Lauritz Melchior nasce a Copenhagen il 23 marzo 1890 e muore a Santa Monica (California) il 18 marzo 1973.
E’ un tenore danese, puramente wagneriano.
2 aprile 1913: Lauritz Melchior, baritono, debutta nel ruolo di Silvio ne “I Pagliacci” al “Teatro Reale” danese di Copenhagen.
8 ottobre 1918: avendo studiato, poi, come tenore, esordisce come protagonista di “Tannhäuser” al “Teatro Reale” danese.
1924: al “Royal Opera House”, è Siegmund in “Die Walküre” di Wagner. Idem, 1924: al “Festival di Bayreuth”, è Parsifal nell’opera omonima.
1926: debutta al “Metropolitan Opera House” di New York, dov’è “Tannhäuser”, Siegmund in “Die Walküre”, Sigfrido e Parsifal.
1929 lì, tornerà come Tristan in “Tristan und Isolde” e Siegfried ne “Il crepuscolo degli Dei”.
1930: sempre, al “Metropolitan”, è il protagonista in “Lohengrin”.
Fino al 1950: al “Metropolitan” di New York, canta in 519 recite, dove interpreta sempre opere di Richard Wagner.
1931: al “Palais Garnier” di Parigi, è Sigfrido ne “Il crepuscolo degli Dei”. Idem, 1931: a Bayreuth, diretto da Wilhelm Furtwängler, è Tristano in “Tristano e Isotta”. Il tutto viene trasmesso in “Radiodiffusione Mondiale”.
1934: debutta come Tannhäuser alla “San Francisco Opera”, dopodiché interpreta “Otello”. 1935: lì, torna come Siegfrid. 1936: sempre, lì, è Tristano. 1937: lì, è Lohengrin. 1939: idem, lì, è il beethoveniano Florestano (“Fidelio”) e, sino al 1945, canta a San Francisco.
1934: al “Wiener Staatsoper” debutta come Lohengrin e Sigfried.
È sepolto nel cimitero di Copenhagen.
Film:
. Luna senza miele del 1945 . Ti avrò per sempre del 1947 . Crociera di lusso del 1948
Discografia:
. Wagner: Tristan and Isolde (1936) – Fritz Reiner/Kirsten Flagstad/Lauritz Melchior/London Philharmonic Orchestra, VAI . Wagner: Tristan und Isolde – Kirsten Flagstad/Metropolitan Opera Orchestra & Chorus/Karin Branzell/Karl Laufkötter/Julius Huehn/Lauritz Melchior/Arnold Gabor/Emanuel List/Artur Bodanzky, Sony . Wagner: Die Walküre – Kirsten Flagstad/Lauritz Melchior/Marjorie Lawrence/Julius Huehn/The Metropolitan Orchestra Boston/Erich Leinsdorf, Saland Publishing . Wagner: Lohengrin – Erich Leinsdorf/Metropolitan Opera Orchestra & Chorus/Norman Cordon/Astrid Varnay/Lauritz Melchior/Alexander Sved, Sony . Melchior: The Wagner Roles 1929-1940 – Lauritz Melchior, Fono
Jules Émile Frédéric Massenet nasce a Montaud (allora, era un piccolo villaggio e ora è parte della città di Saint-Étienne, nella Loira) il 12 maggio 1842 e muore ad Égreville il 13 agosto 1912.
E’ un compositore, pianista e organista francese di epoca romantica, maggiormente conosciuto come autore operistico.
Le sue opere più rappresentate sono: Manon, Werther e Thaïs. Compone anche oratori, balletti, lavori orchestrali, musica di scena, brani per pianoforte, canzoni e altra musica.
Massenet, giovane scolaro, viene ammesso al Conservatorio di Parigi, la più importante università musicale francese, dove studia con Jane Vieu e sotto l’ammiratissimo Ambroise Thomas.
1863: vince il Primo Premio Musicale francese, ossia l’importante “Prix de Rome”, si cimenta in composizioni di molti generi, ma la rapida notorietà gli viene dalle sue opere.
1867-1912: in questo lasso di quarantacinque anni, scrive più di quaranta opere con vari stili, dall’Opéra-Comique ai Miti Classici, Commedie Romantiche, Drammi Lirici, Oratori, Cantate e Balletti. Dotato di buon senso, nonostante alcuni errori di calcolo, crea molti successi che lo innalzano al grado di “più importante compositore operistico francese tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo”.
1878-1896: anche Massenet diventa Professore al Conservatorio e insegna Composizione ma si dimette dopo la morte del Direttore, Ambroise Thomas. Tra i suoi studenti, presenziano Gustave Charpentier, Ernest Chausson, Reynaldo Hahn e Gabriel Pierné.
Molti critici ritengono Massenet, al momento della sua morte, di “vecchio stile e poco avventuroso”, nonostante le sue due opere più famose siano popolari in Francia e all’Estero. Dopo parecchi anni di “dimenticanza”, le sue opere vengono rivalutate positivamente nella metà del XX secolo e molte vengono rappresentate e incise. Per la Critica, non è classificato come genio operistico all’altezza di Mozart, Verdi e Wagner, però le sue opere oggi, sono accettate largamente come < prodotti ben realizzati e intelligenti della Belle Époque >.
Primi anni:
Jules è il più giovane dei quattro figli di Alexis Massenet e della sua seconda moglie Eléonore-Adelaïde, nata Royer de Marancour. I figli maggiori sono Julie, Léon ed Edmond.
Massenet padre è un florido commerciante di ferro e sua moglie è una bravissima musicista dilettante che impartisce a Jules le sue prime lezioni di pianoforte.
Inizio 1848: la famiglia si trasferisce a Parigi, e si stabiliscono in un appartamento a Saint-Germain-des-Prés.
1851-1853: Massenet frequenta il “Lycée Saint-Louis” e il “Conservatorio” di Parigi. 1851: pare che Massenet-bambino affronti un’audizione nel mese di ottobre, in presenza di una Giuria composta da Daniel Auber, Fromental Halévy, Ambroise Thomas e Michele Carafa, venendo ammesso subito. Al Conservatorio, Massenet studia Solfeggio con Augustin Savard e pianoforte con François Laurent. Inizio 1855: dopo gli studi con risultati modesti, le preoccupazioni familiari provocano l’interruzione della sua formazione. La salute di Massenet padre è cattiva per cui, su consiglio del medico, con la famiglia, si trasferisce a Chambéry, nel Sud della Francia.
Al suo ritorno da Chambéry, Massenet alloggia a Montmartre, presso conoscenti, e riprende gli studi. 1859: il progresso lo porta a vincere il “Primo Premio per Pianisti del Conservatorio” ma, per mantenersi, Massenet inizia a dare lezioni private di Pianoforte e a suonare come Percussionista in orchestre di teatro. Il suo lavoro nella buca dell’orchestra lo impratichisce delle opere di Gounod e di altri compositori, classici e contemporanei. Molti studenti del Conservatorio intraprendono la carriera importante tradizionale di Organisti di Chiesa, per cui Massenet si iscrive alle lezioni di Organo, ma con poco successo; quindi, abbandona tale strumento. Ottiene lavoro come Pianista Accompagnatore e, in questo periodo, incontra Wagner che, con Berlioz, è l’altro suo eroe musicale.
1861: per la prima volta, la musica di Massenet è pubblicata; si tratta della “Grande Fantasie de Concert sur le Pardon de Ploërmel” di Meyerbeer, lavoro virtuosistico per pianoforte in nove parti. Dopo il Diploma al Corso di Composizione con Ambroise Thomas, Massenet viene iscritto per il massimo onore musicale del Conservatorio, al “Prix de Rome” con vincitori, prima di lui, Berlioz, Thomas, Gounod e Bizet. Berlioz e Thomas sono nella Giuria del Concorso del 1863. Dopo l’esecuzione di tutte le composizioni, Massenet si trova di fronte ai giudici, per cui ricorda che: «Ambroise Thomas, il mio amato Maestro, venne verso di me e disse: “Abbraccia Berlioz, gli devi molto per il tuo premio”. “Il premio”, ho gridato, sconcertato, il mio viso splendente di gioia. “Ho il premio!!!” Mi sono commosso profondamente e ho abbracciato Berlioz, poi il mio Maestro e infine il Monsieur Auber. Il signor Auber mi ha confortato. Avevo bisogno di conforto? Poi disse a Berlioz indicandomi: “Andrà lontano, il giovane birbante, quando avrà meno mestiere!»
Il Premio lo conduce ad un periodo di studio triennale finanziato bene, di cui due terzi vengono spesi all’ “Académie de France à Rome”, con sede a Villa Medici, Académie con prevalenza di pittori. Massenet trascorre un bel periodo e, lì, stringe amicizie durature anche con lo scultore Alexandre Falguière e il pittore Carolus-Duran e, comunque, trae il beneficio musicale prevalentemente come autodidatta. Assorbe la musica al “San Pietro” e studia in modo ravvicinato le opere dei grandi Maestri tedeschi, da Händel e Bach ai compositori dell’epoca.
A Roma Massenet incontra Franz Liszt e, su sua richiesta, impartisce Lezioni di Pianoforte a Louise-Constance “Ninon” de Gressy, la figlia di uno dei ricchi mecenati di Liszt. Massenet e Ninon si innamorano, ma non si possono sposare visto che il musicista dispone di mezzi modesti.
Primi lavori:
1866: Massenet torna a Parigi, dove vive insegnando Pianoforte e pubblicando Canzoni, Brani per Pianoforte e Suites orchestrali (il tutto nello stile popolare dell’epoca).
A volte, l’ “Opéra-Comique” di Parigi invita i vincitori del “Prix de Rome” a comporre un’opera da rappresentare in tale Teatro. Massenet viene incoraggiato da Thomas a scrivere un’opéra comique in un atto, “La grand’tante”: verrà rappresentata nell’aprile 1867 e, in quel periodo compone anche un “Requiem”, purtroppo andato perduto.
Ottobre 1866: Massenet e Ninon si sposano e, nel 1868, nasce la loro unica figlia, Juliette.
1868: incontra Georges Hartmann. Hartmann diventerà il suo editore e, per venticinque anni, è il suo consigliere, oltre a valersi dei contatti giornalistici molto valili per promuovere la fama del suo beniamino.
1870-71: La Guerra Franco-Prussiana interrompe, seppur brevemente, la vita musicale di Massenet, in quanto presta servizio come Volontario alla Guardia Nazionale insieme all’amico Bizet. Per lui, la guerra è “assolutamente terribile”, tanto da riuscire psicologicamente a scriverne nelle sue memorie. Lui e la famiglia restano intrappolati nell’ “Assedio di Parigi” ma ce la fanno a scappare prima che inizi la “Comune” (sempre, di Parigi); la famiglia, per alcuni mesi, vive a Bayonne, nel Sud-Ovest della Francia.
Dopo il ritorno alla normalità, Massenet torna a Parigi dove completa la sua prima opera teatrale su larga scala, un’ “opéra comique” in quattro atti, “Don César de Bazan”, rappresentata a Parigi nel 1872, sortendo un fiasco.
1873: ottiene successo con le sue musiche di scena per la tragedia di “Leconte de Lisle Les Érinnyes” e con l’oratorio drammatico, “Marie-Magdeleine”, entrambi eseguiti al “Théâtre de l’Odéon”. La sua fama di compositore sta crescendo, però la maggior parte delle sue entrate le guadagna tenendo lezioni per sei ore al giorno.
Musicista fecondo, per tutta la vita compone dalle quattro del mattino fino a mezzogiorno, lavorando in modo spedito, revisionando raramente (solo per “Le Roi de Lahore”, gli necessitano diversi anni per completarla con sua soddisfazione, nel 1877). Si tratta di una delle prime opere nuove rappresentate al “Palais Garnier”, inaugurato due anni prima e il suo argomento è preso dal “Mahābhārata”: ottiene successo e viene presto rappresentata nei teatri d’opera di otto città italiane. Inoltre, viene eseguita al “Teatro dell’Opera” di Budapest, all’ “Opera di Stato” della Baviera, alla “Semperoper” di Dresda, al “Teatro Real” di Madrid e alla “Royal Opera House Covent Garden” di Londra. Dopo la prima esecuzione al “Covent Garden”, “The Times” < riassunse il pezzo in un modo che sarebbe stato in futuro frequentemente applicato alle opere del compositore: “L’opera di M. Massenet, sebbene non sia un’opera geniale, è un lavoro con pregi superiori a quelli comuni e contiene tutti gli elementi di successo, almeno temporaneo” >.
In questo periodo, la carriera di Massenet va a gonfie vele:
. 1876: sua Nomina a “Cavaliere della Legion d’Onore”.
. 1878: sua Nomina a Professore di Contrappunto, Fuga e Composizione al Conservatorio sotto Thomas, ora, Direttore.
. 1878: sua Elezione all’ “Institut de France”, un onore importantissimo, insolito per un uomo di trent’anni. Camille Saint-Saëns, battuto da Massenet nelle elezioni per il posto libero, è risentito dall’essere superato da un compositore più giovane e, subito dopo l’annuncio del risultato delle elezioni, Massenet gli spedisce un garbato telegramma: “Mio caro collega: l’Istituto ha appena commesso una grande ingiustizia”. Saint-Saëns, di rimando: “Sono pienamente d’accordo.” Tre anni dopo, viene eletto, ma i rapporti con Massenet restano freddi.
Massenet, insegnante popolare e rispettato, al “Conservatorio”, ha allievi come Bruneau, Charpentier, Chausson, Hahn, Leroux, Luis Sambucetti, Pierné, Rabaud e Vidal, ma non Debussy: cura sempre il modo con cui tira fuori le idee dei suoi allievi, senza mai imporre le proprie.
Successi e fallimenti in campo operistico, 1879–96:
1879: Auguste Vaucorbeil, direttore dell’Opéra National de Paris”, rifiuta di fare rappresentare la nuova opera di Massenet, “Hérodiade”, perché il libretto gli sembra improprio o inadeguato. Édouard-Fortuné Calabresi, Direttore Congiunto del “Théâtre de la Monnaie”, Bruxelles, propone subito di rappresentare l’opera che, lussuosamente messa in scena, nel dicembre 1881, vede la sua “prima”. Viene ripetuta per cinquantacinque volte a Bruxelles e, dopo due mesi, ha la sua “prima” italiana a “La Scala” di Milano. Febbraio 1884: l’opera raggiunge Parigi, dove Massenet si è affermato come il Principale Compositore d’Opera francese della sua generazione.
Gennaio 1884: “Manon” viene presentata per la prima volta all’ “Opéra-Comique” e ottiene un successo grandissimo, tanto da guadagnare produzioni nei maggiori teatri d’opera in Europa e negli Stati Uniti. Con “Faust” di Gounod e “Carmen” di Bizet, diventa (e rimane) uno dei fulcri del repertorio operistico francese.
1885: “Le Cid” segna il suo ritorno all’ “Opéra”. < Il corrispondente parigino del New York Times scrisse che con questa nuova opera Massenet “si è decisamente dichiarato un melodista di indubbia coerenza e di notevole ispirazione” >.
1887: conosce il soprano americano Sybil Sanderson. Per lei, Massenet prova sentimenti appassionati che, però, restano platonici, nonostante tutti, a Parigi, credano che sia la sua amante, dal momento che le caricature da parte dei giornali accennano alla cosa con sottigliezza. Per lei, il compositore rivede “Manon” e scrive “Esclarmonde” (1889); quest’ultima opera è un successo, seguita da “Le mage” (1891) che, purtroppo, fallisce. “Amadis”: non viene completata e, solamente nel 1892, il musicista recupera la sua precedente forma di successo.
Dopo questi due trionfi, a Massenet, toccano fortune alterne. “Werther”: a quest’opera, lavora per vari anni, a periodi alterni; opera che viene respinta dall’ “Opéra-Comique” perché troppo cupa. Febbraio 1892: anteprima di “Werther” quando il Teatro”Hofoper” di Vienna chiede una nuova opera, dopo l’accoglienza entusiasta della “prima” austriaca di “Manon”. “Werther”; secondo alcuni scrittori, è il capolavoro del compositore che, però, non viene subito rappresentato con lo stesso entusiasmo di “Manon”. Gennaio 1893: la prima rappresentazione, a Parigi, avviene attraverso la Compagnia dell’ “Opéra-Comique”, al “Théâtre Lyrique”, a cui seguono spettacoli negli Stati Uniti, in Italia e in Gran Bretagna; risposte deboli di pubblico. 1903: solamente attraverso il revival dell’ “Opéra-Comique”, l’opera diventerà una delle preferite.
1896: a Parigi, all’ “Opéra-Comique”, Massenet consegue un modesto successo con “Le portrait de Manon”, opera in un atto mentre, a Londra, al “Covent Garden”, ne riceve uno molto più grande attraverso “La Navarraise”. Secondo “The Times”, in questo pezzo musicale, Massenet adotta lo stile verista di opere come “Cavalleria rusticana” di Mascagni, ottenendo grande effetto, tanto che il pubblico chiede a gran voce che Massenet accolga gli applausi che, sempre da uomo timido, non accetta neppure una sola chiamata alla ribalta.
16 marzo 1894: all’ “Opéra National de Paris”, l’opera-comédie lyrique “Thaïs”, composta per Sanderson, ottiene un successo discreto.
Ultimi anni, 1896–1912:
Febbraio 1896: il posto di Direttore del Conservatorio si libera a causa della morte di Ambroise Thomas. 6 maggio 1896: il Governo Francese comunica che Massenet ha rifiutato l’offerta di subentrare in tale posto. 7 maggio 1896: viene comunicato che Théodore Dubois, un altro membro della Facoltà, è nominato Direttore e che Massenet si è dimesso da Professore di Composizione. 1910: a proposito di tali cose, Massenet scrive che è rimasto in carica come Professore per lealtà verso Thomas e che desiderava lasciare tutto il lavoro accademico relativo alla Composizione; dichiarazione ripetuta dai suoi biografi Hugh Macdonald e Demar Irvine. Comunque, come Professore, il suo successore è Gabriel Fauré, che dubita dei meriti di Massenet, giudicando il suo stile popolare “basato su una visione dell’arte generalmente cinica”.
Con “Grisélidis” e “Cendrillon”, terminate e in attesa di esecuzione, Massenet inizia “Sapho”, pièce lyrique tratta da un romanzo di Alphonse Daudet imperniato sull’amore di un giovane puro di campagna per una parigina mondana.
27 novembre 1897: “Sapho” viene rappresentata all’ “Opéra-Comique” e ottiene un grande successo, pur venendo sempre ignorata dopo la morte del musicista.
24 maggio 1899: viene rappresentata “Cendrillon”, la versione della storia di Cenerentola, che è ben accolta.
Ultimi anni di Massenet:
Secondo il commento di Macdonald, il musicista, all’inizio del 1900, ha le sue opere inserite in ogni Stagione dell’ “Opéra” e dell’ “Opéra-Comique”, oltre ad averle nei Teatri d’Opera di tutto il Mondo.
1900-1912: conduce una vita lavortiva stabile e, generalmente, di successo. 1905: le sue memorie provano che rifiuta una seconda offerta inerente la Direzione del Conservatorio. Le sue principali preoccupazioni sono la composizione, la sua vita familiare a Parigi, in Rue de Vaugirard, e nella sua casa di campagna ad Égreville. Non ha simpatia per la società parigina ed evita molto le luci dello spettacolo che, ad una certa età, preferisce evitare durante le serate delle “prime” delle sue opere. Di se stesso, dice che è “un uomo da caminetto, un artista borghese”.
Biograficamente, il particolare degno di nota dei suoi ultimi anni, riguarda la sua seconda amicizia amorosa con Lucy Arbell, che interpreta i ruoli di protagonista delle sue ultime opere. Secondo Milnes, la Arbell è una “cercatrice d’oro” che, chiaramente, sfrutta l’affetto sincero di Massenet, provocando alla moglie una certa angoscia e che, ipocritamente, pone a dura prova la devozione di Massenet (o infatuazione, così definita da Milnes). Dopo la morte del musicista, la Arbell persegue la sua vedova e gli editori attraverso i tribunali, per assicurarsi il monopolio dei ruoli principali in molte delle sue ultime opere.
1903: il “Concerto per Pianoforte” è l’unica “uscita” di Massenet, sul quale aveva cominciato a lavorare ancora studente; lavoro che viene eseguito da Louis Diémer al Conservatorio, ma che desta poco effetto rispetto alle sue opere.
1905: Massenet compone “Chérubin”, una commedia leggera riguardante la carriera finale del paggetto Cherubino, pazzo di sesso, da “Le nozze di Figaro” di Mozart.
Due opere serie, “Ariane” (in base alla leggenda greca di Teseo e Arianna), e “Thérèse” (un dramma conciso e ambientato durante la Rivoluzione Francese).
1910: “Don Quichotte” è il suo ultimo grande successo e “L’Étoile” lo definisce “una serata molto parigina e, naturalmente, un trionfo molto parigino”.
La sua creatività sembra che stia declinando ma, nei suoi ultimi anni di vita, Massenet scrive altre quattro opere: “Bacchus”, “Roma”, “Panurge” e “Cléopâtre”. E’ stato riportato: < Le ultime due, come “Amadis”, che non era riuscito a finire negli anni ’90, furono presentate in anteprima dopo la morte del compositore e poi caddero nell’oblio >.
Agosto 1912: dalla sua casa di Égreville, Massenet va a Parigi dal suo medico perché soffre di cancro addominale da alcuni mesi, pur non sembrando, i sintomi, pericolosi per la sua vita ma, in pochi giorni, le sue condizioni peggiorano severamente. La moglie e la famiglia si precipitano a Parigi e sono con lui quando muore, all’età di settant’anni. Rispettando la sua volontà, il suo funerale è senza musica e viene tenuto privatamente a Égreville, nel cui cimitero è sepolto.
Musica:
Secondo Hugh Macdonald, il suo biografo, Massenet rimarrebbe influenzato da Gounod e Thomas, Meyerbeer e Berlioz: importanti per il suo stile. Dai musicisti non francesi, assorbe alcuni elementi; da Verdi, forse da Mascagni e, soprattutto, da Wagner: < sotto l’ “incantesimo” di quest’ultimo non cade, ma da lui trae una ricchezza di orchestrazione e una scorrevolezza nel trattamento dei temi musicali >.
La maggior parte della musica di Massenet è morbida e delicata. Il pubblico parigino di Massenet è molto attratto dall’ “esotico” nella Musica e il musicista evoca luoghi remoti o tempi lontani che vengono elencati da Macdonald: Antico Egitto, Mitica Grecia, Biblica Galilea, Spagna Rinascimentale, India e Parigi della Rivoluzione. Inoltre, sono importanti l’esperienza pratica del giovane Massenet nelle fosse orchestrali e la sua formazione attentissima al Conservatorio: cose che lo rendono in grado di concretizzare tali effetti senza ricorrere molto a strumenti inusuali. Massenet comprende le capacità dei suoi cantanti e, con rispetto, compone per le loro voci.
Opere:
La produzione di Massenet tocca diversi sottogeneri dell’Opera: Operetta (“L’adorable Bel’-Boul” e “L’écureuil du déshonneur”), Opéra-Comique “Manon”, “Grand Opéra”; elementi della “Grand Opéra tradizionale” presenziano in opere successive come “Le mage” e “Hérodiade”. < Le opere di Massenet consistono di qualsiasi cosa, da uno a cinque atti, e sebbene molte di esse siano descritte nei frontespizi delle loro partiture come “opéra” o “opéra comique”, altre hanno descrizioni accuratamente sfumate come “comédie chantée”, “comédie lyrique”, “comédie-héroïque”, “conte de fées”, “drame passionnel”, “haulte farce musicale”, “opéra légendaire”, “opéra romanesque” e “opéra tragique” >. Secondo “Operabase” l’analisi delle produzioni in tutto il Mondo, nel 2012-2013, mostra Massenet come il ventesimo più popolare di tutti i compositori d’Opera e il quarto francese più popolare, dopo Bizet, Offenbach e Gounod. Le sue opere più rappresentate nel periodo sono: “Werther” (63 produzioni in tutti i paesi), “Manon” (47), “Don Quichotte” (22), “Thaïs” (21), “Cendrillon” (17), “La Navarraise” (4) , “Cléopâtre” (3), “Thérèse” (2), “Le Cid” (2), “Hérodiade” (2), “Esclarmonde” (2), “Chérubin” (2) e “Le mage” (1).
Incisioni:
Riportando: < L’unica registrazione nota fatta da Massenet è un estratto da Sapho, “Pendant un an je fus ta femme”, in cui suona un accompagnamento al pianoforte per il soprano Georgette Leblanc. Fu registrato nel 1903 e non era destinato alla pubblicazione. Fu pubblicato su compact disc (2008), insieme a registrazioni contemporanee di Grieg, Saint-Saëns, Debussy e altri >.
< Negli ultimi anni di Massenet, e nel decennio successivo alla sua morte, furono registrate molte delle sue canzoni ed estratti d’opera. Alcuni degli artisti erano i creatori originali dei ruoli, come Ernest van Dyck (“Werther”), Emma Calvé (“Sapho”), Hector Dufranne (“Grisélidis”) e Vanni Marcoux (“Panurge”). Le registrazioni francesi complete di “Manon” e “Werther”, dirette da Élie Cohen, furono pubblicate nel 1932 e 1933 e sono state ripubblicate su CD. Il critico Alan Blyth commenta che incarnano lo stile originale e intimo dell’Opéra-Comique nell’esecuzione di Massenet >.
< Delle opere di Massenet, le due più note, Manon e Werther, sono state registrate molte volte e molte altre registrazioni sono state eseguite in studio o dal vivo, tra cui Cendrillon, Le Cid, Don Quichotte, Esclarmonde, Hérodiade, Le jongleur de Notre -Dame, Le mage, La Navarraise e Thaïs. Tra i direttori di questi dischi figurano Sir Thomas Beecham, Richard Bonynge, Riccardo Chailly, Sir Colin Davis, Patrick Fournillier, Sir Charles Mackerras, Pierre Monteux, Sir Antonio Pappano e Michel Plasson. Tra i soprano e i mezzosoprano ci sono Dame Janet Baker, Victoria de los Ángeles, Natalie Dessay, Renée Fleming, Angela Gheorghiu e Dame Joan Sutherland. Gli uomini di spicco nelle incisioni delle opere di Massenet comprendono Roberto Alagna, Gabriel Bacquier, Plácido Domingo, Thomas Hampson, Jonas Kaufmann, José van Dam, Alain Vanzo e Rolando Villazón >.
Oltre alle opere sono state pubblicate registrazioni di numerose opere orchestrali, tra cui il balletto “Le carillon”, il “Concerto per pianoforte in mi bemolle”, la “Fantaisie per violoncello” e < Orchestra e Suite orchestrali. Molte mélodies singole di Massenet sono state incluse in recital misti su disco durante il XX secolo e da allora altre sono state incise su disco, incluso, per la prima volta, un CD nel 2012, esclusivamente dedicato alle sue canzoni per soprano e pianoforte >.
Curiosità:
La sigla di “RAI Notte”(lo spazio notturno della RAI), è musicata da un breve spezzone del brano “Meditazione” dall’opera “Thaïs”.
Battuto al computer da Lauretta
Jules Massenet:
https://it.wikipedia.org/wiki/File:Massenet.jpg
MANON, “O DOLCE INCANTO” (“IL SOGNO”) canta il tenore ventitrenne GIUSEPPE DI STEFANO:
Pietro Antonio Stefano Mascagni nasce a Livorno il 7 dicembre 1863 e muore a Roma il 2 agosto 1945.
E’ un compositore e Direttore d’Orchestra italiano.
La nascita e le prime opere di Pietro Mascagni:
Nasce a Livorno, in piazza delle Erbe. La sua famiglia è rinomata ma, economicamente, non è di condizioni agiate, pur essendo il padre uno dei più conosciuti panettieri del centro di Livorno. Dal 1876, dopo gli studi del Ginnasio e, dopo lo studio del Pianoforte e dell’Organo, intraprende gli studi musicali – contro la volontà del padre – seguendo gli insegnamenti di Alfredo Soffredini, fondatore dell’ “Istituto Musicale Livornese” (in seguito dedicato a Mascagni), dove studia Violino, Contrabbasso e alcuni Strumenti a Fiato. In particolare, con Soffredini, studia Armonia e Contrappunto.
1878: la sua prima composizione musicale è la romanza “Duolo eterno!”, seguita da altre (“Elegia per soprano, violino e pianoforte” del 1879; “Ave Maria per soprano e pianoforte” del 1880; “Pater Noster” per soprano e quintetto d’archi del 1880; “Sinfonia in fa maggiore” del 1881). Idem, nel 1881, compone la cantata “In filanda”, a quattro voci soliste e, nel 1882, compone la cantata “Alla gioia”, su testo di Friedrich Schiller.
Si trasferisce a Milano, dove studia al Conservatorio con Amilcare Ponchielli e Michele Saladino; Milano dove Mascagni condivide la stanza in affitto con Giacomo Puccini, maggiore di lui di cinque anni. In Conservatorio, nonostante Amilcare Ponchielli sia suo alleato, Mascagni si trova presto in difficoltà a causa dei metodi e dei contenuti della disciplina musicale che viene impartita dai docenti; metodi che contrastano con la sua indole e con la sua musica più moderna.
1885: Mascagni non termina gli studi, ma lascia il Conservatorio di Milano e si unisce a Compagnie d’Operetta come Direttore d’Orchestra.
Dicembre 1886: durante la tournée con la Compagnia “Maresca”, fa tappa a Cerignola con la futura moglie, Argenide Marcellina Carbognani (che sposerà il 7 febbraio 1889). Il sindaco in carica, il Commendatore Cannone, lo invita a fermarsi e gli propone di dirigere la neonata Orchestra Filarmonica del luogo. Salvo momentanee assenze per concerti e impegni artistici, Mascagni resta, nella casa di Via Assunta sino al 1895, componendo ben cinque opere: “Cavalleria rusticana”, “L’amico Fritz”, “I Rantzau”,” Guglielmo Ratcliff” e “Silvano”, impartendo anche lezioni di Musica e Canto.
Cavalleria rusticana e Iris:
Luglio 1888: si iscrive ad un Concorso, indetto dalla Casa Editrice Sonzogno, per la composizione di un’opera formata da un unico atto. Mascagni chiede al suo amico Giovanni Targioni-Tozzetti, poeta e professore di Letteratura all’Accademia Navale di Livorno, di scrivere un libretto. Targioni-Tozzetti sceglie “Cavalleria rusticana” (un dramma scenico che Giovanni Verga aveva tratto dalla sua omonima novella), con la collaborazione di Guido Menasci. L’opera, terminata proprio l’ultimo giorno valido per l’iscrizione al concorso, si classifica tra le prime tre su 73 partecipanti insieme a “Rudello” di Vincenzo Ferroni e a “Labilia” di Nicola Spinelli e, il 17 maggio 1890, “Cavalleria rusticana” vede la sua “prima” al Teatro “Costanzi” di Roma, sortendo un successo grandissimo di pubblico e vincendo il concorso. Successivamente, l’opera verrà rappresentata in vari teatri, riscuotendo sempre un ottimo successo. Però, Giovanni Verga non essendo soddisfatto dall’offerta di Sonzogno per i diritti di adattamento della sua novella, apre una causa per plagio, sostenendo anche di “non avere mai concesso ufficialmente il permesso all’adattamento, ma solo un generico assenso ad un’informale richiesta del musicista”. Verga vince la causa e ottiene il risarcimento del 25% degli utili derivanti dalla rappresentazione dell’opera.
1891: al “Costanzi” di Roma, un’altra opera di Mascagni viene rappresentata, ossia “L’amico Fritz”, opera che possiede una certa freschezza.
Negli anni seguenti, Mascagni collabora con Luigi Illica (già librettista di Catalani, Giordano e Puccini) per la stesura di “Iris”, commissionata dall’editore Ricordi, opera che tocca addirittura 800 produzioni. Mentre compone “Iris”, Mascagni e Illica lavorano insieme al progetto dell’opera “Le maschere” per la “Casa Sonzogno”. Intanto, continua col suo lavoro di Direttore d’Orchestra, dirigendo, sei concerti al Teatro “Alla Scala” di Milano, tra cui la “Patetica” di Pëtr Il’ič Čajkovskij (inedita in Italia), e una propria creazione per soprano e orchestra, il poema sinfonico “A Giacomo Leopardi”, per il centenario della nascita del poeta. Novembre 1898: quindi, è nuovamente al Teatro “Costanzi” di Roma per dirigere la prima di “Iris.
La fama mondiale:
1899-1900: inizia una tournée come Direttore d’Orchestra, per cui si esibisce a Pietroburgo, Vienna e negli Stati Uniti.
1901: “Le Maschere” esordiscono in modo non molto soddisfacente, contemporaneamente in sei città diverse (Roma, Milano, Venezia, Torino, Genova, Verona). Inoltre, Mascagni giunge a Vienna su invito di Gustav Mahler, per dirigere, al “Teatro Imperiale”, la composizione di Giuseppe Verdi “La Messa di Requiem”, in omaggio alla recente scomparsa del compositore emiliano.
1903: dopo altre tournée in Europa e negli Stati Uniti, assume la carica di Direttore della “Scuola Nazionale di Musica” di Roma, alla quale – dal 1909 – affianca anche la direzione artistica del Teatro “Costanzi” di Roma. Un doppio incarico non gli impedisce di continuare i suoi viaggi di lavoro attraverso il Mondo, comprese due tournée di diversi mesi in Sud America.
1927: Mascagni viene Delegato dal Governo, in qualità di Rappresentante dell’Italia a Vienna, in occasione delle Celebrazioni per il Centenario della morte di Ludwig Van Beethoven. 1929: alla Fondazione della “Reale Accademia d’Italia”, Mascagni viene incluso tra gli Accademici insieme – fra gli altri – a Luigi Pirandello, Guglielmo Marconi, Gabriele d’Annunzio ed Enrico Fermi.
1932: si iscrive al Partito Nazionale Fascista.
16 gennaio 1935: l’opera “Nerone”, su libretto di Targioni-Tozzetti, viene rappresentata “Alla Scala” di Milano.
1940: in occasione del cinquantenario di “Cavalleria rusticana”, l’opera viene incisa su disco. L’anno seguente, Mascagni dirige le Celebrazioni per il Cinquantenario di “Amico Fritz”, con la partecipazione del tenore Ferruccio Tagliavini.
1943-1944: ormai ottantenne, Mascagni termina la sua carriera di direttore al Teatro “Adriano” di Roma.
1943: in una sua lettera ad Anna Lolli scrive, subito dopo il bombardamento di Roma: «Rendiamo grazie a Dio, il Fascismo è finito! Il sole della libertà splende su di noi!». Nonostante quanto sostenuto da Mascagni, è opportuno ricordare che «Al crollo del Regime, nel 1943, Mascagni aveva ricevuto dai “fondi segreti” di Mussolini 1.290.000 lire: per l’epoca, una somma enorme» (pari a 428.571 euro odierni). «Soggiornava in un Grand Hotel romano, disseminando sospetti e attizzando zizzanie tra i colleghi…».
In un periodo della sua vita, il musicista ha soggiornato presso il Castello Ducale di Monte San Giovanni Campano, a cui – da quanto saputo – “ha donato un suo meraviglioso pianoforte (chiamato ‘fortepiano’) ed ancora oggi visibile”. All’interno del Castello, forse, esiste ancora un ristorante chiamato “Corte D’Avalos”, di cui una sala è stata proprio dedicata a Mascagni.
Morte di Mascagni:
2 agosto del 1945: Pietro Mascagni muore nel suo appartamento, al Grand Hotel “Plaza” di Roma, sua residenza stabile dal 1927. Il Presidente del Consiglio dell’epoca, Ferruccio Parri, gli nega i Funerali di Stato, Radio Mosca osserva un minuto di silenzio e la folla si accalca per omaggiare la salma. 1951: le sue spoglie vengono trasferite nel “Cimitero della Misericordia” di Livorno.
Musica di Mascagni:
“Cavalleria rusticana”: è considerata l’unica vera opera verista di Mascagni, il cui successo rilevante verrà ricalcato da Ruggero Leoncavallo con “I Pagliacci”.
Fra 1800-1900: con lo stile dei musicisti coetanei di Mascagni (appartenenti alla “Giovane Scuola Italiana”), l’Opera Italiana, non è del tutto verista: infatti, il “Verismo” ottiene un successo grande, in particolare dopo “Cavalleria rusticana”, ma gli subentra l’ “Opera Decadente” (formata da Simbolismo, Esotismo, Dannunzianesimo e, più tardi, da Espressionismo) per cui, Mascagni è ecletticamente rappresentante di tali stili, pur non venendo molto compreso.
Mascagni e il cinema:
1917: Pietro Mascagni compone la “Rapsodia satanica” per il film di Nino Oxilia che porta lo stesso titolo: il tratto che distingue la pellicola è l’aspirazione del tentativo di integrare le arti e realizzare l’ “Opera d’Arte Totale” teorizzata dal compositore Richard Wagner. < Nel centenario del colossal del cinema muto “Cabiria”, anche “Rapsodia satanica” è stato proiettato all’Auditorium Rai di Torino, con la musica di Mascagni eseguita dall’Orchestra sinfonica Nazionale della Rai (21 giugno 2014). Lo stesso giorno è stata ripubblicata la prima raccolta di poesie di Nino Oxilia, “Canti brevi”, del 1909 >.
Parte della colonna sonora del terzo capitolo de “Il Padrino” è tratta da “Cavalleria rusticana”. Inoltre, nel film, il figlio di Michael Corleone debutta come tenore proprio nella parte di Turiddu, al Teatro “Massimo” di Palermo, e durante lo svolgimento dell’opera avviene la strage nella quale rimangono coinvolti più criminali. All’uscita da teatro verrà uccisa anche la figlia di Michael.
L’Intermezzo di “Cavalleria rusticana”, l’Intermezzo di “Guglielmo Ratcliff” e il notturno/barcarola di “Silvano” sono stati ripresi da Martin Scorsese come colonna sonora del film “Toro scatenato”.
1952: viene realizzato il film imperniato sulla vita di Mascagni “Melodie immortali” ed è diretto da Giacomo Gentilomo, dove il musicista viene impersonato da Pierre Cressoy.
Mascagni “one opera man”:
Come Ruggero Leoncavallo (“I Pagliacci”), Umberto Giordano (“André Chénier”) e Francesco Cilea (“Adriana Lecouvreur”), Mascagni è definito “one opera man”, ossia un musicista che compone solo un’opera lirica di grande successo (“Cavalleria Rusticana”), e presenta come opera successiva un ‘idillio’ (“L’amico Fritz”), seguita dai temi romantici di “Guglielmo Ratcliff”: tutte cose per cui la conseguenza è di nuocergli, non sempre risultando di gradimento da parte del pubblico e della critica, con il risultato che pochi interpreti, negli ultimi anni, non si cimentano con successo. La possibilità di riconquistare il pubblico c’è, ma non è sfruttata dal compositore e la sua valorizzazione, ad eccezione di “Cavalleria Rusticana”, non c’è quasi mai nei teatri lirici italiani ed internazionali ma, però, avviene al cinema (nelle colonne sonore di alcuni films hollywoodiani) o alle Olimpiadi di Roma del 1960, con l’ “Inno del Sole” dell’ “Iris” elevato ad Inno Ufficiale della manifestazione. Comunque è giusto tenere presente che, in tempi recenti, molte case discografiche “minori”, commercializzano varie registrazioni di opere di Mascagni (“I Rantzau”, “Silvano”, “Zanetto”, “Lodoletta”, “Amica”, oltre alla gradevole incisione del 1999 di “Parisina”, con protagonista Denia Mazzola Gavazzeni: opera che – assieme a Cavalleria rusticana – è ritenuta il capolavoro di Mascagni, nonché una delle maggiori espressioni del Decadentismo italiano d’inizio 900, al pari della pucciniana “Madama Butterfly”, o della “Francesca da Rimini” di Riccardo Zandonai.
La vita privata di Mascagni:
La sua vita sentimentale, a volte, è burrascosa. Si sposa in età giovane con Lina Carbognani (1862-1946, di Parma), donna volitiva e battagliera ma, nel 1910, si infatua di Anna Lolli, una sua corista, con la quale intrattiene una relazione rimasta clandestina, ma vissuta intensamente da Mascagni, tanto che le scrive più di quattromila lettere.
Oltre ad essere un artista molto famoso per le opere da lui scritte, o per la sua attività di Direttore d’Orchestra, è noto anche per essere un personaggio alla moda.
Stringe amicizia con i pittori Giovanni Fattori, Gaetano Previati, Plinio Nomellini ed ha un rapporto molto stretto con D’Annunzio che, inizialmente, lo critica aspramente (addirittura, nel 1892, lo definìisce “un capobanda”), poi lo esalta e finisce collaborando con lui (per la già citata Parisina).
A Bagnara di Romagna, gli viene dedicato un Museo contenente molteplici oggetti appartenutigli, tra cui il suo pianoforte, ritratti, componimenti e circa 5.000 lettere d’amore inviate a Anna Lolli tra il 1910 e il 1945.
Onorificenze:
Grande ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro – nastrino per uniforme ordinaria Grande ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro — Roma
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran cordone dell’Ordine della Corona d’Italia – nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran cordone dell’Ordine della Corona d’Italia — Regio Decreto 28 gennaio 1937
Pietro Mascagni riceve anche la Nomina di Cittadino Onorario della città di Pisa, per l’entusiasmo popolare scatenato dai risultati delle sue esibizioni al Teatro “Nuovo” (poi, “Verdi”), oltre all’impegno abbondate nella diffusione della cultura musicale.
Opere scelte:
Opere teatrali:
. Cavalleria rusticana (17 maggio 1890, Teatro Costanzi, Roma)
. L’amico Fritz (31 ottobre 1891, Teatro Costanzi, Roma)
. I Rantzau (10 novembre 1892, Teatro La Pergola, Firenze)
. Guglielmo Ratcliff (16 febbraio 1895, Teatro alla Scala, Milano)
. Silvano (25 marzo 1895 Teatro alla Scala, Milano)
. Zanetto (2 marzo 1896 Liceo Musicale, Pesaro)
. Iris (22 novembre 1898 Teatro Costanzi, Roma)
. Le maschere (17 gennaio 1901 Teatro Carlo Felice, Genova – Teatro Regio, Torino – Teatro alla Scala, Milano – Teatro La Fenice, Venezia – Teatro Filarmonico, Verona – Teatro Costanzi, Roma)
. Amica (16 marzo 1905, Monte Carlo)
. Isabeau (2 giugno 1911 Teatro Coliseo, Buenos Aires)
. Parisina (15 dicembre 1913 Teatro alla Scala, Milano)
. Lodoletta (30 aprile 1917 Teatro Costanzi, Roma)
. Il piccolo Marat (2 maggio 1921 Teatro Costanzi, Roma)
. Pinotta (23 marzo 1932 Casinò, Sanremo) adattata dalla cantata “In filanda” (1881)
. Nerone (16 gennaio 1935 Teatro alla Scala, Milano) con musica scritta tra il 1890 e il 1930
Operette:
. Il re a Napoli (21 marzo 1885, Teatro Ponchielli, Cremona)
. Si (13 dicembre 1919 Teatro Quirino, Roma)
Musica sacra:
. Kyrie per tenori primi, tenori secondi, bassi e organo (1880). . Christe per tenore, baritono e organo (1880). . Messa per tenore, baritono, basso e orchestra, in collaborazione con S. Barbini (1880). . Kyrie, larghetto in fa maggiore per tenori primi, tenori secondi, bassi, organo e orchestra (1880). . Ave Maria per canto e pianoforte, parole di D. Capellina (1880). . In nativitate Domini (1881). . Salve Regina per soprano, tenore e baritono (1881). . In epiphania Domini per canto e organo (1882). . Sinfonia religiosa (1883). . Introibo, Alleluja, Sanctus (1883). . Messa di Requiem (1887). . Messa di Gloria in fa maggiore per soli, coro e orchestra (1888). . Invocazione alla Madonna, parole di G. Targioni-Tozzetti (1932).
Musica sinfonica:
. Duolo eterno!, romanza (1878). . Elegia per soprano, violino e pianoforte (1879). . Sinfonia in do minore (1879). . Melodia per violino (1880). . Minuetto in do per quintetto a corda (1880). . Leggenda per tenore (1880). . Sinfonia in fa maggiore, per pianoforte a quattro mani e trascrizione orchestrale (1880). . In filanda, cantata per soli, coro e orchestra, parole di A. Soflredini (1881). . Romanza per tenore, violino, armonium e pianoforte, parole di F. Romani (1881). . Strofe a coro (1881). . Novellina per pianoforte (1881). . La pensosa, coro (1882). . Alla gioja, cantata per soli, coro e orchestra sull’ode di SchiIler, trad. di A. Maffei (1882). . Mottetto in modo dorio per voce e organo (1882). . Il canto dell’agricoltore per pianoforte (1882). . Canzone militare per flauto, violino, pianoforte e violoncello (1882). . Canzone popolare (1882). . Canzone amorosa per flauto, violino, violoncello e pianoforte (1882). . Melodia per violoncello (1882). . Coro nuziale a due voci con «a solo» (1882). . La tua stella, melodia per canto, parole di E. Fiorentino (1882). . La stella di Garibaldi, stornello per canto in chiave di sol e pianoforte, parole di Porfirio (E. Cappelli) (1882). . Alla luna, romanza, parole di A. CipoIlini (1882). . Pena d’amore, romanza, parole di A Ghislanzoni (1883). . Serenata, parole di Porfirio (E. Cappelli) (1883). . Sulla riva, romanza per canto e pianoforte (1883). . Sulle rive di Chiaia, per pianoforte (1883). . Canzonetta per coro (1883). . Elegia per orchestra in morte di R Wagner (1883). . Leggenda (1883). . M’ama…non m’ama, scherzo per canto e pianoforte (1884). . Ballata per canto con accompagnamento di orchestra piena (1884). . Il re a Napoli, romanza per tenore e orchestra, parole di A. Maffei (1884). . Motivo di danza popolare (1885). . Romanzina francese (1886). . Sulle gioie d’amor, romanza (1886). . Va’ mio povero sospir, romanza (1886). . Una croce in camposanto, romanza (1886). . Valzer per quartetto (1887). . Polka di Titania, scherzo musicale (1888). . Sorriso di fanciulla, romanza (1889). . Marcia militare (1889). . Danza boema (1889). . Messaggio d’amore, romanza, parole di Ildovaldo (AG. Petri) (1890). . Rosa, romanza, parole di RE. Pagliara (1890). . Risveglio, abbozzo, parole di G.E. Ducati (1890). . Inno per l’esposizione di Palermo, per tenore, coro a sette voci e orchestra; testo di anonimo (1890). . Scherzo, per canto e pianoforte (1890). . Pifferata di Natale (1890). . Allora ed ora, romanza, parole di V. Valle (1891). . Sintomi d’amore, romanza per canto e pianoforte, parole di G. Ferrozzi (1891). . Danza esotica per orchestra (1891). . Savoia, inno (1891). . L’addio di Palamidone, strofette satiriche su testo di Mascagni indirizzate a G. Giolitti (1894). . Serenata per canto e pianoforte, parole di L. Stecchetti (1894). . Sera d’ottobre, lirica, da Myricae di G. Pascoli (1894). . A Giacomo Leopardi, poema per orchestra e voce di soprano su testi leopardiani (1898). . Inno ad Adelaide Cairoli per coro con soli (1899). . Tema di andante (1899). . Gavotta delle bambole, per orchestra (1900). . Corda fratres, inno goliardico, parole di G. Pascoli (1900). . Incidental music from «The Eternal City», by Hall Caine (1902). . New World processional, marcia trionfale (1904). . Pastorale (1905). . Ascoltiamo, romanza per canto e pianoforte, parole di G. Menasci (1906). . Spes ultima, romanza per canto e pianoforte, parole di G. Menasci (1906). . Stornelli marini per canto e pianoforte, parole di G. Menasci (1906). . La prima bagnante, frammento (1908). . La luna, ballata per canto e pianoforte, parole di G. Menasci (1913). . Il coro dei fanti per sole voci (1915-18). . La ballata di maggio, per voce e strumenti (1917). . Guardando la Santa Teresa del Bernini, nota anche come «visione lirica» (1923). . Il canto del lavoro, per coro e orchestra, testo di Edmondo Rossoni e Libero Bovio (1928 al Teatro San Carlo di Napoli). . Danza dei Gianduiotti e Giacomette per l’azione coreografica Fiori del Brabante di Giovacchino Forzano, con musiche di autori vari (1930). . O Roma felix, per voce e organo (1943) . Serenatella per mandolino e pianoforte
– Da non dimenticare l’interessante esperimento di “The Eternal City”, una specie di suite sinfonica, basata sulle musiche di scena del dramma omonimo, sull’esempio degli analoghi lavori di Luigi Mancinelli (Cleopatra, Messalina).
Musica per film:
“Rapsodia satanica” (1915) – Mascagni è uno dei primi compositori italiani di professione a scrivere una colonna sonora per un film.
“La canzone del sole”, regia di Max Neufeld (1934).
Curiosità:
. La canzone “Mascagni” eseguita da Andrea Bocelli riprende il tema dell’ “Intermezzo” di “Cavalleria rusticana”. . Subito dopo la prima dell’ “Iris”, Verdi scrisse a Mascagni: «Lei è l’unico che può tenere ancora alta la bandiera della nostra arte». . Dopo aver ascoltato per la prima volta la “Cavalleria rusticana”, Verdi commentò: «Non è mica vero che la tradizione della melodia italiana sia finita!». . Nel film “Il padrino – Parte III”, la “Cavalleria rusticana” di Pietro Mascagni fa da musica di sottofondo nella scena finale. . L’Alitalia gli dedicò un suo McDonnel Douglas MD-11, di marche I-DUPB, consegnato alla compagnia il 30 Marzo del 1993.
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Pietro Mascagni: https://it.wikipedia.org/wiki/File:Pietro_Mascagni_2.jpg
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CAVALLERIA RUSTICANA:
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. FILM COMPLETO con regìa di Franco Zeffirelli: https://youtu.be/arqnoxvtzZ4
Direttore d’Orchestra: Georges Prêtre.
. L’AMICO FRITZ, INTERMEZZO: https://youtu.be/oHOBZ4TtAGE Direttore d’Orchestra: Herbert von Karajan
. IRIS, INNO DEL SOLE”: https://youtu.be/ZQKfnNwmTiY
Gustav Mahler nasce a Kaliště (Kaluscht, Ungheria austriaca) il 7 luglio 1860 e muore a Vienna il 18 maggio 1911.
E’ un compositore e direttore d’orchestra austriaco.
Nasce da famiglia ebraica e, fin da giovanissimo è fortemente predisposto verso la Musica, cosa che gli permette di entrare al Conservatorio di Vienna, diplomandosi, in soli tre anni.
Due anni dopo, è Direttore del “Teatro dell’ Opera” di Vienna che, in dieci anni, diventa una cima altissima nel mondo musicale.
È un grande compositore, ma la Direzione Orchestrale è il suo impegno primario.
Compone sinfonie e lieder e, fra le sue sinfonie, è famosa la “Tragica” (n. 6) ritenuta “la sinfonia dalla durata più lunga”: 1 ora e 21 minuti.
Arnold Schoenberg e Anton Webern dirigono suoi lavori, esaltandolo.
Shostakovich, Britten e Leonard Bernstein lo ammirano grandemente.
Fra i suoi amici, sono i compositori Hugo Wolf e Anton Bruckner, ma inizia con la direzione orchestrale verso l’Operetta, proseguendo poi con l’Opera: “Il Trovatore” di Verdi, “Carmen” di Bizet, “Il Franco cacciatore” di Weber.
Viene chiamato a Lipsia per sostituire Arthur Nikisch nella Saga Volsunga de “L’anello del Nibelungo” di Richard Wagner, conseguendo enorme successo.
Dirige “I tre pintos” di Weber, “Il Barbiere di Baghdad” di Cornelius, “Don Giovanni” di Mozart, “Tristano e Isotta”-“Tannhaueser”-“Sigfrido” di Wagner, “Eugenio Onieghin” (alla presenza dell’autore, Ciaikovskij), “Djamileh” di Bizet, “L’Africana” e “Il Profeta” di Meyerbeer, “La sposa venduta” di Smetana, “Falstaff” di Verdi, “Haensel e Gretel” di Humperdinck, la “Nona Sinfonia di Beethoven”, …
Il suo stile e il suo spirito di tipo ebraico sono presenti nella sua musica e, fra i personaggi di sua conoscenza, a Vienna (centro fortemente culturale dell’epoca), ci sono Klimt e Schiele.
Fra l’altro, la moglie Alma è musicista e compositrice, ma Mahler le proibisce di comporre e, delle due figlie (Maria Anna e Anna) la prima muore all’età di quattro anni per difterite, a differenza della seconda che supera (diventando scultrice) e decede ad 84 anni. Sofferente di endocardite maligna, il 18 maggio 1911, Mahler decede nel sanatorio di Loew, a Vienna, non terminando la sua “Decima Sinfonia”.
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GUSTAV MAHLER nel 1907: https://it.wikipedia.org/wiki/File:Mahler_by_N%C3%A4hr_04_(cropped).jpg
Gustav Albert Lortzing nasce a Berlino il 23 ottobre 1801 e muore a Berlino il 21 gennaio 1851.
E’ un compositore tedesco.
Personaggio dalla vita errabonda, è autodidatta ed è attore drammatico, cantante, strumentista e direttore d’orchestra in alcune città tedesche e austriache.
Buon compositore di opere teatrali, in particolare di quelle comiche, fra queste troviamo il suo capolavoro “Zar und Zimmermann” (rappresentata nel 1837). I suoi Singspiele (tra cui “Andreas Hofer” del 1832) sono sull’esempio mozartiano, dove dimostrano le sue inclinazioni patriottiche.
Una certa rilevanza l’hanno i suoi sforzi per produrre un’ “Opera Nazionale Tedesca” che, poi, si affermerà nell’ “Opera Romantica” e nel “Grand Opéra”: lavori che coinvolgono anche Weber e Mendelssohn.
Altre opere dai titoli importanti e da ricordare sono: “Die beiden Schützen” (1837), “Der Wildschütz” (1842), “Undine” (1845) e “Die Opernprobe” (1851).
Opere liriche:
Sono elencate segnalando il genere, gli atti, il numero di catalogo, il librettista e il luogo e la data della prima esecuzione: . Ali Pascha von Janina or Die Franzosen in Albanien . Singspiel, 1 atto, LoWV9 (1º febbraio 1828, Münster, Stadttheater) . Der Pole und sein Kind or Der Feldwebel vom IV. Regiment . Vaudeville, 1 atto, LOWV25 (11 ottobre 1832, Osnabrück) . Der Weihnachtsabend . Vaudeville, 1 atto, LoWV26 (21 febbraio 1832, Münster) . Die beiden Schützen opera buffa, 3 atti, LoWV35, da Die beiden Grenadiere di Gustav Cords (20 marzo 1837, Lipsia) . Zar und Zimmermann (Die beiden Peter) opera buffa, 3 atti, LoWV38 (22 dicembre 1837 Lipsia), da Mélesville, Jean-Toussaint Merle e Eugène Cantiran de Boirie: Le Bourgmestre de Sardam ou Les deux Pierres . Die Schatzkammer des Ynka opera seria, LoWV36, (1839, luogo sconosciuto) . Caramo oder Das Fischerstechen opera buffa 4 atti LoWV41, Albert Lortzing, dall’opera di Eugène Prosper Prévost Cosimo (20 settembre 1839, Lipsia) . Hans Sachs opera buffa, 3 atti, LoWV43, Albert Lortzing, Philipp Reger e Philipp Jakob Düringer, dal dramma omonimo di Johann Ludwig Franz Deinhardstein (23 giugno 1840, Lipsia) . Casanova opera buffa 3 atti, LoWV50, Albert Lortzing, dal dramma di Varin Etienne Arago e Desverges: Casanova in Fort Saint-André (31 dicembre 1841, Lipsia) . Der Wildschütz oder Die Stimme der Natur opera buffa, 3 atti, LoWV58, Albert Lortzing, dall’opera di August von Kotzebue Der Rehbock (31 dicembre 1842, Lipsia) . Undine Romantische Zauberoper, 4 atti, LoWV64, Albert Lortzing, da Undine di Friedrich de la Motte Fouqué (21 aprile 1845 Magdburg) . Der Waffenschmied opera buffa 3 atti LoWV66, Albert Lortzing, da Friedrich Wilheim von Ziegler Liebhaber (successo il 20 maggio 1846 Theater an der Wien, Vienna) . Zum Großadmiral opera buffa 3 atti LoWV74, Albert Lortzing, da Alexandre Duval, La jeunesse de Henri V (13 dicembre 1847, Lipsia) . Rolands Knappen oder Das ersehnte Glück Romantische Oper, 3 atti, LoWV85, Albert Lortzing, Georg Meisinger e Carl Haffner, da Johann Karl August Musäus Rolands Knappen (25 maggio 1849, Lipsia) . Die Opernprobe oder Die vornehmen Dilettanten opera buffa, 1 atto, LoWV91, Albert Lortzing, da J.F. Jünger: Die Komödie aus dem Stegreif (20 gennaio 1851, Francoforte) . Andreas Hofer Singspiel 1 atto LoWV27, Albert Lortzing, basata sulla tragedia di Karl Immermann Trauerspiel in Tirol (14 aprile 1887, Magonza, Stadttheater) . Regina oder Die Marodeure . Revolutionsoper, 3 atti, LoWV83, Albert Lortzing (21 marzo 1899 Berlino)
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GUSTAV ALBERT LORTZING: https://it.wikipedia.org/wiki/File:A_Duncan_nach_JH_Schramm_-_Albert_Lortzing_(Stahlstich).jpg
Franz Liszt (in ungherese Liszt Ferenc, in tedesco anche Franz von Liszt) nasce a Raiding il 22 ottobre 1811 e muore a Bayreuth, 31 luglio 1886.
E’ un Compositore, Pianista, Direttore d’Orchestra e Organista ungherese del periodo romantico ed è uno dei più grandi virtuosi del pianoforte di tutti i tempi; a lui si deve l’invenzione della forma concertistica del recital-pianistico.
I suoi genitori sono Adam Liszt e Maria Anna Lager. Il padre è un funzionario al servizio del Principe Nicola II Esterhazy ed è musicista e cantante dilettante. Negli anni alla Corte Esterhazy, ha modo di conoscere Franz Joseph Haydn e Johann Nepomuk Hummel.
Il padre di Franz Liszt avvia il figlio allo studio della Musica che dimostra un precoce talento musicale: all’età di undici anni, Liszt viene trasferito a Vienna con la famiglia, dove studia Composizione con Antonio Salieri e Pianoforte con Czerny.
1822: a Parigi, studia Teoria e Composizione con Ferdinando Paër ma, al Conservatorio, Luigi Cherubini non lo accetta perché gli studenti stranieri non sono ammessi. Ma, mentre è a Parigi, esordisce con l’opera lirica “Don Sanche”, ma senza successo e, comunque, a Parigi, inizia una fortunatissima carriera concertistica che lo porta ad esibirsi in tutt’Europa.
1825: già conosciuto come Pianista, suona a Londra, alla presenza di Re Giorgio IV.
1826: è in tournée in Francia e in Svizzera, ma prosegue gli studi con Reicha.
1827: muore il padre, per cui Liszt interrompe il lavoro concertistico e si stabilisce a Parigi, dove intraprende l’insegnamento.
1830: assiste alla prima esecuzione della “Sinfonia Fantastica” di Hector Berlioz. Lì, conosce Felix Mendelssohn e Fryderyk Chopin.
1832: presenzia ad un concerto di Niccolò Paganini; tale concerto lo ispira a riprendere l’attività riguardante il pianoforte e a dedicarsi allo studio approfondito dei problemi della tecnica pianistica.
1833: incontra la contessa Marie d’Agoult e l’anno seguente George Sand. In questi anni, stende i “12 Studi d’esecuzione trascendentale”, i “Grandes études de Paganini” e la trascrizione della “Sinfonia Fantastica”.
1835-1839: Liszt intraprende un lungo viaggio-fuga con Marie d’Agoult che, per Liszt, abbandona il marito e le due figlie, giungendo in Svizzera: viaggio che ispirerà a Liszt l’ “Album d’un voyageur” e il primo libro delle “Années de pèlerinage”.
Dicembre 1835: nasce Blandine, la loro prima figlia.
Liszt non trascura il suo lavoro di Pianista e torna a Parigi per difendere la sua notorietà, specialmente nei confronti di Thalberg, con cui ingaggia una sfida musicale organizzata dalla Principessa di Belgiojoso.
1837: Liszt e Marie d’Agoult sono in Italia, dove nascono i loro figli Cosima e Daniel. Il loro soggiorno si svolge, particolarmente, sul Lago di Como, a Venezia, a Milano (qui, verrà originata una polemica con il pubblico italiano, assolutamente digiuno di musica strumentale), Firenze, Roma e San Rossore.
Gli incontri e le amicizie sono molti e fruttuosi (Rossini, Bartolini, Ingres, Sainte-Beuve). Moltissime pagine musicali richiamano questa esperienza, tra le quali il secondo libro delle “Années de pèlerinage”, e molti scritti pubblicati da Liszt sono relativi a questo viaggio e alla condizione musicale dell’epoca (soprattutto le “Lettres d’un Bachelier ès Musique”). Secondo alcuni studiosi, questi articoli esternano il pensiero del musicista, ma escono da Marie d’Agoult.
Durante la sua carriera, Liszt contribuisce a diffondere la musica di molti compositori a lui contemporanei. Importanti sono state al riguardo le sue trascrizioni ed esecuzioni di musiche di Beethoven e Schubert. Legato a Fryderyk Chopin, nel 1840, incontra Robert Schumann e Richard Wagner, per lui persone stimate e fondamentali. E’ legato particolarmente a Richard Wagner di cui diventerà suocero e di cui è grandissimo sostenitore, per cui contribuisce alle sue prime affermazioni.
Con Wagner, il legame è immediato per via del volere una musica per l’avvenire, e trasforma il Liszt “pianista-idolo delle folle” in uno dei più accesi sostenitori dell’arte totale wagneriana e ne è prova la documentazione tra i due compositori.
I concerti si susseguono con rapidità in giro per il mondo.
1844: interrompe il rapporto con Marie d’Agoult e, nel 1847, a Kiev, conosce la Principessa Carolyne zu Sayn-Wittgenstein, con la quale si trasferisce in Polonia.
1848: si insedia a Weimar, dove inizia la composizione di due poemi sinfonici: “Les préludes”e “Ce qu’on entend sur la montagne”.
A Weimar, è l’insegnante di Musica di Hans von Bülow, Emil von Sauer, Wendelin Weißheimer, Carl Tausig, Franz Bendel, Peter Cornelius, Hans von Bronsart, August Stradal, Karl Klindworth, Conrad Ansorge, Julius Reubke, Adele aus der Ohe, Rudolph Viole, Josef Weiß, Laura Rappoldi, Antal Siposs, Károly Aggházy, Eduard Lassen, Joseph Joachim e molti altri.
1849: Liszt aiuta il rivoluzionario Wagner a fuggire in Svizzera, durante la rivolta di Dresda; e, comunque, in questi anni, la creatività è molto intensa.
Fra i suoi tanti capolavori, nascono “Mazeppa”, la “Sonata”, i due “concerti per pianoforte ed orchestra”, il “Totentanz” e centinaia di pezzi pianistici.
1861: durante un viaggio a Parigi, suona per Napoleone III e conosce Georges Bizet. Idem, 1861: a Roma, non può sposare la zu Sayn-Wittgenstein perché alla principessa non viene riconosciuta la nullità del precedente matrimonio. Però, in questo periodo, tuttavia un forte impulso religioso inizia ad impadronirsi di Liszt.
1862: compone il “Cantico del sol” di San Francesco d’Assisi; nello stesso anno muore la primogenita Blandine e, in crisi spirituale, decide di entrare nel Monastero della “Madonna del Rosario” di Roma in quanto “solo la fede può essergli di vero conforto”.
1865: la figlia Cosima e Wagner hanno una figlia, Isolde, cui seguono nel 1867: Eva e, nel 1869: Siegfried. Tutto ciò mina i rapporti fra Liszt e Wagner.
1864: scrive “La Notte”, in memoria di Blandine.
1865: diviene accolito della Chiesa cattolica e, in Vaticano, riceve la tonsura e gli Ordini Minori e, da quel momento, spesso, è indicato attraverso il suo titolo puramente onorifico di “Abbé Liszt” (pari all’italiano “Padre” o “Don”). E’ terziario francescano e canonico nella Cattedrale di Albano Laziale (Roma).
Liszt si rivolge sempre più verso le composizioni sacre, per cui compone la “Missa Choralis” e il “Christus”. Nell’ultimo periodo di vita, Liszt lavora assiduamente come compositore e organizzatore di eventi musicali a Weimar e a Lipsia insieme al pianista russo Alexander Ilyich Siloti.
Gradisce davvero molto la musica russa, ammira il Gruppo dei “Cinque” e conosce personalmente Aleksandr Porfir’evič Borodin che va a trovarlo due volte, a Weimar.
1886: durante il “Festival di Bayreuth” (ossia, il “Festival wagneriano” perché ideato da Wagner), Liszt si ammala gravemente di polmonite e muore il 31 luglio 1886.
In memoria di Liszt:
A Liszt sono intitolati il cratere Liszt su Mercurio, l’Aeroporto Internazionale di Budapest e l’asteroide “3910 Liszt”.
Vari dei suoi pezzi sono entrati nel repertorio della Musica Classica e sono conosciuti da un vasto pubblico; tra essi la celeberrima “Rapsodia ungherese n. 2 in Do Diesis Minore”, il “Sogno d’amore n. 3”, il “Mefisto Valzer”, la “Ballata in Si minore”, il “Concerto in Mi Bemolle Maggiore” e la “Sonata in Si Minore”.
Lo stile interpretativo di Liszt Pianista:
Pianisticamente, Franz Liszt è considerato uno dei più grandi virtuosi del 1800 e di tutti i tempi.
1827: dopo l’interruzione della carriera concertistica, a seguito della morte del padre, Liszt -spesso – si concede libertà nelle interpretazioni delle partiture < per compiacere il pubblico dei salotti parigini e le sue espressioni del viso e la sua gestualità riflettono ciò che sta suonando, tanto da essere preso in giro sovente dalla stampa del tempo >.
Repertorio:
1840-1845: Liszt gira l’Europa e i cinque brani più eseguiti sono il “Grand Galop Chromatique”, “Der Erlkönig” (da Franz Schubert: trascrizione a cura di Liszt stesso), “Réminiscences de Don Juan”, “Réminiscences de Robert le Diable” e “Réminiscences de Lucia de Lammermoor”. Tra le opere di altri compositori, si notano “Invito alla Danza” di Carl Maria von Weber, le “Mazurche” di Frédéric Chopin, studi di compositori come Ignaz Moscheles e Ferdinand Hiller, oltre ad opere maggiori di compositori come Beethoven, Weber, Hummel e, ogni tanto, anche opere di Bach, Händel e Domenico Scarlatti.
Liszt accompagna anche vari artisti o suona come solista insieme ad un’orchestra, interpretando frequentemente il “Konzertstück” di Weber, il Concerto “Imperatore” e la” Fantasia corale” di Beethoven, oltre a presentare la revisione del suo “Hexaméron, per piano e orchestra”. Oltre al “Septeto” di Hummel, il suo repertorio include il “Trio Arciduca” e la “Sonata a Kreutzer” di Beethoven, una grande selezione di brani di compositori come Gioachino Rossini, Gaetano Donizetti, ancora Beethoven e, in particolare, Schubert.
Non trovando musicisti da inserire nel programma, è il primo musicista ad eseguire un “Recital per pianoforte ‘ solista’ “. Tale termine viene inventato dalla Casa Editrice “Frederick Beale”, che lo consiglia per il Concerto di Liszt al “Hanover Square Rooms” di Londra del 9 giugno 1840, anche se Liszt, i primi concerti solistici, li tiene dal marzo 1839.
Strumenti:
1862: Liszt predilige fortemente il pianoforte “Boisselot” e lo esprime nella sua lettera a Xavier Boisselot, segnalando che, < Sebbene i tasti siano quasi consumati dalle battaglie combattute contro di loro dalla musica del passato, del presente e del futuro, non accetterò mai di cambiarlo, e ho deciso di tenerlo fino alla fine dei miei giorni, come collaboratore di lavoro privilegiato >. Tale strumento, oggi, non può più essere utilizzato e, nel 2011, su richiesta della “Klassik Stiftung Weimar”, il Pianista Paul McNulty, esperto nel ricostruire pianoforti d’epoca, realizza una copia di questo pianoforte Boisselot, che ora è in mostra accanto allo strumento di Liszt.
Liszt nella cultura di massa:
10 agosto 1936-31 gennaio 1942: in Ungheria, viene coniata ed usata una moneta da due pengő dedicata a Liszt, dove si legge il motto < LISZT FERENC A NAGY MAGYAR ZENEKÖLTO EMLÉKÉRE, 1811-1886 >, traducibile come < In memoria di Franz Liszt, il grande compositore ungherese >.
Spesso l’immagine di Liszt è stata usata per coniare monete o per emettere francobolli, in molti casi, per segnare gli anniversari di nascita o di morte.
La sua immagine viene utilizzata anche per statue o busti commemorativi in varie città d’Europa, come ad esempio Eisenstadt, Vienna, Weimar, Raiding, Bayreuth, Kalocsa, Budapest, Mecseknádasd e Kiev, tra le altre.
Oltre agli ambienti musicali, Liszt lo troviamo anche in Letteratura e nel Cinema. Ad esempio, nel racconto “Edward the Conqueror” (1953), di Roald Dahl, una donna crede che Franz Liszt si sia reincarnato nel suo gatto. Questa storia fa parte della serie televisiva “Tales of the Unexpected”, trasmessa per la prima volta nel 1979.
1986: a Utrecht, cent’anni dopo la morte del compositore, ogni tre anni, vi si svolge l’importante “Concorso Pianistico Internazionale Franz Liszt”.
L’asteroide “3910 Liszt”, scoperto il 16 settembre del 1988 da Eric Walter Elst, viene intitolato in onore del compositore ungherese.
1999: dopo quindici anni di lavoro, la Casa “Hyperion” conclude la registrazione dell’opera completa per pianoforte di Liszt, in un totale di novantaquattro CD, riunita in cinquantasette volumi. Tutti i lavori sono stati registrati dal Pianista australiano Leslie Howard.
Le sue composizioni fanno da sfondo anche ad un romanzo di Haruki Murakami, ossia “L’incolore Tazaki Tsukuru” e i suoi anni di pellegrinaggio, in particolare per “Le Mal du pays”.
Cinema, televisione e radio:
Sulla vita di Franz Liszt, sono stati girati vari film, in numerose occasioni:
. 1955: “Lola Montès”, film francese con la regia di Max Ophüls, dove appare impersonato dall’attore tedesco Will Quadflieg.
. 1960: “Estasi” (il titolo originale del film è “Song Without End”), film che si basa sulla vita del compositore ed è diretto da Charles Vidor, prima di essere sostituito a metà ripresa da George Cukor, dopo la morte del primo; l’attore Dirk Bogarde interpreta il ruolo di Liszt e l’attrice Capucine interpreta Carolyne Wittgenstein.
. 1975: la vita di Liszt è la trama del film del regista inglese Ken Russell. Il film ha, per titolo, “Lisztomania” e i personaggi vengono interpretati da Roger Daltrey, nel ruolo del compositore ungherese, e da Paul Nicholas, in quello di Richard Wagner.
Le sue composizioni sono state utilizzate come parte della colonna sonora di più di 170 film, tra cui:
. “Eyes Wide Shut”, l’ultimo film di Stanley Kubrick, in cui si riconosce “Nuages gris”.
. “Hannibal Lecter – Le origini del male”, di Peter Webber – in cui viene interpretata la trascrizione realizzata da Liszt per pianoforte del “Preludio e Fuga in la minore, BWV 543 di Bach”.
. “Fame”, di Kevin Tancharoen, il “Concerto per pianoforte e orchestra n. 1” appartiene alla colonna sonora.
Inoltre la Rapsodia ungherese n. 2 è stata utilizzata in diversi film, come:
. “The Majestic” di Frank Darabont.
. “Chi ha incastrato Roger Rabbit” di Robert Zemeckis.
. Il cortometraggio animato della serie Tom & Jerry Jerry pianista, vincitore dell’Oscar per il miglior cortometraggio d’animazione nel 1947.
. “Liebestraum n º 3” (“Sogno d’amore”) è un altro brano che è stato largamente utilizzato e può essere ascoltato in:
. I gattoni di Gregory Poirier.
. Eva contro Eva di Joseph L. Mankiewicz.
Nel Cinema, Il poema sinfonico “Les préludes che si può ascoltare in sette episodi di “Tiny Toon Adventures”.
2011: la RSI-Rete2 produce un originale radiofonico (in Italiano) dal titolo “Liszt et Marie”, il cui autore è Giorgio Appolonia, e gli interpreti principali sono Claudio Moneta, Alessia Vicardi, Adele Pellegatta per la regia di Claudio Laiso.
2013: il Pianista e Compositore Roberto Piana crea una composizione per pianoforte dal titolo “Après une lecture de Liszt”, basata su temi e frammenti di composizioni di Liszt. 23 Maggio del 2013: si tiene la “prima” assoluta del lavoro presso il “Wheaton College” (Illinois) col Pianista Antonio Pompa-Baldi che, successivamente, lo incide per l’Etichetta “TwoPianists”.
Composizioni:
. Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 . Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 . Concerto pathetique per due pianoforti . Totentanz . Album d’un voyageur . Anni di pellegrinaggio . Grandes études de Paganini da Niccolò Paganini . Mazeppa da Victor Hugo . 19 rapsodie ungheresi . 12 studi op.1 . Harmonies poétiques et religieuses (Armonie poetiche e religiose) . 3 Studi da concerto (Il Lamento, La Leggerezza, Un Sospiro) . Ab Irato (Studio da concerto) . 2 Studi da concerto (Waldesrauschen, Gnomenreigen). . Grand Concerto solo . Grand Galop Chromatique . Le Rossignol . Consolations (Consolazioni) . 12 Studi d’esecuzione trascendentale . Sonata in si minore . Variazioni su «Weinen, Klagen, Sorgen, Zagen» (Johann Sebastian Bach) . 2 Leggende (S. Francesco d’Assisi che predica agli uccelli; S. Francesco da Paola che cammina sulle acque) . Rhapsodie espagnole. Folies d’Espagne et Jota aragonesa . Arbre de Noël (Albero di Natale) . La lugubre gondola. . Mefisto valzer . Historische ungarische Bildnisse (Ritratti storici ungheresi) . Trascrizione per pianoforte solo della Danza macabra op. 40 di Camille Saint-Saëns . Grosso Pezzo da Concerto sulle Romanze senza parole di Felix Mendelssohn per due pianoforti. . Sinfonie di Beethoven (Liszt)
Poemi sinfonici:
. Poema sinfonico n. 1: Ce qu’on entend sur la montagne (Quel che si ascolta sulla montagna; da Victor Hugo) . Poema sinfonico n. 2: Tasso. Lamento e trionfo (da Byron) . Poema sinfonico n. 3: Les préludes (da Alphonse de Lamartine) . Poema sinfonico n. 4: Orpheus . Poema sinfonico n. 5: Prometheus . Poema sinfonico n. 6: Mazeppa (da Victor Hugo) . Poema sinfonico n. 7: Festklänge (Suoni di festa) . Poema sinfonico n. 8: Héroïde funèbre (Lamento d’eroe) . Poema sinfonico n. 9: Hungaria . Poema sinfonico n. 10: Hamlet (da William Shakespeare) . Poema sinfonico n. 11: Hunnenschlacht (Battaglia di Unni; ispirato ad un dipinto di Wilhelm Kaulbach) . Poema sinfonico n. 12: Die Ideale (da Friedrich Schiller) . Poema sinfonico n. 13: Von der Wiege bis zum Grabe (Dalla culla alla tomba; ispirato ad un dipinto di Mihály von Zichy)
Opere sinfonico-vocali:
. Faust-Symphonie, sinfonia corale, da Johann Wolfgang von Goethe . Dante-Symphonie, sinfonia corale, da Dante Alighieri . Cantico del Sol di S. Francesco d’Assisi da S. Francesco d’Assisi . Christus dalle Sacre Scritture e dalla Liturgia Cattolica . Die Glocken des Strassburger Münsters (Le campane della Cattedrale di Strasburgo) da Henry Wadsworth Longfellow . Die Legenda der heiligen Elisabeth (La leggenda di S. Elisabetta) . Don Sanche, opera lirica in un atto, libretto Thèaulon Rancè 1825 diretta da Rodolphe Kreutzer con Adolphe Nourrit all’Académie Royale de Musique di Parigi (la marcia di quest’opera è stata utilizzata dal compositore Francisco Manuel da Silva per l’Inno nazionale del Brasile)
. Missa solemnis zur Einweilhung der Basilika in Gran (Messa solenne per la consacrazione della basilica di Gran) . Requiem R488, per doppio coro maschile e orchestra . Ungarische Krönungs-Messe (Messa ungherese per l’incoronazione) . Via crucis per soli, coro e organo (o pianoforte)
Musica da camera:
. Zwei Waltzer, per violino e pianoforte . Duo (Sonata) – Sur des thèmes polonais, per violino e pianoforte . Grand duo concertant sur la Romance de M.Lafont Le Marin, per violino e pianoforte . Epithalam zu Eduard. Reményis Vermählungsfeier, per violino e pianoforte . Am Grabe Richard Wagner, per arpa e archi
Discografia:
. Poemi sinfonici completi (London Philharmonic Orchestra, Bernard Haitink (direttore), Decca, 4 CD, 2010) . 3 Sonetti del Petrarca, Lieder (Cyprien Katsaris (pianoforte), Margaret Price (cantante) Apex, CD, 2011) . Poemi sinfonici, Sinfonia Dante, Due leggende (BBC Philharmonic Orchestra, Gianandrea Noseda (direttore), Chandos, CD, 2009) . Liszt. My piano Hero (Wiener Philharmoniker, Valery Gergiev (direttore), Lang Lang (pianoforte), Sony Classical, 2 Vinile LP, 2011) . The complete piano music (Leslie Howard (pianoforte), Hyperion, 99 CD, 2011) . Venezia e Napoli – piano works – (Costantino Catena (pianoforte), Camerata Tokyo, 2CD, 2012) . Duo Sonata. Complete works for violin and piano (Mauro Tortorelli (violino), Costantino Catena (pianoforte), Camerata Tokyo, 2CD, 2011) . Studi di esecuzione trascendentale. Trascrizioni da opere (Michele Campanella (pianoforte), Brilliant Classics, 6 CD, 2011) . Rapsodie ungheresi (Artur Pizarro (pianoforte), Brilliant Classics, CD, 2008) . Gli ultimi capolavori (Michele Campanella (pianoforte), Brilliant Classics, CD, 2011) . Sonata in si minore, trascrizioni da Schubert e Schumann (Anna Kravtchenko (pianoforte), Universal Classic, CD, 2009) . The Liszt recordings (Krystian Zimerman (pianoforte), Deutsche Grammophon Gesellschaft, 2 CD, 2011) . Concerti per pianoforte e orchestra nn. 1 e 2, Les Préludes (Wiener Philharmoniker, Wiener Symphoniker, Carlo Maria Giulini (direttore), Giuseppe Sinopoli (direttore), Lazar Berman (pianoforte) Deutsche Grammophon Gesellschaft, CD, 2012) . Riko Fukuda, Tomias Koch. Chopin, Mendelssohn, Moscheles, Hiller, Liszt. Grand duo Œuvres pour duo de pianofortes. Pianoforti Graf 1830, 1845. . Pascal Mantin. Franz Liszt. “Un Sospiro”. Pianoforte Erard (UT3-Records, CD, 2007) . Michele Campanella. “Franz Liszt: Sonata in si minore, Fünf klavierstücke, Deux Legends, Ballade no 2”. Pianoforte Bechstein appartenuto a Liszt (Odradek Records, CD, 2017). . Michele Campanella. “Franz Liszt: Années de Pèlerinage (opera completa)”. Pianoforte Bechstein appartenuto a Liszt (Odradek Records, CD, 2020).
Onorificenze:
Cavaliere dell’Ordine Pour le Mérite (Impero tedesco) – nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell’Ordine Pour le Mérite (Impero tedesco) — 31 maggio 1842 Medaglia dell’Ordine di Massimiliano per le Scienze e le Arti (Regno di Baviera) – nastrino per uniforme ordinaria Medaglia dell’Ordine di Massimiliano per le Scienze e le Arti (Regno di Baviera) — 1884 Cavaliere dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme (Santa Sede) – nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme (Santa Sede)