venerdì 13 dicembre 2013
RICORDANDO RICHARD WAGNER NEL BICENTENARIO DELLA NASCITA
(Lipsia, 22 maggio 1813 – Venezia, 13 febbraio 1883)
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SECONDA PUNTATA:
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I tre anni successivi furono tra i più difficili e amari nella vita del musicista.
Arrivato a Parigi, sicuro di una brillante affermazione, non rifuggì da alcun mezzo per assicurarsi conoscenze preziose.
In precedenza, aveva già scritto a MEYERBEER, il più celebre operista del tempo, in termini di umiltà e di ammirazione; il musicista lo aiutò in tutto quel che potè.
(Il che non impedì a Wagner di scagliarsi in un meschino attacco personale contro di lui, tredici anni dopo, nel suo libro “OPER UND DRAMA”).
Tutti questi sforzi, però, diedero risultati ben magri e, per tutto il tempo trascorso a Parigi, Wagner dovette lottare con le unghie e coi denti per sopravvivere: per sfamare se stesso e la moglie, fu costretto ad accettare ogni sorta di lavoro sporadico, dalla riduzione di opere popolari all’arrangiamento di musiche allora in voga.
Ma, a dispetto dello squallore e della povertà della sua vita quotidiana, a dispetto dei creditori implacabili, della fame e del bisogno (egli e Minna furono costretti a impegnare persino le fedi nuziali), come artista, Wagner continuò incessantemente a progredire.
Si addentrò in un mondo nuovo di fantasie, si immerse nello studio dei miti e delle leggende germaniche, meditando sul modo di farne la base di una nuova poesia musicale.
Il “RIENZI” era ormai ultimato: esso rivela poco dell’autentico Wagner, ma la fatica compiuta attorno a questa “opera grandiosa” servì molto allo sviluppo della tecnica scenica del musicista.
Nella primavera del 1841, Wagner si accingeva alla composizione de “IL VASCELLO FANTASMA”, la prima opera che rechi l’impronta del suo nuovo stile.
Tuttavia, le sue condizioni finanziarie erano così disperate che si vide obbligato a cedere lo sfruttamento del libretto a un operista francese.
Le prospettive cominciarono nel 1842.
A Dresda, “RIENZI” conseguì un successo brillante e Wagner fu nominato Maestro del Coro dell’Opera di Corte “a vita”.
Seguì, poi, la prima rappresentazione de “IL VASCELLO FANTASMA”: questa opera fu l’assaggio delle future difficoltà perché l’opera fece fiasco ed ebbe solo quattro repliche.
Essendo, essa, priva dello splendore e degli elementi di richiamo del “RIENZI”, il pubblico si ribellò a un’opera poeticamente e musicalmente nuova e insolita , ispirata a ideali artistici del tutto diversi da quelli del tempo.
Wagner non si lasciò abbattere dalla sconfitta: deciso a non scostarsi di un millimetro dalla direzione presa, iniziò a produrre opere ancor più rivoluzionare come “TANNHÄUSER”, “LOHENGRIN”, indi i capolavori, alcuni dei quali videro la luce solo dopo molti anni: “I MAESTRI CANTORI DI NORIMBERGA”, “PARSIFAL” e il poema “LA MORTE DI SIGFRIDO”, poema divenuto, in seguito, fonte d’ispirazione per “LA TETRALOGIA”, ossia “L’ANELLO DEL NIBELUNGO”.
Nel contempo, egli accudiva ai doveri di Maestro Cantore e, in questo incarico, infuse nuovo spirito artistico nel Teatro dell’Opera di Dresda.
La lungamente attesa rappresentazione di “TANNHÄUSER” fu una seconda delusione: il pubblico non dimostrò di avere capito le intenzioni del compositore, la critica fu ostile e si dovette togliere l’opera dal cartellone dopo otto repliche.
Anche a Dresda, Wagner si trovò in ristrettezze.
Non appena nominato direttore permanente del coro, si vide comparire dinanzi i vecchi creditori di Riga: e, ancora una volta, dovette ricorrere a prestiti, ad anticipi sullo stipendio.
Senonché, privo di com’era di senso del denaro, ben presto si ritrovò affogato nei debiti.
Nel contempo, le sue opere passavano da un insuccesso all’altro.
Deluso, invelenito per l’ostilità che l’ambiente sociale gli dimostrava, divenne acceso fautore della rivoluzione liberale e, allo scoppio di un moto politico a Dresda, nel 1849, vi prese parte attiva e diretta.
Come conseguenza, fu costretto a riparare prima presso l’amico Liszt, a Weimar, e – poi – a Zurigo.
Dovevano passare più di dieci anni prima che potesse rientrare in Germania.
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Il soggiorno zurighese ebbe grande importanza, per lui.
Ecco quel che ne scrisse:
“Sono passato dall’inconsapevolezza alla consapevolezza …
Occorre che la nuova forma di musica drammatica assuma l’unità di un movimento sinfonico, se vuole essere forma d’arte.
Il che si consegue solo quando la nuova forma pervada il dramma intero, si trovi lo stretto accordo con esso e non con alcune sue parti soltanto scelte ad arbitrio.
Tale unità deve esprimersi con una composizione intessuta da una trama di temi basilari i quali, come nei movimenti sinfonici, si oppongano e si integrino a vicenda e, poi, si riformino per separarsi e allacciarsi ancora.
È la stessa azione drammatica a fornire le regole di tale separazione e di tale attrazione.
E tutto questo trova origine nei movimenti della danza.”
Wagner declinò l’offerta di essere assunto come maestro del coro, a Zurigo, e – grazie alla generosità degli amici – soprattutto di Liszt, potè dedicarsi a fondo alla compilazione dei suoi trattati teorici: “DIE KUNST UND DIE REVOLUTION” (“ARTE E RIVOLUZIONE”), “DAS KUNST-WERK DER ZUKUNFT” (“L’OPERA D’ARTE NEL FUTURO”), l’antisemitico “DAS JUDENTHUM IN DER MUSIK” (“L’EBRAISMO NELLA MUSICA”) e “OPER UND DRAMA”.
In seguito, di questi volumi, ebbe a dire:
“Ho cercato di esprimere in teoria quello che, a causa della divergenza tra le mie finalità artistiche e le tendenze generalmente accettate (specialmente, nell’opera lirica), non sarei stato in grado di esprimere nel modo dovuto attraverso la produzione artistica diretta”.
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Nei primi anni di esilio, aveva lavorato anche a “L’ANELLO DEL NIBELUNGO”.
Nel 1853, la stesura definitiva del libretto era pronta e Wagner passò alla composizione della musica.
Scrisse la musica de “L’ORO DEL RENO” e de “LA WALCHIRIA” e, in capo al 1857 era già a metà di “SIGFRIDO”.
Ma, a questo punto, interruppe il lavoro, per dedicarsi al dramma che più d’ogni altro avrebbe espresso la sua personalità: “TRISTANO E ISOTTA”.
L’atteggiamento emotivo di Wagner di fronte alla vita, la sua sete ardente di ideali sublimi e la sua incessante ricerca di esperienze nuove, più profonde e toccanti, improntarono anche il suo atteggiamento nei riguardi delle donne.
Il suo affetto per Minna si spense rapidamente e, come Don Giovanni, egli continuò a cercare la donna ideale.
Una di esse fu Jessie Laussot, il cui marito, ricco commerciante di vini francese, riuscì a impedire alla donna di fuggire col musicista proprio all’ultimo istante.
MATHILDE WESENDONCK
http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/1/1a/Mathilde1850.jpg/150px-Mathilde1850.jpg
Passò qualche anno e, sempre a Zurigo, Wagner conobbe un ricco uomo d’affari, Otto Wesendonck, e la moglie di questi, Mathilde, una donna giovane e bella in cui Richard di nuovo “trovò il suo ideale”.
Il marito si rivelò un perfetto gentiluomo, appoggiando e aiutando Wagner, costruendogli infine una casetta nel proprio giardino.
Wagner accettò l’atto generoso come logico tributo al suo genio e si trasferì nel villino senza neppure un grazie.
Lì, visse per un certo tempo con la moglie e fu in gran parte merito del generoso Wesendonck se potè dedicarsi a lungo, durante il soggiorno a Zurigo, al suo lavoro creativo.
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A poco a poco, Mathilde Wesendonck venne ad assumere una parte importante nella vita di Wagner.
Creatura delicata, sensibile, appassionatissima d’arte, ella rimase affascinata dal musicista che, in seguito, ebbe a dire di lei: “Ha fatto di questi anni il periodo del mio più intenso rigoglio”.
L’amore di Mathilde rappresentò per Wagner (almeno, in parte), il raggiungimento di uno dei suoi sogni.
Ne “IL VASCELLO FANTASMA”, egli aveva presentato per la prima volta un’idea destinata in seguito ad affiorare in tutta la sua opera poetica: l’idea dell’Amore che si sacrifica per salvare l’uomo dalla dannazione.
In “TANNHÄUSER” e in “LOHENGRIN” appare lo stesso tema.
In Mathilde Wesendonck, Wagner vide una realizzazione di siffatto Amore.
Donna onesta e sincera, Mathilde non nascose il suo sentire al marito.
“Angosciato, ma disarmato, egli non potè non riconoscere la profonda onestà della moglie e riuscì a guardare con umiltà e rispetto a quell’Amore Sublime, al di sopra delle realtà terrene, un amore puramente spirituale, niente affatto fisico e, come tale, non trasgressore delle leggi coniugali”.
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Ma la catastrofe era inevitabile: nella primavera del 1858, Minna – che aveva osservato la relazione con crescente gelosia – entrò in possesso d’una lettera d’amore di Wagner a Frau Wesendonck e la situazione precipitò.
I Wesendonck partirono per un viaggio in Italia e, nell’agosto, Wagner abbandonava il suo “rifugio” (come chiamava la casetta nel giardino) per trasferirsi a Venezia. Minna raggiunse Dresda per riprendersi dalla pena sofferta.
A Venezia, Wagner condusse vita isolata, solitaria.
Assorto nei sogni di Mathilde, sotto l’ispirazione dell’Amore di lei, iniziò a comporre “TRISTANO E ISOTTA”.
A Zurigo, egli aveva già scritto la musica per cinque poesie della donna e due di queste, “IM TREIBHAUS” (“NELLA SERRA”) E “TRÄUME” (“SOGNI”), divennero studi preliminari per “TRISTANO”.
In una lettera successiva a Mathilde, il musicista scriveva:
“Mi accade spesso di vedere tradotti in realtà i miei sogni artistici.
E questa è la spiegazione del meraviglioso legame fra te e “Tristano e Isotta”.
Grazie, grazie ancora dal profondo dell’animo per avermi reso capace di scrivere “Tristano”.
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Dopo un breve soggiorno a Lucerna, nel 1859, Wagner tornò a Parigi.
I tre concerti corali e strumentali in cui egli presentò brani dei suoi drammi musicali vennero accolti con calda simpatia da taluni e con aspre critiche da altri ma, finanziariamente, l’impresa fu disastrosa.
Né la situazione migliorò quando Napoleone III accordò il permesso di mettere in scena “TANNHÄUSER” all’ “Opéra” l’opera cadde alla terza replica.
Durante il soggiorno parigino, Wagner divorziò da Minna.
La donna morì nel 1866.
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Nel 1861, Wagner ricevette l’amnistia politica.
Allora, si recò a Karlsruhe e, l’anno dopo, a Vienna, dove i dirigenti di quel teatro acconsentirono a mettere in scena “TRISTANO E ISOTTA” ; ma, quando, alla fine di una lunga serie di prove, si resero conto delle esigenze enormi del lavoro, la rappresentazione fu abbandonata.
(Il Mondo della Musica)
Battuto al computer da Lauretta
RICORDANDO RICHARD WAGNER NEL BICENTENARIO DELLA NASCITA
(Lipsia, 22 maggio 1813 – Venezia, 13 febbraio 1883)
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PRIMA PUNTATA:
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Il padre di Wagner, funzionario di polizia, morì quando il figlio aveva appena pochi mesi e, di lì, a poco, la vedova si risposò con un vecchio amico di famiglia, LUDWIG GEYER, un attore di talento che si dilettava anche di pittura e poesia.
(Non ci sono prove a confermare l’ipotesi secondo cui Geyer sarebbe stato il vero padre di Wagner, anche perché pare che COSIMA LISZT WAGNER si sia presa cura di distruggere ogni documento in proposito).
Tramite Geyer, la famiglia entrò nel mondo teatrale e i figli maggiori – tre sorelle e un fratello – si dedicarono alle scene.
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Bimbo delicato, Richard veniva coccolato e accontentato in ogni cosa dalla madre e dal patrigno, e “bimbo viziato” rimase sino all’ultimo giorno di vita.
Non fu un fanciullo prodigio.
Quando, dopo la morte del patrigno, venne mandato (all’età di nove anni) in un collegio di Dresda, nessuno s’era ancora accorto del suo genio musicale.
A scuola, divorava libri su libri ed era eccezionalmente inclinato allo studio.
In particolare, amava il greco, che leggeva in misura assai più vasta di quanto non richiedessero i programmi.
Ma anche all’inglese si dedicava con intensità per essere in grado di leggere Shakespeare nell’originale e, a quattordici anni, traduceva in versi tedeschi un brano del “ROMEO E GIULIETTA”.
Era appassionato di Poesia germanica, di Storia e di Geografia.
Nei confronti dei compagni, fu un alunno cocciuto, testardo, ma la sua eloquenza e il suo spirito mordace lo aiutarono a trarsi più volte da situazioni scabrose (e sembra aver avuto numerose amicizie).
Proseguì gli studi a Lipsia dove, in segreto, scrisse un dramma truculento nel quale, nel giro di cinque atti, morivano ben quarantadue personaggi.
A scuola, tuttavia, non dimostrava capacità eccezionali e, quando, nella primavera del 1831, entrò all’Università di Lipsia come studente di Musica dedicò maggior tempo alla vita spensierata dello studente che non agli studi.
Lo si è descritto come un giovane dissoluto, a quel tempo, ed egli stesso scrisse di sé che era “sfrenato, debole e pigro”.
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La sua vita cominciò ad avere uno scopo quando Richard iniziò a prendere lezioni da Weinling, il “Kantor” della Thomasschule, e a studiare intensamente il contrappunto.
Primo risultato di tali studi furono alcuni saggi (una sonata, una polacca e una fantasia), nonché una sinfonia eseguita nel 1833 alla Gewandhaus.
Nel medesimo anno, si recò a visitare il fratello, cantore e direttore di scena al teatro di Würzburg e, là, ottenne l’incarico di direttore del coro.
Sempre a Würzburg, scrisse la prima opera “LE FATE” (su libretto tratto da “LA DONNA SERPENTE” di Carlo Gozzi), una composizione affatto convenzionale e ossequiosa allo stile allora in voga che rivelava ben poco, per non dire nulla, del futuro drammaturgo musicale, e che fu eseguita solo dopo la morte dell’autore.
Wagner trascorse ancora alcuni anni come maestro del coro presso i teatri di varie città tedesche.
Nel 1835, ultimò la sua seconda opera “IL DIVIETO D’AMARE”, rappresentata a Magdeburgo con discreto successo nel 1836.
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In questo periodo, a Magdeburgo, conobbe MINNA PLANNER, un’attrice, il cui carattere simpatico, modesto, alquanto materno lo colpì profondamente, tanto da spingerlo ad assediare la donna con veementi dichiarazioni d’amore.
E, ben presto, l’affetto divenne reciproco. In una lettera ad un amico, Wagner così scriveva:
“È sorprendente l’influsso che esercito su questa ragazza. Dovresti leggere le sue lettere … Hanno un calore che entrambi sappiamo benissimo non esserle naturale”.
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Nel 1836, il Teatro di Magdeburgo andò in fallimento.
Wagner restò senza lavoro e si trovò carico di debiti.
Minna lo aiutò in tutti i modi a far fronte ai creditori e, poi, partì per Königsberg, dove il direttore di quel teatro promise una sistemazione anche per Richard.
Egli la raggiunse di lì a poco e i due si sposarono nell’autunno.
Per ottenere il posto, tuttavia, Wagner dovette aspettare sino alla Pasqua dell’anno successivo, il 1837.
Nel dirigere le prove del coro per le opere di Meyerbeer, venne a conoscenza delle cifre astronomiche che, a Parigi, esse rendevano al compositore. (Ed egli, invece, doveva vivere alla giornata!).
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Fallito anche il teatro di Königsberg, Wagner si trasferì a quello di Riga col medesimo incarico, ma si convinse che Parigi era la città che poteva dargli fama.
Si accinse a comporre l’opera “RIENZI”, sicuro che essa avrebbe conquistato Parigi d’un colpo.
Terminato il secondo atto, però, non ebbe più la pazienza di aspettare e, chiesto in prestito il denaro che gli occorreva senza preoccuparsi nemmeno di come avrebbe fatto a restituirlo, nel 1839, insieme a Minna, salpò da Riga su un minuscolo veliero.
Il viaggio avventuroso, durante il quale la nave li portò lungo le coste della Norvegia, doveva ispirargli – in seguito – “IL VASCELLO FANTASMA” (o “L’OLANDESE VOLANTE”).
Finalmente, in condizioni pietose, il veliero giunse a Londra e Wagner, prima di proseguire per Parigi, sostò otto giorni nella capitale britannica.
(Il Mondo della Musica)
giovedì 12 dicembre 2013
BUON COMPLEANNO, LUCIANO PAVAROTTI!
http://youtu.be/xCFEk6Y8TmM
Luciano Pavarotti in “RIGOLETTO” di Verdi: LA DONNA E’ MOBILE
Luciano Pavarotti (Modena, 12 ottobre 1935 – Modena, 6 settembre 2007) è stato un tenore italiano.
È stato tra gli artisti italiani più apprezzati in tutto il mondo grazie alle sue capacità vocali e musicali, nonché per una riuscita gestione del proprio look e della propria immagine mediatica.
Dopo Enrico Caruso, Franco Corelli, Mario del Monaco e Carlo Bergonzi, è stato uno dei cantanti lirici italiani di massima notorietà a livello mondiale.
Con il "Pavarotti & Friends" e le sue numerose collaborazioni (fra le quali è da ricordare in particolare la costituzione del gruppo de "Tre Tenori", con Plácido Domingo e José Carreras), ha consolidato una popolarità che gli ha dato fama mondiale anche al di fuori dell'ambito musicale, tanto da essere considerato uno dei più grandi tenori italiani di tutti i tempi.
Con oltre 100 milioni di copie vendute nel mondo, si stima sia il secondo artista italiano per vendite, insieme a Patty Pravo e Toto Cutugno, dietro soltanto a Mina ed Adriano Celentano.
(Fonte: Wikipedia)
giovedì 18 ottobre 2012
MI PIACE: di OMERO PETRARCA
Édouard Leon Cortès (1882 – 1969) Boulevard Bonne Nouvelle porte St. Dénis
MI PIACE …
Mi piace la pioggia, la neve.
Odio il caldo.
Mi piace il mare in tempesta, sentire il rumore delle onde che si infrangono sugli scogli.
Mi piace vedere le nubi minacciose all’orizzonte e sentire il vento addosso.
Mi piace la natura VIVA!
Mi piace una donna “piccola” che è una forza della natura.
Mi piace chi non mi fa dormire la notte per il rimorso.
Mi piace chi mi fa addormentare pensando che forse il mondo non è poi cattivo…
Mi piace L’Aura!
Omero Petrarca
martedì 16 ottobre 2012
16 ottobre: TRENT'ANNI FA, MORIVA IL GRANDE MARIO DEL MONACO
MARIO DEL MONACO
E’ importantissimo IL RICORDO di MARIO DEL MONACO, IL GRANDE TENORE ITALIANO
(Firenze, 27 luglio 1915 – Mestre, 16 ottobre 1982)
Nacque da padre napoletano e madre fiorentina.
Dopo aver studiato inizialmente violino come autodidatta, si rese conto che la sua reale passione era il canto.
Il maestro Raffaelli ne riconobbe il talento e lo aiutò negli inizi.
Frequentò il Liceo Musicale di Pesaro, dove studiò con il maestro Arturo Melocchi. Successivamente fu allievo della scuola di perfezionamento del Teatro dell'Opera di Roma, dove però il metodo di insegnamento inadatto alle sue caratteristiche vocali gli procurò problemi, che il suo precedente maestro contribuì in seguito a risolvere.
Appassionato di pittura e scultura, si diplomò anche alla Scuola d'Arte di Pesaro.
Nel 1941 sposò Rina Fedora Filippini, conosciuta durante la scuola a Roma.
Debuttò a Cagli nel 1939, nel ruolo di Turiddu in Cavalleria rusticana di Mascagni, mentre il primo successo risale al 31 dicembre 1940, nel ruolo di Pinkerton al Teatro Puccini di Milano.
Dopo un periodo di attività irregolare a causa della guerra, dal 1945 la carriera decollò: nel 1946 vi fu il debutto internazionale a Londra (Tosca e Pagliacci), nel 1947 all'Opera di Roma (Carmen e Cavalleria rusticana) e nel 1949 quello alla Scala di Milano in Andrea Chénier di Umberto Giordano, il quale gli espresse direttamente la propria stima.
La vera svolta della carriera fu nel 1950 al Teatro Colón di Buenos Aires con il debutto nell' Otello di Verdi, ruolo a cui legò indissolubilmente il suo nome.
Da quel momento gli si aprirono le porte dei più prestigiosi teatri del mondo in spettacoli passati alla storia dell'opera, collaborando con i più grandi artisti dell'epoca; da ricordare il sodalizio con Renata Tebaldi, sua partner in numerosissime recite, particolarmente di Otello e Andrea Chénier.
Oltre alla frequente presenza alla Scala e negli altri principali teatri italiani (con una particolare affezione per Firenze), apparve regolarmente al Metropolitan di New York dal1951 al 59 e fu il primo cantante italiano del dopoguerra a esibirsi al Teatro Bol'šoj di Mosca, dove il fanatismo suscitato dalle sue interpretazioni di Carmen e Pagliacci indusse le autorità sovietiche a conferirgli l'Ordine di Lenin, massima onorificenza dello stato.
Interpretò l'Otello verdiano in 427 recite e fu protagonista di storiche edizioni di La Fanciulla del West (Firenze, 1954), Norma (La Scala, 1955), Ernani (Firenze, 1957), Sansone e Dalila (Metropolitan, 1958), I Troiani (La Scala, 1960).
Fra i titoli più eseguiti figurò anche Aida.
Nel 1964, un grave incidente automobilistico lo costrinse a interrompere l'attività, che riprese, comunque, entro la fine di quell'anno, per proseguire poi fino agli anni settanta.
Lasciò le scene nel 1975 con alcune recite di Pagliacci.
Nel 1978 apparve ancora nel film di Dino Risi Primo amore, con Ugo Tognazzi e Ornella Muti.
Visse gli ultimi anni nella sua villa di Lancenigo presso Treviso, dedicandosi all'insegnamento fino alla morte, avvenuta nel reparto di nefrologia dell'ospedale Umberto I di Mestre per un infarto, dopo un lungo periodo di dialisi renale.
La municipalità di Treviso gli ha dedicato il Teatro Comunale e un monumento nella centrale Piazza della Borsa.
È considerato, insieme a Giuseppe Di Stefano, il più popolare tenore italiano degli anni cinquanta e sessanta.
Le sue spoglie riposano nel cimitero centrale di Pesaro, avvolte nelle vesti di Otello da lui stesso disegnate.
Il monumento sepolcrale è opera dello scultore Giò Pomodoro.
(Fonte: Wikipedia)
GIUSEPPE VERDI, IL TROVATORE: “DI QUELLA PIRA”:
http://youtu.be/veTWqkltGLA
domenica 12 agosto 2012
"NABUCCO" di GIUSEPPE VERDI, dal TEATRO ANTICO di TAORMINA
30 luglio 2012
TRASMISSIONE “APPLAUSI”: ALL’INTERNO, “NABUCCO” RAPPRESENTATO AL TEATRO GRECO DI TAORMINA IL 13 agosto 2011
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All'interno della trasmissione condotta da GIGI MARZULLO, "APPLAUSI", dalle 1,10 ci sono stati 35 minuti di introduzione dovuti alle spiegazioni e alle interviste a giornalisti e cantanti.
In realtà, l'opera è iniziata alle 01,45 ed è terminata alle 4,05.
Poi, ci sono stati gli applausi e le uscite finali degli artisti (JUAN PONS, CHIARA TAIGI, ELLERO D'ARTEGNA, ...).
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Il rivestimento delle scene si è prestato bene attraverso gli archi greci rendendo bene l'impressione delle fiamme e dei lapislazzuli blu con i leoni di cui era ricoperta LA PORTA DI BABILONIA.
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Nonostante il vento che soffiava un po' (c'erano due bandiere italiane, ai lati della scena), la fonìa era abbastanza buona e tutto veniva ricevuto abbastanza bene.
Buona la regìa.
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GRANDI JUAN PONS (NABUCCO), CHIARA TAIGI (ABIGAILLE, dolce, altera e orgogliosa), ELLERO D'ARTEGNA (ZACCARIA), IL SOPRANO che ha cantato come FENENA, ... il Direttore Artistico: ENRICO CASTIGLIONE
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La registrazione si riferiva al 13 agosto 2011 (150° ANNIVERSARIO DELL'UNITA' D'ITALIA) e, dal TEATRO, si vedeva la luna quasi piena e lo sfondo della città con le sue molteplici luci: UNE VERA BELLEZZA!
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Anche se si è verificato qualche errore dovuto all'orchestra (nella sinfonia) e nel corpo dell'opera (dovuti ai cantanti), SONO ENTUSIASTA!
Lauretta
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INTERVISTA AL SINDACO DI TAORMINA, MAURO PASSALACQUA: http://youtu.be/SOama56xyfY
INTERVISTA AL SOPRANO CHIARA TAIGI: http://youtu.be/DiJ1Pz9sQtQ
INTERVISTA AL BASSO FRANCESCO ELLERO D’ARTEGNA: http://youtu.be/cJMTQFzZ4LI
INTERVISTA ALLA COSTUMISTA SONIA CAMMARATA: http://youtu.be/M6BXtbCDtPg
ANTEPRIMA DELL’OPERA “NABUCCO” RAPPRESENTATA AL TEATRO GRECO DI TAORMINA LA SERA DEL 13 AGOSTO 2011: http://youtu.be/XT83REVDGqE
ATTI I: SINFONIA: http://youtu.be/GrYZRM_BD80
ATTO I: CORO “GLI ARREDI FESTIVI” e “SPERATE O FIGLI” (ZACCARIA): http://youtu.be/NTCRDza_uXI
ATTO III: CORO “VA’ PENSIERO”: http://youtu.be/Ur2RSOwLli4
domenica 29 gennaio 2012
Teatro "LA FENICE" di Venezia: CONCERTO DI CAPODANNO 2012
BLOG venezia.net
Da Lauretta = COPIO ED INCOLLO L’ARTICOLO SCRITTO DA P. B.:
CONCERTO DI CAPODANNO al Teatro “LA FENICE”:
http://www.vienna-concert.com/poza.php?src=img/31740teatro_fenice_venezia.jpg&q=100&w=525&h=145
30 gennaio, ore 20 31 gennaio, ore 16 1 gennaio 2012, ore 11.15
E’ il ventisettenne venezuelano Diego Matheuz, dal luglio 2011 direttore principale del Teatro La Fenice, a dirigere la nona edizione del Concerto di Capodanno del Teatro La Fenice, solisti il soprano Jessica Pratt, il tenore Walter Fraccaro e il basso Alex Esposito, Orchestra e Coro del Teatro La Fenice, direttore del Coro Claudio Marino Moretti.
Il Concerto di Capodanno è stato eseguito ieri, 29 dicembre 2011, per la prima volta, cui seguiranno altre 3 repliche: venerdì 30 dicembre 2011 alle ore 20.00, sabato 31 alle ore 16.00 e domenica 1 gennaio 2012 alle ore 11.15.
Il concerto del 1° gennaio 2011 sarà trasmessa in diretta da Rai Uno a partire dalle 12.30, Arte, WDR, ARD e da Radio France. Saranno inoltre collegate, in differita, numerose emittenti del circuito internazionale di filodiffusione.
La Direzione Commerciale della Rai ha ceduto i diritti del concerto alle tv di Francia, Germania, Svizzera, Austria e Albania. Il Capodanno firmato Rai e Fenice, poi, si vedrà anche in tutti i Paesi di lingua francofona di oltreoceano. In differita, invece, verrà trasmesso in Giappone e nell’intera America Latina.
Il programma in diretta televisiva prevede le seguenti esecuzioni: la Sinfonia da Un giorno di regno di Giuseppe Verdi e il coro degli zingari “Vedi! Le fosche notturne spoglie” dal secondo atto del Trovatore; e poi il tenore Walter Fraccaro canterà l’aria di Cavaradossi “E lucevan le stelle” dal terzo atto di Tosca di Giacomo Puccini, e a seguire il soprano Jessica Pratt l’aria di Amina “Ah! non credea mirarti” dall’ultima scena della Sonnambula di Vincenzo Bellini.
Un secondo brano sinfonico, il Valzer del commiato di Nino Rota dai ballabili per il film “Il gattopardo” di Luchino Visconti, precederà l’aria di Leporello “Madamina, il catalogo è questo” da Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart, interpretata dal basso Alex Esposito.
Walter Fraccaro si unirà quindi al coro per il brindisi di Turiddu “Viva il vino spumeggiante” da Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni, seguito dall’aria di Linda “O luce di quest’anima” dal primo atto di Linda di Chamounix di Gaetano Donizetti, cantata da Jessica Pratt.
Un altro brano orchestrale, la stretta finale (can-can) della Danza delle ore dalla Gioconda di Amilcare Ponchielli, darà l’avvio al gran finale del concerto, costituito, come è tradizione dei Concerti di Capodanno della Fenice, dal coro “Va’ pensiero” dal Nabucco e dal brindisi “Libiam ne’ lieti calici” dalla Traviata di Giuseppe Verdi.
Nella prima parte del concerto, l’Orchestra del Teatro La Fenice eseguirà la Sinfonia n. 5 in mi minore op. 64 di Pëtr Il’ič Čajkovskij, nei movimenti Andante – Allegretto con anima, Andante cantabile, Valse, Finale.
I biglietti del Concerto di Capodanno 2012 sono già in vendita a prezzi compresi tra i 30 e i 300 euro presso le biglietterie Hellovenezia (Teatro La Fenice, Piazzale Roma, Tronchetto, Lido, Mestre, Dolo, Chioggia, Sottomarina), tramite biglietteria telefonica (041 2424), biglietteria on-line (www.teatrolafenice.it)
P.B.
Da Lauretta = COPIO ED INCOLLO L’ARTICOLO SCRITTO DA P. B.:
CONCERTO DI CAPODANNO al Teatro “LA FENICE”:
http://www.vienna-concert.com/poza.php?src=img/31740teatro_fenice_venezia.jpg&q=100&w=525&h=145
30 gennaio, ore 20 31 gennaio, ore 16 1 gennaio 2012, ore 11.15
E’ il ventisettenne venezuelano Diego Matheuz, dal luglio 2011 direttore principale del Teatro La Fenice, a dirigere la nona edizione del Concerto di Capodanno del Teatro La Fenice, solisti il soprano Jessica Pratt, il tenore Walter Fraccaro e il basso Alex Esposito, Orchestra e Coro del Teatro La Fenice, direttore del Coro Claudio Marino Moretti.
Il Concerto di Capodanno è stato eseguito ieri, 29 dicembre 2011, per la prima volta, cui seguiranno altre 3 repliche: venerdì 30 dicembre 2011 alle ore 20.00, sabato 31 alle ore 16.00 e domenica 1 gennaio 2012 alle ore 11.15.
Il concerto del 1° gennaio 2011 sarà trasmessa in diretta da Rai Uno a partire dalle 12.30, Arte, WDR, ARD e da Radio France. Saranno inoltre collegate, in differita, numerose emittenti del circuito internazionale di filodiffusione.
La Direzione Commerciale della Rai ha ceduto i diritti del concerto alle tv di Francia, Germania, Svizzera, Austria e Albania. Il Capodanno firmato Rai e Fenice, poi, si vedrà anche in tutti i Paesi di lingua francofona di oltreoceano. In differita, invece, verrà trasmesso in Giappone e nell’intera America Latina.
Il programma in diretta televisiva prevede le seguenti esecuzioni: la Sinfonia da Un giorno di regno di Giuseppe Verdi e il coro degli zingari “Vedi! Le fosche notturne spoglie” dal secondo atto del Trovatore; e poi il tenore Walter Fraccaro canterà l’aria di Cavaradossi “E lucevan le stelle” dal terzo atto di Tosca di Giacomo Puccini, e a seguire il soprano Jessica Pratt l’aria di Amina “Ah! non credea mirarti” dall’ultima scena della Sonnambula di Vincenzo Bellini.
Un secondo brano sinfonico, il Valzer del commiato di Nino Rota dai ballabili per il film “Il gattopardo” di Luchino Visconti, precederà l’aria di Leporello “Madamina, il catalogo è questo” da Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart, interpretata dal basso Alex Esposito.
Walter Fraccaro si unirà quindi al coro per il brindisi di Turiddu “Viva il vino spumeggiante” da Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni, seguito dall’aria di Linda “O luce di quest’anima” dal primo atto di Linda di Chamounix di Gaetano Donizetti, cantata da Jessica Pratt.
Un altro brano orchestrale, la stretta finale (can-can) della Danza delle ore dalla Gioconda di Amilcare Ponchielli, darà l’avvio al gran finale del concerto, costituito, come è tradizione dei Concerti di Capodanno della Fenice, dal coro “Va’ pensiero” dal Nabucco e dal brindisi “Libiam ne’ lieti calici” dalla Traviata di Giuseppe Verdi.
Nella prima parte del concerto, l’Orchestra del Teatro La Fenice eseguirà la Sinfonia n. 5 in mi minore op. 64 di Pëtr Il’ič Čajkovskij, nei movimenti Andante – Allegretto con anima, Andante cantabile, Valse, Finale.
I biglietti del Concerto di Capodanno 2012 sono già in vendita a prezzi compresi tra i 30 e i 300 euro presso le biglietterie Hellovenezia (Teatro La Fenice, Piazzale Roma, Tronchetto, Lido, Mestre, Dolo, Chioggia, Sottomarina), tramite biglietteria telefonica (041 2424), biglietteria on-line (www.teatrolafenice.it)
P.B.
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