgere del sole, acquisiscono grande notorietà grazie all’impiego nel film “2001: Odissea nello spazio” di Stanley Kubrick.
Qui, lo stile straussiano appartiene al Tardo Romanticismo, ma la “Sinfonia delle Alpi” è ricordata per l’imponente organico orchestrale, simile a quello delle grandi sinfonie di Mahler.

1887: Strauss comincia la composizione della sua prima opera, “Guntram” (poco rappresentata dopo il 1894).

1899-1913: è Direttore della “Staatsoper Umaggiorenter den Linden”.
1901: “Feuersnot” è un successo; un trionfo internazionale e fama come Compositore operistico gli arrivano con “Salome” (del 1905) ed “Elektra” (del 1909): quest’ultima è la prima opera di collaborazione fra Strauss e lo Scrittore e Drammaturgo Hugo von Hofmannsthal.

In seguito i due artisti lavorano assieme, nonostante Strauss modifichi in parte il suo stile in “Der Rosenkavalier” (del 1911), opera in tre atti e < ambientata nel Settecento, ricca di riferimenti erotici e più favorevolmente accettata dal pubblico rispetto alle precedenti “Elektra” e “Salomè”, le due partiture più innovative di Strauss, classificate per il contenuto poetico e musicale come esempi di teatro orgiastico >.
“Salome” è la più nota tra le opere teatrali di Strauss e, all’esordio scandalizza la Critica mondiale anche se raggiungerà un buon successo, in seguito.
1907: a proposito, è importante ricordare la rappresentazione a New York che viene ritirata su richiesta della Chiesa per la scena in cui “Salome” bacia la testa mozza di San Giovanni, seguendo fedelmente il testo di Oscar Wilde da cui l’opera è tratta.

1930: fino a questa data, Strauss compone ancora numerose opere, però il suo stile si riduce ad un livello minore e la grande opera “La donna senz’ombra” (“Die Frau ohne Schatten”) rappresenta il punto finale di una fase drammatico-sperimentale.
I lavori seguenti hanno costruzione più leggera e in stile classicistico, come “Capriccio” e “Daphne”, la sicurezza drammaturgica per il teatro musicale rimane e, quasi tutte le sue opere liriche, sono dei successi.

 

Strauss e il Nazismo:

Nell’epoca del “Nazionalsocialismo”, non si conosce precisamente il ruolo di Strauss perché risulta dubbioso: secondo alcune opinioni, Strauss sarebbe apolitico e non avrebbe mai cooperato con il “potere”, ma è da tenere ben presente che, durante le “Olimpiadi” di Berlino del 1936, Strauss non dirige l’Inno Nazionalsocialista.
Secondo altri, l’obiezione della sua “Presidenza della Camera Musicale del Reich”, nel periodo 1933-1935, nonostante ricopra una carica elevata di rappresentanza, dovrebbe fargli prendere posizione contro il Nazionalsocialismo.

Strauss corre un rischio, pubblicando l’opera “La donna silenziosa” (“Die schweigsame Frau”) su libretto dello scrittore ebreo Stefan Zweig perché, a seguito dell’enorme successo ottenuto (la cui prima rappresentazione viene autorizzata in via eccezionale dallo stesso Hitler), Strauss è costretto a dimettersi dalla “Camera Musicale del Reich” (Zweig, 1942) in quanto viene intercettato un messaggio troppo “libero” diretto allo stesso Stefan Zweig per chiedergli la stesura di un libretto per una nuova opera,
Altre supposizioni: Strauss sfrutterebbe la sua carica per proteggere i suoi amici e colleghi ebrei.


Il nuovo ruolo di musicista nella società:

Richard Strauss è un compositore geniale e ha anche ridefinito il ruolo del Musicista nella Società: ha già una solida base finanziaria (per via della famiglia materna), ma dimostra anche che un compositore può vivere del suo lavoro.
Infatti, giunge alla conclusione che il comporre sia una professione vera e propria, per cui il totale del compenso sia pari a quello di un Medico o di un Giurista.
Questa idea è contraria alla funzione sempre ricoperta dall’ “Artista”, nella società, fino ad allora, per cui Strauss è cotretto a difendersi contro l’accusa di essere particolarmente tendente agli affari e molto avaro: in parte, tale cattiva fama gli resta ancora oggi.

1889: assieme a Hans Sommer e Friedrich Rösch, Strauss pensa di fondare una sorta di “Sindacato dei Compositori” per raggiungere questi suoi scopi e, da questa sua iniziativa, nel 1903, viene fondata la Società per i Diritti nelle Rappresentazioni Musicali e nella Riproduzione Meccanica (la corrispondente tedesca della SIAE italiana).
E’ importante ricordare che la villa di Garmisch, dove Strauss trascorse gli ultimi anni della sua vita, è chiamata “Villa Salome”, perché acquistata con i diritti d’autore di tale opera.


Opere:

Poemi sinfonici:

. Aus Italien op. 16 (1886)
. Don Juan op. 20 (1888)
. Macbeth op. 23 (1888-90)
. Morte e Trasfigurazione (Tod und Verklärung) op. 24 (1889)
. I tiri burloni di Till Eulenspiegel (Till Eulenspiegels lustige Streiche) op.28 (1895)
. Così parlò Zarathustra (Also sprach Zarathustra) op. 30 (1896)
. Don Chisciotte (Don Quixote) op. 35 (1897)
. Una vita d’eroe (Ein Heldenleben) op. 40 (1898)
. Sinfonia domestica (Symphonia Domestica) op.53 (1903)
. Sinfonia delle Alpi (Eine Alpensinfonie) op. 64 (1915)

 

Altre composizioni orchestrali:

. Romanza per clarinetto (1879)
. Concerto per violino e orchestra Op. 8 (1881)
. Concerto per corno n. 1 in mi bemolle maggiore op.11 (1882-83)
. Romanza per Violoncello (1883)
. Burlesca per pianoforte e orchestra, in re minore (1890),
. Parergon dalla Symphonia Domestica per pianoforte (mano sinistra) e orchestra, Op. 73
. Panathenäenzug, studio sinfonico in forma di passacaglia per pianoforte (mano sinistra) e orchestra, Op. 74
. Japanische Festmusik
. Concerto per corno n. 2 in mi bemolle maggiore (11 agosto 1943 al Festival di Salisburgo diretto da Karl Böhm)
. Concerto per oboe e piccola orchestra, in re maggiore (1945-46)
. Duetto-Concertino per clarinetto, fagotto, arpa e archi (1947)
. Sinfonia per strumenti a fiato “The happy workshop”
. Sinfonia in re minore
. Suite per orchestra: musica strumentale per lavori teatrali
. “Musica da film” per la pellicola Rosenkavalier (1925)
. Festliches Präludium, Op. 61, con organo in orchestra

 

Opere liriche:

. Guntram (1894)
. Feuersnot (1901)
. Salome (1905)
. Elektra (1909)
. Il cavaliere della rosa (Der Rosenkavalier) (1911)
. Ariadne auf Naxos (1912/16)
. La donna senz’ombra (Die Frau ohne Schatten) (1919)
. Intermezzo (1924)
. Elena egizia (Die ägyptische Helena) (1928)
. Arabella (1933)
. La donna silenziosa (Die schweigsame Frau) (1935)
. Il giorno della pace (Friedenstag) (1938)
. Daphne (1938)
. Die Liebe der Danae (1940; rappresentata postuma nel 1952)
. Capriccio (1942)
. L’ombra dell’asino (Des Esels Schatten) (1949; incompiuta)

 

Musiche per balletto:

. Josephslegende o La légende de Joseph (1914 al Palais Garnier di Parigi con Léonide Massine e Maria Nikolaevna Kuznetsova)
. Schlagobers (1924)

 

Cori a cappella:

. 2 cori a 16 voci op.34:
. n. 1 Der Abend
. n. 2 Hymne
. An den Baum Daphne
. Die Göttin im Putzzimmer
. Deutsche Mottette
. Altre opere per coro maschile

 

Altre opere:

. Lieder per piano e per orchestra
. Vier letzte Lieder (Ultimi quattro lieder) per soprano e orchestra
. Frühling (Primavera), su testo di Hermann Hesse
. September (Settembre), su testo di Hermann Hesse
. Beim Schlafengehen (Tempo di dormire), su testo di Hermann Hesse
. Im Abendrot (Al crepuscolo), su testo di Joseph von Eichendorff
. Musica per pianoforte (tra cui la Sonata in si minore op.5)
. Metamorphosen, per 23 archi solisti (1946)
. Der Bürger als Edelmann (Il borghese gentiluomo), Suite da musiche di scena, op. 60 (TRV 228c) (1920)

 

Musica da camera:

. Concertante per 2 violini, violoncello e pianoforte (ca.1875)
. Trio in la maggiore per violino, violoncello e pianoforte (1877)
. Trio in re maggiore per violino, violoncello e pianoforte (1877)
. Introduzione, tema e variazioni per corno e pianoforte in mi bemolle maggiore (1878)
. Introduzione, tema e variazioni per flauto e pianoforte in sol maggiore (1879)
. Quartetto per archi in la maggiore op.2 (1880)
. Ständchen per violino, viola, violoncello e pianoforte (ca.1881)
. Variazioni per quartetto d’archi su un tema di C.Negri (1883)
. Festmarsch per violino, viola, violoncello e pianoforte (1884)
. Sonata per violoncello e pianoforte in fa maggiore op.6 (1882-83)
. Quartetto per archi in do minore op.13 (1882-84)
. Sonata per violino e pianoforte in mi bemolle maggiore op.18 (1887-88)
. Andante per corno e pianoforte op. postuma (1888)
. 2 pezzi per violino, viola, violoncello e pianoforte (Arabischer Tanz, Liebesliedchen) (1893)

 

Discografia parziale:

. Strauss, R. – Strauss dirige Strauss, Mozart e Bethoveen – Staatskap. Berlin/Bayer. Staatsorchester, 1921/1941 Deutsche Grammophon
. Strauss, R. – Richard Strauss and the Piano – Costantino Catena & Quartetto Savinio – Camerata Tokyo CMCD-28309

 

Onorificenze:

Medaglia dell’Ordine di Massimiliano per le Scienze e le Arti – nastrino per uniforme ordinaria Medaglia dell’Ordine di Massimiliano per le Scienze e le Arti
— 1910


Battuto al computer da Lauretta

 

 

 

 

Richard Georg Strauss nel 1920–1925 circa:

https://it.wikipedia.org/wiki/File:Richard_Strauss_(cropped).jpg

File:Richard Strauss (cropped).jpg

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COSI’ PARLO’ ZARATUSTRA: Direttore: Georg Solti & Chicago Symphony Orchestra

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DANZA DEI SETTE VELI dall’opera “Salomè”:

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IL CAVALIERE DELLA ROSA, VALZER:  https://youtu.be/yF1rh7qkQkQ